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Articolo inserito in data 30/11/2011 09:48:42
Complesso del Corchia
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ANTRO DEL CORCHIA: rami dei Fiorentini - 27 novembre 2011

Antro del Corchia (Lucca): dodicesima puntata (tredicesima nel complesso del Corchia)

Rami dei Fiorentini: pozzo della Fangaia - pozzo delle Pisoliti - forra Tuchulcha - saletta del Pipistrello - galleria Roversi - pozzo del Tetto - galleria in Salita - sala delle Cattedrali - campo base

27/11/2011

Il complesso del Corchia ha varie facce e questa volta ci ha mostrato una delle più arcigne.
Se non altro ora è chiaro cosa ha ostacolato per anni gli esploratori (... ma quanto dovevano essere forti e determinati per insistere tanto in zone così distanti e complesse?!?) che cercavano la via di congiunzione fra i due giganti, l'antro del Corchia sotto e la buca del Cacciatore (abisso Claude Fighiera) sopra: sono poche le gallerie, le sale, i pozzi veri e propri, e ci si muove spesso in micidiali forre, lunghissime, alte 5, 10, 20 metri, sfiancanti e insidiose anche ora che in parte sono armate con corde fisse, dove certamente deve essere risultato molto difficile individuare le quote per progredire in relativa sicurezza risparmiando materiale, e a volte i pertugi in cui era possibile proseguire... il tutto in risalita, per 100, 300, 676 metri... un vero incubo che potevano affrontare e superare solo personaggi con caratteristiche fisiche, psichiche e tecniche molto superiori al normale.

Ho notato alcune cose:
- la galleria in Salita assomiglia molto a gallerie che ho percorso nell'abisso Claude Fighiera, ben differenti da quelle vastissime che abitualmente si incontrano nell'antro del Corchia;
- prima di arrivare al campo base, nella zona che precede la sala delle Cattedrali, si percepisce distintamente la corrente d'aria, quel respiro che guida e conforta chi cerca nuove vie negli ambienti ipogei;
- anche i rami laterali che ho individuato sono meandri più o meno stretti, più o meno alti, certamente impegnativi.

Vedendo di persona il tratto che va dal pozzo della Fangaia al campo base ed esaminando poi il rilievo, posso immaginare che i settori più lontani dei rami dei Fiorentini (aldilà della forra dell'Infinito, il labirinto attorno al pozzo Valanga, l'impressionante ramo dell'Odissea o quello della valle dell'Eden) proporrebbero difficoltà considerevoli a chi volesse riesaminarli perché alla particolare morfologia di cui ho parlato si aggiungerebbero probabilmente altri problemi:
- trovare e riconoscere le vie, che lassù paiono essere numerose e intricate;
- individuare i singoli passaggi;
- portare un'infinità di materiale fino al campo e riarmare da capo tutto... forse attraversamenti in quota di forre e pozzi, di certo un'infinità di risalite...
... temo che purtroppo si tratti di un'impresa superiore alle nostre possibilità...

Alcune precisazioni vanno fatte anche al riguardo del materiale che abbiamo (o non abbiamo) trovato lungo il cammino:
- nel ramo del Fiume era sparito il cordino che da sempre permetteva di affrontare in sicurezza il saltino più impegnativo per cui abbiamo lasciato uno "spezzone" noi;
- la corda fissa del pozzo delle Pisoliti mostra oramai evidenti segni di usura e andrebbe sostituita (se altri non provvederenno prima, lo faremo noi in futuro... fra un tot di mesi, però, perché è lungo il tempo necessario per dimenticare la fatica fatta lassù e decidere di tornarvi...); a fianco della prima c'è anche una corda dinamica che, ci se ne accorge quando si arriva in alto, è con un nodo attaccata ad una singola piastrina del frazionamento (potrebbe eventualmente risultare utile come assicurazone nelle operazioni di cambio della corda statica, ma non per risalire il pozzo);
- brevi tratti della forra Tuchulcha sono disarmati (3 volte che passo di là e 3 volte che la trovo in condizioni differenti!), soprattutto uno abbastanza insidioso nella parte terminale, appena prima del passaggio verso la saletta del Pipistrello;
- gli attacchi fino al campo base sono nuovi e sicuri, le corde paiono in discrete condizioni, ma a mio parere non è stata una scelta oculata quella di utilizzare per fissarle moschettoni in alluminio (mostrano piccole "infiorescenze" che un poco inquietano).

