Home

gianlucacarboni.it


° Speleologia
° Alpinismo
° Arrampicata
° Escursionismo
° Torrentismo
° Turismo culturale
° Musica


 
stampa questa pagina web | . 1312473
 
Articolo inserito in data 15/09/2011 14:19:42
Grotte in Emilia Romagna
letto 2278 volte in 3076 giorni (0,74)
GROTTA ROSA SAVIOTTI - 12 settembre 2011

Grotta Rosa Saviotti (Ravenna)

coordinate ED50: N 44°13'36,3" - E 11°45'39,9"
quota:                  260m slm

Provenendo da Faenza si arriva a Brisighella e, subito dopo la stazione ferroviaria, si prende a destra la diramazione per Riolo Terme e Zattaglia (indicazioni), la stessa che rasenta la rocca. Si raggiunge il panoramico crinale e si parcheggia nel terzo evidente spiazzo a destra (a 2,3 km dall'incrocio). Nell'altro lato della strada un ripido dosso erboso nasconde la boscosa dolina nel cui fondo, alla base di una parete di gesso e dietro a un masso si trova l'angusto ingresso della grotta: si sale sulla riva e la si segue per pochi metri a sinistra fino a individuare la traccia a destra che fra la fitta vegetazione permette di scendervi.

La Rosa Saviotti è certamente interessante, ha rilevanti dimensioni (lo sviluppo si avvicina al chilometro) ed è collegata all'abisso Acquaviva e idrologicamente alla grotta Giovanni Leoncavallo. Una visita al suo interno che preveda il raggiungimento del sifone terminale non è semplice perché si svolge in un ambiente ipogeo che presenta tutte le problematiche caratteristiche delle cavità della vena Romagnola del Gesso: strettorie, passaggi su terreno scivoloso, su roccia friabile, a volte aerei, e, soprattutto dopo il Trivio, una marea di fango appiccicoso.

- Entriamo in quello che pare un tombino e subito strisciamo per superare una prima facile strettoia; il gradino che segue, affrontabile in libera, ci porta in un'ampia galleria in forte discesa. Procediamo senza grossi problemi e subito ci accorgiamo di essere in un meandro le cui dimensioni tendono a calare permettendo però sempre una comoda progressione. Raggiungiamo l'orlo di un pozzetto (P5) attrezzato come gli altri di questa prima parte della grotta con corda fissa per permettere quella che oramai è diventata un'escursione speleologica classica della zona, la traversata Acquaviva-Rosa Saviotti.

- Poco più avanti una curva a sinistra annuncia un antipatico cunicolo: questo è il punto oltre il quale fino al 1994 era impossibile procedere; fu il gruppo di Faenza ad attaccare tenacemente il pertugio a volte allagato nel quale era forte la corrente d'aria, a disostruirlo e a renderlo transitabile. Ora è un budello dove ci si muove abbastanza agevolmente, non difficile, reso fastidioso solo da una curva a 90° e subito dopo da un singolo passaggio più stretto in cui occorre strisciare tenendosi a 20/30 cm dalla base... in ogni caso vi passa senza troppo penare anche chi come me supera il metro e ottanta e si avvicina agli 80 kg, o chi spinge avanti un sacco con corde, chiodi, moschettoni, trapano e punte...

- Ci rialziamo in piedi e subito incontriamo il secondo pozzo (P8, corda fissa). Continuiamo nel meandro fino a un gradino da risalire (corda fissa); alla sua base, a destra, si apre un piccolo ingresso che permette letteralmente di stendersi nel ramo attivo Zuppa e Pan Bagnato, un micidiale cunicolo lungo oltre 100 metri a detta di chi lo conosce piuttosto impegnativo, col passaggio Acquafresh molto basso e semi-allagato e vari altri punti notevolmente stretti, in cui scorre l'acqua proveniente dall'Acquaviva e da questo primo tratto della Rosa Saviotti. In fondo, dove finalmente l'ambiente diventa più "umano", il torrentello riceve da destra il contributo di un misterioso, piccolo affluente prima di perdersi in una fessurotta non transitabile; riapparirà sbucando da un meandrino pochi metri prima del sifone terminale della grotta. La curiosità mi ha spinto ad infilarmi in "Zuppa e Pan Bagnato", ma presto l'istinto di sopravvivenza mi ha portato a desistere... senza rimpianti!

- Nella condotta principale si va ora in salita; ci stacchiamo pian piano dalla sua base che ha la forma di un elegante, sinuoso, minuscolo meandro e arriviamo di fronte a una parete concrezionata lungo la quale scende una corda fissa (R10). Questo pozzo a gradoni lascia a metà una zona più ampia denominata la Fangaia e permette di raggiungere un Trivio: il punto è molto caratteristico visto che ci troviamo su un enorme masso incastrato e sospeso con due traversi armati in parete che in direzione opposta mirano entrambi grandi aperture distanti da noi qualche metro. Quella a sud (a sinistra guardando la parete risalita) è la porta d'accesso al ramo di collegamento con l'abisso Acquaviva (ne parlerò in una prossima relazione in cui descriverò la traversata Acquaviva-Rosa Saviotti), mentre quella a nord, verso la quale ci muoviamo, introduce in un settore differente della grotta, articolato, inizialmente fossile, a tratti esteticamente piacevole, ma sempre più fangoso man mano che si procede verso il fondo.

