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Articolo inserito in data 13/01/2014 20:51:33
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Sardegna - Forra: BADDE PENTUMAS (valle di Lanaitto - Supramonte)

Forra: badde Pentumas (Supramonte - Nuoro)

L'attacco di badde Pentumas (video breve del 2005)

Sentiero 1 (da nord, avvicinamento classico): rifugio Lanaitto (valle di Lanaitto) - villaggio nuragico di sa Sedda ‘e sos Carros - versante nord-orientale del monte Ortini (Orthenì) - cuile Ortini (Orthenì) - badde Pentumas (forra) - valle di Lanaitto - rifugio Lanaitto
Relazione anno 2005

Sentiero 2 (da sud, avvicinamento alternativo): valle di Lanaitto (radura con parcheggio nei pressi dell'imbocco della badde Pentumas) - grotta Elighes Artas - cuili a q.451 e q.506 - cuile Duavidda - badde Pentumas (forra) - valle di Lanaitto
Relazione anno 2013

Percorrenze e dislivelli:

Sentiero 1: 7h30' (di cui 5h00' nella forra) - 550 metri

Sentiero 2: 8h00' (di cui 5h00' nella forra) - 650 metri

Note:

- i tempi di avvicinamento e di discesa nella forra sono da considerarsi indicativi e si riferiscono a camminatori mediamente allenati che conoscono i sentieri (non sempre facilmente rintracciabili) e a un gruppo di 4 o 5 torrentisti con buone capacità ed esperienza, totalmente indipendenti, ma tranquilli, desiderosi di "godersi" l'ambiente circostante;

- i due sentieri permettono di attraversare zone di eccezionale bellezza e fascino, per cui possono essere concatenati da escursionisti non interessati alla discesa nella forra. Non si tratta tuttavia di percorsi banali: non sempre infatti traccia e segnali sono evidenti, e a tratti può risultare difficile orientarsi.

Il Supramonte è una regione splendida, ma complessa, arcaica, aspra e selvaggia, capace di regalare immagini ed emozioni indimenticabili, ma anche di creare problemi discreti ad escursionisti esperti ed allenati.

Una soluzione per godersi senza assilli un simile, vastissimo gioiello naturale, è quella di affidarsi ad una persona capace di organizzare visite di diversa difficoltà in varie zone, di accompagnare in completa sicurezza gruppi di persone illustrando loro, fra l'altro, le peculiarità dei luoghi, la storia e le tradizioni di chi da sempre li frequenta, ne conosce i segreti e ne trae sostentamento: ad Oliena è, ad esempio, possibile rivolgersi a

Gianfranco ( email: mudreku@gmail.com )

per avventurarsi nella valle di Lanaitto, verso Tiscali, il campu Donanigoro e la dolina di su Sercone, sulle cime e nelle codule del Supramonte, o per cimentarsi in percorsi alternativi e in trekking di più giorni, compreso il famosissimo "Selvaggio blu".

- La forra è favolosa, di eccezionale bellezza, un incredibile canyon con pareti altissime e compatte, che fino ai pressi dello sbocco nella valle di Lanaitto non concede vie di fuga. Se si escludono "marmittone" e laghetti che quasi sempre è possibile aggirare con facilità, in condizioni normali si presenta completamente secca; io l'ho tuttavia percorsa anche con un leggero e fastidioso scorrimento d'acqua nella parte superiore (in alcuni punti la roccia diventa molto scivolosa). Va a mio parere assolutamente evitata in periodi di forti piogge: conosco il luogo e ho direttamente osservato la distruzione causata da un paio di innondazioni in Sardegna, per cui sono certo che un'eventuale piena risulti dentro badde Pentumas micidiale, soprattutto a metà della discesa, nel lungo tratto cioè in cui la gola è particolarmente stretta e cupa.

Quota e coordinate dell'attacco:

coordinate ED50: N 40°14'53,1" - E 09°27'53,7"
quota:                  602m slm

numero salti: 13 (tutti presenti nelle foto qui pubblicate)

sequenza (m): 25 - 8 - 25 (scivolo) - 14 (3) - 10 - 9 - 10 - 17 - 22 - 10 - 20 - 14 - 8

difficoltà: v3 a1 IV

ancoraggi: buoni (dic 2013)

vie di fuga: ferrata a destra, in una larga ansa fra il penultimo e l'ultimo salto

materiale utilizzato da noi: 2 corde da 55 m, lampade frontali

materiale necessario: 1 corda da 50 m (utili una da 25 m per i salti brevi, una da 50 m di scorta, attrezzatura per armare e lampade frontali)

Accesso:

qualche km prima di raggiungere Oliena da est (Dorgali) si prende la strada a sinistra per le sorgenti di su Gologone (cartelli). Nei pressi del piazzale-parcheggio che precede la chiesetta e il laghetto sifone, ed è animato da chioschetti turistici, si devia a destra seguendo le indicazioni per la valle di Lanaitto. La strada sale, si stringe e diventa sterrata; si lascia una cava a destra, quindi si scende nella valle. Al primo incrocio si va a destra (cartelli per sa Oche) e ci si mantiene sulla pista fino al rifugio che sorge a due passi dall'ingresso della grotta.