Descrizione dell'itinerario percorso:

- In una relazione precedente ho spiegato come arrivare al pozzo del Tetto.
A questo segue una brevissima discesa in una sala: a sinistra un cordino porta verso l'imbocco di un meandro, ma a noi interessa la corda che sale più a destra e che poi attraversa in quota, sempre verso destra.

- Continuando nel solito corridoio arriviamo ad una camera: ci teniamo a sinistra evitando la forra che a destra dovrebbe essere la parte iniziale del ramo del Sole, di collegamento con l'abisso Black and White. Superiamo un altro saltino, ci muoviamo nel meandro, poi risaliamo un pozzetto più alto intervallato da un terrazzo.

- Siamo nella galleria in Salita, che guadagna quota regolarmente corrodendo le nostre energie residue... comunque qui si cammina senza problemi... assomiglia molto alla galleria che nel "Fighiera" si trova a monte del salone Meinz... il gruppo si è assottigliato e temo che il campo base sia ancora distante...

- Un grosso sprofondamento a destra fiancheggia un breve e ripido scivolo attrezzato con corda fissa e mi permette di individuare sul rilievo il punto in cui ci troviamo; continuiamo a salire e tendiamo nettamente a destra prima di incontrare una goletta e fermarci davanti a un secondo sprofondamento: a sinistra, aldilà di una strettoia, notiamo la corda che ci offre la possibilità di proseguire.
Scendiamo per un paio di metri, avanziamo per poco su una larga cengia tenendo lo sprofondamento alla nostra destra e su corda lo superiamo risalendo verso una larga apertura che si trova sul lato opposto. Ancora un traverso, ancora una galleria e finalmente sbuchiamo nell'ampia sala delle Cattedrali.

- Sono sfinito, ma ho percepito distintamente una corrente d'aria fresca, l'ho sentita sul volto sudato e so di essere a due passi dalla meta, per cui mi attacco alla corda che ho visto a sinistra di una rumorosa e piacevole cascatella e affronto l'ultima parete di circa 20 metri che ancora mi separa dalla zona del campo base. In alto non so dove andare: provo a destra e presto scorgo, un paio di metri sotto di me, una spiaggetta con evidenti segni di bivacco... due sottili cuscini, un contenitore di carburo, una bottiglia d'acqua, la sigla GSF sulla roccia e una collinetta bianca a ricordo delle centinaia di ore passate in questi luoghi remoti da chi ebbe il coraggio e la forza di esplorarli... è la prima volta che un mucchio di carburo esausto non mi disturba perché in questo caso rappresenta la testimonianza storica di una grande impresa.

- Non ho voglia di curiosare a sinistra, dove prosegue la via verso il ramo dell'Odissea e la buca dei Gracchi, e dove secondo le indicazioni del rilievo dovrebbe essere il campo vero e proprio (... sono due vicini? E' stato spostato? E' una segnalazione errata?), per cui decido di scendere.

Hanno partecipato alla spedizione: Giorgio e Susanna di Terni, Teo (Fred), Max (Collina), Andrea (el Charro), io (Doc) e l'orrida sorella di Bicio (Omino Bianco o Barney), cioè Bicia (Donnina Nera...), tutti di Forlì.

Il video di Teo, realmente notevole, anche se penalizzato dalla devastante presenza dell'orribile creatura...

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