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Articolo inserito in data 15/12/2011 17:10:14
Complesso del Corchia
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ANTRO DEL CORCHIA: ramo del Fondo - 11 dicembre 2011

Antro del Corchia (Lucca): tredicesima puntata (quattordicesima nel complesso del Corchia)

Ramo del Fondo: pozzo della Gronda - pozzo a Elle - sifone - saloni Fossili - lago Marika - Grande Cascata

11/12/2011

Teoricamente dovrei essere soddisfatto: nessuno di noi (gli impagabili amici Teo, Fabio, Bicio e Andrea, ed io) era mai stato in questo ramo, lo spettacolo al quale abbiamo assistito (il fiume Vidal e le gole in cui scorre violento, le rapide, le cascate, i laghetti) è di una bellezza sconvolgente, siamo riusciti a individuare e superare passaggi non semplici senza che nessuno ci guidasse o ce li indicasse eppure... eppure ci siamo dovuti fermare a due passi dalla meta e la delusione è ora per me pari alla gioia che avrei provato guardando l'acqua sparire inghiottita dalla frana terminale, e le storiche scritte sulle pareti... tornerò presto laggiù, è inevitabile, è il solo modo per cancellare il fastidioso senso di incompletezza che mi sta amareggiando...

Sapevo che il ramo del Fondo era stato attrezzato con ancoraggi nuovi (piastrine con anello) alcuni anni fa e che ad oggi risultava armato con corde fisse... un'occasione irripetibile, troppo ghiotta per perderla... per crederci... così abbiamo provato a procurarci notizie certe:
"... no, è tutto disarmato, occorrono almeno 350 metri di corde..."
"... sì, è tutto armato, con addirittura due corde sul pozzo a Elle, serve solo quella per il pozzo della Gronda..."

Nel dubbio due settimane fa cambiammo itinerario e raggiungemmo il campo base nei rami dei Fiorentini; uscendo, alla base del pozzo Empoli, incontrammo speleologi toscani che proprio dalla zona del Fondo stavano tornando:
"... sì, abbiamo trovato tutto armato tranne la Gronda, e portato fino ai rami Fossili una montagna di corde inutili..."
Era un segno del destino...

- Eccoci sulle passerelle della "turistica": davanti a noi c'è un largo scivolo che dopo 10/12 metri scompare nel buio. Per arrivare fin qui siamo entrati dall'ingresso del Serpente, abbiamo piazzato una corda da 10 nel saltino del meandro iniziale e una 40 nel pozzo Empoli, siamo poi scesi lungo la via metallica che consente ai turisti di avere l'impressione di raggiungere il fatato centro della terra e quando questa si biforca ci siamo tenuti a destra: il pozzo della Gronda è lì vicino, a destra, enorme e affascinante, annunciato dal cupo rumore dell'acqua che scorre incessantemente e vi precipita... questo sì che è l'imbocco dell'inquietante gola impervia che ci porterà verso il centro della terra!

- Attacchiamo una corda da 60 a una trave della passerella, ci caliamo rasentando la parete destra e troviamo subito due piastrine con anello; continuiamo fino all'orlo del salto vero e proprio, sotto al quale ci sono altri due anelli, poi... spettacolare... si scende nel vuoto, in un grande ambiente, intuendo la presenza a sinistra di una cascata.
Giunti alla base diventa evidente ciò che ci aspetta: un ruscello esce da una pozza e si infila in uno splendido meandro modellato nel marmo... lo seguiamo affrontando piccoli salti, semplici traversi e passaggi più stretti che non pongono problemi, sempre nei pressi dell'acqua o appena sopra... proviamo a non bagnarci, cosa alla quale faremo nettamente meno attenzione al ritorno.

