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Articolo inserito in data 19/08/2011 20:56:25
Libri: recensioni
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DINO BUZZATI - "Il deserto dei tartari"

Dino Buzzati

"Il deserto dei tartari"

E' un bellissimo romanzo semplice e geniale, profondo, capace di indurre alla riflessione il lettore attento che lentamente viene condotto nel mondo immobile, assurdo del protagonista  e finisce per capire, grazie all'elaborazione dell'evidente metafora, quanto lo stesso possa risultare simile a quello reale. Vivere una non-vita attendendo un evento ritenuto fondamentale, crogiolandosi per pigrizia, o immaturità,  o paura, o altro, in comode e insulse consuetudini, contando, illudendosi, sulla disponibilità di un tempo apparentemente lunghissimo e clemente, evitando così di prendere decisioni che potrebbero restituire un giusto senso alla vita stessa, è un rischio che soprattutto oggi corre ognuno di noi.

La fortezza Bastiani si erge in un luogo sperduto di montagna a presidio di un confine dimenticato da tutti: a sud c'è la lunga valle disabitata che occorre risalire per raggiungerla, a nord il misterioso territorio nemico chiamato deserto dei Tartari perché in un lontano passato, ma forse è solo una leggenda, da lì passarono le orde di invasori, un immenso piano sterile e desolato circondato da vette imponenti, affascinante, ma pietrificato, senza tempo, in fondo inutile.
I numerosi soldati che vi abitano svolgono con zelo ogni mansione, i gesti e le azioni sono ripetitive, le giornate praticamente uguali e crea un diversivo, solo apparente perché poi in realtà risultano uguali gli anni, il brusco mutare delle stagioni in una zona di alta montagna; li anima una sola speranza, che è diventata la sola ragione della loro esistenza: l'attacco da parte del nemico, che neppure si vede, per poterlo combattere. La fortezza ipnotizza quasi tutti i suoi occupanti, li tranquillizza con la propria immobilità, con le certe consuetudini che impone, e li induce a restare per sempre, attendendo.

Un giorno arriva il giovane tenente Giovanni Drogo, di prima nomina, convinto di ripartire dopo poco; sa di avere l'intera vita davanti a sé, è sicuro, determinato, e accetta di rimandare di qualche mese il trasferimento. Gli anni passano, la vita marziale, tranquilla e abitudinaria avvolge in una spira il protagonista che comprende la contraddizione di base della propria scelta, ma ugualmente si fa ammaliare ritrovandosi a scrutare in ogni momento disponibile il deserto dei Tartari nella speranza di scorgervi un movimento sospetto, anche solo un movimento.
Non lo scuotono i pochi episodi drammatici che avvengono, la morte del soldato, ucciso per dovere da una sentinella, che aveva provato a recuperare un cavallo misteriosamente apparso nella pianura, quella eroica e vana dell'amico Angustina durante una missione per segnare un confine; non mutano le sue decisioni i giorni trascorsi in licenza in città, dove oramai è solamente un estraneo che attende il ritorno alla fortezza.
Al contrario attirano totalmente la sua attenzione le rarissime presenze individuate nel deserto.

Gli anni diventano decenni: viene più volte diminuito il numero di militari assegnati alla guarnigione ritenuta superata e superflua, Drogo si ammala gravemente e capisce di aver sciupato inutilmente tutto il tempo su cui poteva contare. Succede però ciò che nessuno più si aspetta: i lentissimi e incomprensibili lavori iniziati 15 anni prima dal nemico nel lato opposto del deserto erano in realtà finalizzati alla costruzione di una strada per poterlo attraversare più velocemente, per poter spostare con più efficienza le proprie truppe, sta quindi per scoppiare la tanto agognata guerra. E' tuttavia troppo tardi per il protagonista: relativamente anziano, ma con la salute compromessa...

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