Se all'incrocio si andasse dritto, verso sud, sarebbe possibile raggiungere ugualmente l'edificio deviando a destra (cartelli) dopo un lungo, pittoresco rettilineo alberato e un paio di attraversamenti di greti di torrente quasi sempre in secca (aggiornamenti: nella primavera del 2006 questa seconda strada era piuttosto sconnessa a causa di un'alluvione, mentre a fine dicembre del 2013 era la prima strada a presentarsi disastrata in seguito, probabilmente, all'alluvione avvenuta un mese prima...)

 

Relazioni

1) Anno 2005 (avvicinamento risalendo da nord - sentiero 1)

Nel 2005 andai per conto mio a cercare l'attacco dela forra; partii dal rifugio Lanaitto, nei pressi della grotta di sa Oche, passai accanto ai resti del villaggio nuragico di sa Sedda ‘e sos Carros e provai a risalire il versante nord-orientale del monte Ortini (Orthenì). Presto fu impossibile seguire la traccia del sentiero e senza accorgermene mi tenni troppo a destra (nord), fino a quando sbucai in uno splendido altopiano calcareo che dopo aver esaminato la carta 1:25000 dell'IGM conclusi essere quello chiamato Sovana; la forra era quindi molto più a sud ed io, affascinato dalla montagna alla quale per sbaglio troppo mi ero avvicinato, decisi di cambiare itinerario: individuai un bel canalone e raggiunsi prima la cresta est e poi la cima della bellissima punta Cusidore.

Qualche settimana dopo arrivò in Sardegna un compagno di mille avventure speleologiche, Gian Luca "Dentino", e con lui, questa volta con l'attrezzatura necessaria, tornai all'assalto di badde Pentumas (... forse azzardando un poco, visto che nessuno dei due aveva mai percorso una forra...).

Sotto alle coordinate, che possono tornare utili a chi volesse seguire i nostri passi, riporto la relazione scritta in seguito.

Rifugio Lanaitto
coordinate ED50: N 40°15'26,8" - E 09°29'16,3"
quota:                  160m slm

Cuile lungo la salita
coordinate ED50: N 40°15'23,5" - E 09°28'45,4"
quota:                  413m slm

Cuile Ortini (Orthenì)
coordinate ED50: N 40°15'06,2" - E 09°28'06,6"
quota:                  687m slm

Avvicinamento e discesa

Sinceramente è difficile parlare di un luogo come questo, riuscire a presentarlo onestamente ad un eventuale lettore e creare in lui una serie di immagini capaci di evocarne le caratteristiche.
Guardo le foto e mi accorgo che anche queste non servono, non possono raccontare le emozioni provate affrontando un canyon incredibile, in un posto incredibile, in un giorno incredibile, e non bastano ad illustrarne l'incredibile bellezza.

Questo è un viaggio indietro nel tempo, è un viaggio sulla luna, in un mondo di pietra dove l'uomo è un semplice ospite, un punto colorato che si nota appena mentre si cala in pareti poderose, tanto compatte da sembrare irreali, o nate da poco e mai calpestate. L'ambiente è ciclopico, selvaggio, primitivo, coinvolgente, inquietante, capace di attrarre con le sue colossali dimensioni, di regalare un'avventura che posso solo consigliarvi, se siete in zona, di non perdere per nulla al mondo.

Lungo il sentiero che sale all'ingresso alto della forra ci si perde; è impossibile evitare il contrattempo perchè in realtà un percorso preciso non esiste ed il cammino si svolge sempre su lastre di calcare biancastro e su "karren" taglienti come rasoi, quindi non ci sono tracce di calpestio. Ogni tanto si incontrano tranquillizzanti ometti, poi neppure quelli, ma con un po' di accortezza ed una buona carta non è difficile individuare la direzione.