- Da una finestrella ci affacciamo su un pozzo più alto, terrazzato, nel cui tratto terminale ci caliamo a fianco di una cascata che ci sorprende per la sua bellezza... quando la incontreremo nuovamente, salendo, neppure ci renderemo conto della sua presenza perché ciò che a quel punto ci avrà già proposto il fiume Vidal nelle parti più profonde della grotta (le rapide, le cascate, il rumore e il rimbombo incessanti e assordanti...) continuerà a provocare nella nostra mente un effetto frastornante, ipnotizzante, che si attenuerà solo il giorno dopo, a casa, quando sorgerà il dubbio che questa incredibile avventura sia stata un sogno, e l'immaginazione quindi a creare un simile spettacolo... selvaggio, violento... sconcertante... meraviglioso...

- Un breve salto precede lo splendido pozzo a Elle, un grande tubo alto oltre 40 metri in cui ci caliamo nel vuoto: è emozionante osservare dall'alto le piccole luci di chi è in basso, quella di chi sta scendendo che crea un cerchio perfetto sulle pareti disegnando la regolarissima sezione orizzontale, e sentire l'eco delle voci lontane.

- Dalla base di questa meraviglia naturale inizia il tratto più fastidioso del percorso: seguiamo l'acqua tenendoci quando possibile qualche metro sopra o a lato della stessa in un meandrino che ci propone una sequenza di piccoli salti e traversi, e qualche strettoia elementare in cui è faticoso trascinarsi appresso i sacchi; non ci sono vere e proprie difficoltà, ma non conoscendo la strada capita di restare troppo bassi e bagnarsi strisciando nell'alveo, o scendendo in libera in una cascatella (se la portata lo consente) dopo aver ignorato un passaggio asciutto attrezzato. Un solo pozzo, in cui ci si cala in obliquo in parete per evitare il solito getto d'acqua, ci costringe a un minimo di attenzione perché è leggermente più alto e soprattutto vi è predisposto un armo che può causare un improvviso, ma non particolarmente pericoloso, pendolamento.

- Siamo finalmente sulle sponde sabbiose di un placido specchio d'acqua; in alto a destra, appena prima di arrivarvi, credo di aver individuato il budello ascendente iniziale del ramo delle Piene, mentre poco più in là c'è un misterioso lago-sifone. Il condotto principale curva a sinistra e subito sono evidenti le due corde che permettono di salire verso la zona fossile; fino ad ora la via è tutta attrezzata con corde fisse e per velocizzare la progressione e risparmiare preziose energie decido di lasciare qui il mio sacco... uno stupido errore dettato da fiducia e ottimismo malriposti perché con la 20 e la 30 che contiene alcuni di noi avrebbero toccato il fondo del Corchia...

- Ora sono due le vie che è possibile seguire e che almeno 3 volte si intersecano: la prima, comoda e sicura, attraversa gli immensi saloni Fossili (molto utili le freccette nere sulle pareti e gli "ometti" incontrati), la seconda si mantiene su quello che a tratti diventa un fiume impetuoso restando a volte più alta per bypassare una poderosa cascata e zone inaffrontabili del meandro allagato (rapide e pozze), proponendo brevi arrampicate esposte, traversi non sempre attrezzati e altri passaggi obbligati un poco inquietanti (sono presenti rare, ma rincuoranti freccette nere...).
Noi, guarda caso, abbiamo infilato quella "rognosa", e non contento io, convinto che non ci fossero alternative, ho provato anche a superare un lungo settore più quieto del fiume Vidal reggendomi su maniglie invitanti... finché ce n'erano... e scivolando in acqua appena prima di trovare il punto adatto per arrampicare in parete a sinistra e rientrare nel percorso consigliabile.   