- Alcune belle concrezioni (interessanti le piccole eccentriche) precedono una camera a sinistra; il meandro tende a ridurre le proprie dimensioni rendendo la  nostra progressione più lenta, ma mai difficoltosa. Un gradino con qualche buona maniglia e uno scivolo fangoso (corda fissa utile per il ritorno) ci consentono di scendere nella sala Concrezionata caratterizzata da una grande, spettacolare colata. Fra la prima sala e questa si trovano in alto, raggiungibili con risalite, il ramo dei Santi Bevitori e le Alte Vie, che potrebbero avvicinarsi considerevolmente alla superficie esterna (in uno gli esploratori faentini trovarono cocci) e nei quali varrebbe quindi la pena, forse, di curiosare con attenzione.

- Passiamo sul lato della colata e la teniamo a sinistra per infilarci in un bucanotto, superiamo un paio di punti fastidiosi e ritroviamo il meandro che qui appare come una tetra frattura; ci accorgiamo che è possibile percorrerlo sia restando sulla base che alzandoci: nel primo caso si va in discesa verso il facile cunicolo e la camera che precedono la strettoia Vai, Marcy, un impegnativo budello di qualche metro non consigliabile a speleologi troppo "ingombranti" o come me poco propensi a sentirsi a lungo compressi dalla roccia; nel secondo ci si muove 6 o 7 metri più in alto superando 3 sprofondamenti aperti sull'ambiente sottostante e un breve tratto orribilmente fangoso prima di calarsi nel brutto pozzo (P7) che riporta sulla base del meandro appena a valle della strettoria.

- Fortunatamente Teo e Bicio, alias Fred e Barney, hanno oggi uno scopo da perseguire nell'ambito di un loro ambizioso progetto (vedi sotto) e mi hanno portato fin quaggiù per supportarli nella sistemazione di corde fisse atte a garantire la sicurezza nell'attraversamento degli sprofondamenti del passaggio alto (solo nel terzo era assolutamente necessaria), per cui eviterò di cimentarmi, con prevedibili esiti deprimenti, nell'insidiosa "Vai, Marcy".

- Svolto diligentemente il compito scendiamo nel pozzo (al momento vi sono quindi corde fisse in questo settore della grotta) e proseguiamo lungo il meandro verso valle. Un grosso masso ci obbliga a un'ultima, elementare "scivolata", poi il fango lascia il posto all'acqua corrente del torrentello, a ciottoli e sabbia, e dopo l'arrivo da destra di un affluente (è quello che scompare in fondo a "Zuppa e Pan Bagnato") ci fermiamo di fronte al breve cunicolotto in cui si trova il sifone terminale.

I lavori di Teo e Bicio fra Leoncavallo e Rosa Saviotti

L'acqua che entra nell'abisso Acquaviva passa alla grotta Rosa Saviotti, poi alla grotta Giovanni Leoncavallo, transita quindi nella grotta di Alien prima di perdersi per poco in condotte umanamente intransitabili e tornare in superficie.
Gli speleologi del gruppo di Faenza scoprirono il collegamento fra la prima e la seconda e quello fra la terza e la quarta; si fermarono di fronte al sifone in cui entra l'acqua della Rosa Saviotti e al cunicolo dal quale la stessa sbuca nel Leoncavallo.
Un po' di tempo fa Teo organizzò e diresse la riapertura dell'ingresso del Leoncavallo sepolto in precedenza dal proprietario del terreno, poi col puntuale e prezioso aiuto di Bicio e quello più saltuario di altri speleologi del gruppo di Forlì iniziò a scavare nel cunicolo in questione; disostruirono e avanzarono per una decina di metri fino a trovare un sifone, probabilmente lo stesso col quale al momento si chiude la Rosa Saviotti. Con petardi e Arva provarono a valutare la sua dimensione, la distanza cioè che si presuppone separi le parti umanamente percorribili della due grotte; tenteranno presto di bloccare con una dighetta l'acqua a monte (da qui la nostra escursione per portare materiale e armare i passaggi sopra alla strettoia Vai, Marcy nella Rosa Saviotti) e svuotare il sifone operando a valle nel cunicolo del Leoncavallo. Se riusciranno anche solo a comunicare e ad avere un'idea più precisa della dimensione e della forma del tratto allagato, esamineranno la fattibilità di un'intensa opera di disostruzione atta a rendere transitabile il collegamento. Si creerebbe in tal modo un complesso di quasi 2km di sviluppo e 130 metri di profondità, dando fra l'altro la possibilità di compiere alcune impegnative traversate ipogee: ingresso dall'Acquaviva o dalla Rosa Saviotti e uscita dal Leoncavallo o da Alien.
La determinazione e l'inguaribile ottimismo di Teo, la "voglia di grotta" e la capacità di condividere il sogno e il progetto di un amico che caratterizzano Bicio, la passione di entrambi per la speleologia sono pure, inimitabili, ammirevoli... in bocca al lupo, Fred e Barney...

Alcune foto sono di Fabrizio Bandini e Matteo Turci, dello Speleo Club Forlì

...

     
gianlucacarboni.it © Copyright 2008-2020      Tutti i diritti su testi e immagini sono riservati