- Comunque ecco una descrizione approssimativa di ciò che abbiamo notato: nei pressi del lago, dopo la curva a sinistra, ci sono due corde per salire; sopra un budellotto polveroso ci porta ad una larga cengia inclinata... a sinistra, in basso, c'è il fiume, ancora tranquillo, e più avanti vedo una corda che permette di scendervi, a destra è però evidente un'apertura... ci penso un attimo e ignoro quest'ultima, col senno di poi la probabile porta d'accesso per i saloni Fossili, a favore della calata.
Continuiamo a livello dell'acqua prima di separarci: Teo e gli altri si tengono alti a sinistra dove troveranno un traverso con corda fissa, mentre io resto a pochi centimetri dal fiume approfittando del fatto che ci sono nelle pareti del meandro comode "prese" e nell'alveo placide pozze. Perdiamo subito il contatto sonoro... il percorso diventa più complesso, ma insisto fino a quando una marmitta più larga e scivolosa non condanna la mia intraprendenza... aldilà di questa la gola si stringe e l'acqua accelera notevolmente, per cui decido di risalire a sinistra. Arrivo a un terrazzo dove una freccia nera segnala di scavalcare un muretto di un paio di metri in direzione opposta rispetto a quella che sto seguendo...
"... indica il ritorno, è quindi la via giusta e loro devono essere transitati da qui... saranno già avanti?", mi chiedo.
Provo a chiamare... è troppo forte il rumore... nessuno risponde... nessuno mi sente. Vado allora verso valle lasciando il muretto alle mie spalle, ma subito mi fermo di fronte a un passaggio molto esposto, da affrontare arrampicando su concrezioni coralloidi e segnalato anch'esso con una freccetta nera... capisco che non possono essere andati oltre e retrocedo.
Supero il muretto grazie a buone maniglie e arrivo in una saletta di frana inclinata, appartata, quasi silenziosa, dove incontro i 4 compagni che stanno procedendo lentamente in attesa del mio ritorno; li informo sulle mie scoperte e ripartiamo verso il fondo.

- Il gradino su concrezioni, a 6/7 metri d'altezza su una rapida che sotto rimbomba orribilmente (si getta nella cascata che incontreremo fra poco...), è in effetti un "pelo" fastidioso, ma, seppur fra esitazioni e proteste, lo scavalchiamo senza problemi.
Siamo adesso in riflessiva attesa su un terrazzo sospeso sul fiume, con davanti agli occhi una corda da 8, fissata a un naso di roccia, che invita a calarsi...
"... non mi pare in ottime condizioni... cordino e moschettone fanno paura... l'armo anche, si sfila... vabbé, sembra un pozzetto appoggiato... vado..."
Prima di scendere Bicio sale a curiosare a destra e attraversando un breve ambiente di frana entra inaspettatamente nei saloni Fossili... noteremo al ritorno che vi sono frecce e "ometti" e concluderemo che se fossimo passati da lì avremmo certamente risparmiato tempo e rischiato meno, tuttavia ora Bicio è solo e non riesce a comunicare con chi lo sta attendendo e con noi che siamo più avanti, per cui rinuncia a inoltrarsi e prova a raggiungerci sul fiume.

- A destra c'è l'arrivo della frastornante cascata in cui sarei precipitato se avessi continuato a progredire nell'alveo dopo essere scivolato nella marmitta, ci muoviamo così seguendo a sinistra e sfiorando l'acqua che scorre rapida in una goletta; curviamo a destra (corda rossastra) quindi, più avanti, a sinistra e ci fermiamo a ragionare in un punto asciutto... Teo, Andrea e Bicio, che conoscerebbe la risposta, sono ancora indietro:
"... ma dove cazzo è la zona fossile? Provo ad andare avanti, Fabio, aspettami qui..."
Un rumore impressionante preannuncia quella che presto diventa una certezza:
"... di qua non si va... c'è una micidiale cascata... splendida, in una gola... niente attacchi e niente corda... e se anche ci fosse stata, l'acqua l'avrebbe strappata e trascinata via... proviamo più indietro, in alto..."
Retrocediamo di qualche metro e ci accorgiamo che a sinistra (idrografica) si può salire; superiamo un facile traverso e poco più avanti ci affacciamo ad una finestrella aldilà della quale c'è un pozzo... ci caliamo a fianco di splendide concrezioni, ma non tocchiamo terra perché sotto di noi c'è il lago Marika... con un pendolamento raggiungiamo la riva e per un attimo rallentiamo... è difficile restare insensibili all'ambiente che ci circonda: lo specchio d'acqua pare placido, ma a sinistra è violenta la cascata che vi si getta e il rimbombo delle rapide che proseguono la corsa verso il cuore della montagna è tremendo, opprimente, eppure affascinante:
"... che razza di posto è questo? Mai visto nulla di simile..."

- Una precisazione: nel settore fra la corda rossastra e il pozzo col lago (... credo, purtroppo non ricordo con precisione...) c'è a sinistra, in alto, una corda che scende da una grande apertura e assicura anche un traverso più in basso... è probabile che si tratti dell'arrivo della via che attraversa i saloni Fossili...

- Spinti da un'insensata euforia acceleriamo la progressione: superiamo un lungo scivolo, anche questo attrezzato con corde fisse, poi provvidenziali maniglie ci aiutano a discendere, rasentando l'acqua, un fastidioso gradino concrezionato, quindi avanziamo su un lato roccioso della forra, e sull'altro scavalcandola, infine ci caliamo in un pozzetto aggiungendo il nostro ultimo cordino alla corda presente che ne copre solo la metà.

- Ancora un traverso, ancora il fiume Vidal, ancora semplici passaggi in equilibrio... ed ecco l'amara sorpresa: l'acqua velocissima si getta in una cascata creando un caos tale da impedirci di comunicare a 2 metri di distanza... in basso l'ambiente è ampio e l'alveo pare fare una doppia ansa, curvare prima a sinistra e subito dopo a destra inforrandosi nuovamente... le piastrine con l'anello ci sono, tuttavia manca la corda, o meglio ce n'è una che non va giù, ma proprio sulla cascata, a 7/8 metri d'altezza, si stacca dalla larga cengia inclinata in cui ci troviamo e sospesa arriva in un terrazzo sul lato opposto: una "tirolese" non doppiata, con l'impossibilità di vedere gli attacchi dall'altra parte, e sotto l'inferno...

- La parte finale della discesa verso il fondo del Corchia è disarmata...
"Questa potrebbe essere la Grande Cascata, e se così fosse servirebbero una corda da 12 qui, una da 16 e una da 8 nei due pozzi successivi... cazzo, siamo fermi... cazzo, a due passi dal fondo..."
"Io provo a passare di là", dice convinto Teo.
"Sei sicuro... su corda singola... mai hai visto cosa c'è sotto?"
"Mi assicuro con la maniglia..."
"Con la maniglia? Sì, ti assicuri che se cede un attacco voli giù..."

- Teo passa ugualmente e prova a urlarci dal lato opposto della gola cosa ha trovato... incredibile, è a pochi metri da noi e non riusciamo a capire una sola parola (a dire il vero con Teo succede anche quando parla normalmente, da vicino...), quelli che emette con tutto il fiato di cui è capace sono deboli suoni confusi, percettibili unicamente perché lo stiamo osservando sforzandoci di captarli, di interpretarli, un flebile strepito annullato dalla voce ben più potente del Vidal... non c'è altro da fare, vado di là anch'io accordandomi prima, però, con Fabio, Bicio e Andrea:
"Do un'occhiata... se è possibile proseguire vi faccio un grido secco, uno e basta!"

- La cameretta in cui arrivo è asciutta; un condotto mi permette di avanzare per poco, poi scendo verso la base della gola, qui particolarmente stretta: l'acqua scorre violentissima e si getta in un'altra cascata, provo così a procedere qualche metro più in alto e mi fermo, definitivamente, sull'orlo di un pozzo, a fianco della cascata stessa... osservo demoralizzato le due inutili piastrine con l'anello e penso alle corde lasciate nei pressi del sifone...

... neppure l'albero di Natale vivente e le 3 splendide Ingrid incontrate al ritorno nei pressi delle passerelle della turistica riusciranno a consolarmi... (il video di Teo).

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