Un primo consiglio: non risparmiate nella scorta dell'acqua perchè su rocce simili e con un tale sole, splendido e impietoso, per un paio d'ore in salita e tante altre in discesa ci si cuoce a fuoco lento, senza pausa.

Noi abbiamo fatto così: lasciata l'auto nei pressi del rifugio abbiamo seguito il sentierino verso nord che subito rasenta l'ingresso della grotta di sa Oche e poco dopo la zona archeologica di sa Sedda 'e sos Carros.

Nel momento in cui irrimediabilmente è scomparso, abbiamo cambiato direzione guadagnando quota verso sinistra (ovest), sfruttando i varchi nella rada vegetazione e ogni tanto deviando verso sud-ovest; scopo è stato quello di raggiungere la cresta sommitale del monte Ortini (Orthenì), delimitato a nord da un evidente vallone che non abbiamo mai superato e a sud dal canyon in cui saremmo poi discesi.

Alternando così tratti di salita verso sud-ovest ad altri verso ovest (abbiamo trovato qualche ometto e sparute tracce di passaggio di non facile interpretazione) in un'oretta e mezzo siamo arrivati sul largo crinale, nei pressi di un bel cuile (possibile incontrarne un paio, uno con segnavia vicino, anche a metà strada).

Mantenendo la stessa direzione siamo scesi in un grande pianoro piuttosto caratteristico, quindi abbiamo seguito la valletta che blandamente ne esce a sinistra (sud); qualche minuto di cammino, un saltino, una bella marmitta, e a sinistra (est), improvvisamente, è apparso l'enorme spacco roccioso della badde Pentumas.

Subito ci siamo accorti dell'ottima condizione degli ancoraggi, riscontrata poi lungo tutto il percorso tranne in uno dei salti centrali (attacco singolo, su roccia fratturata!), e il dubbio sulla riuscita della spedizione in tempi accettabili si è dissolto (qualche mese prima c'era stata la terrificante innondazione che aveva spazzato via ponti nelle strade attorno al Supramonte e trasformato la valle di Lanaitto in un lago, per cui non eravamo certi di ciò che avremmo potuto trovare lassù... salire in due con un paio di corde da 60, imbraghi, caschi, sacca d'armo, chiodi, spit, cordini, nuts e friends... non si sa mai... acqua, cibo, giacche antivento... qualche chilo di materiale utilizzato ed una tonnellata di roba inutile... ma si sa come vanno a finire queste cose: se non l'avessimo portata sarebbe poi risultata indispensabile...).

I primi salti sono veri e propri muri, poi occorre qualche semplice passaggio su roccia per evitare i laghetti d'acqua stagnante. Più avanti la valle tende a stringersi e le alte pareti che la delimitano a diventare incombenti.

Un secondo consiglio: fondamentale la scorta di bevande, ma pure qualcosa per coprirsi, specie se il gruppo è numeroso e si prevedono pause più lunghe. Ci sono tratti, infatti, in cui la forra diventa una gola strettissima e si resta in ombra per parecchio tempo.

Risulta evidente che una volta entrati è impossibile sbagliare strada: non ci sono affluenti ed un'eventuale fuga è ad occhio preclusa ovunque; forse con salite non semplici da qualche parte si riuscirebbe a lasciare la valle, ma certamente è una opzione che non può capitare per caso.

La serie di salti, alcuni veramente belli, è interrotta un paio di volte da lunghe camminate tranquille; noi ci siamo mossi piuttosto rapidamente, utilizzando solo una delle due mezze corde da 60 metri da alpinismo che avevamo portato (più leggere e veloci da usare), concedendoci una breve pausa per mangiare qualcosa e dare un'occhiata alla guida.

Superata l'ultima verticale ci siamo diretti blandamente verso l'uscita; oramai la leggera tensione, in parte anche piacevole, che ci ha accompagnato durante tutto il percorso si è disciolta come la cioccolata che "Dentino" mi ha offerto, probabilmente per liberarsene, ed è diventata dominante la sensazione di soddisfazione, l'appagamento legato alla convinzione di aver compiuto una piccola impresa... concedetemelo, so che la difficoltà della forra non è esageratamente elevata, ma siamo due Romagnoli in una delle zone più selvagge della Sardegna, che armati di carta, guida, attrezzatura da grotta e arrampicata hanno affrontato la prima forra della loro vita, semplicemente affidandosi alla propria esperienza speleo-alpinistica (mediocre), al proprio istinto (discutibile) e alla propria insensata voglia di avventura (piuttosto elevata... e non sempre controllabile!).

Resta da raggiungere l'auto. Arrivati alla strada che percorre in tutta la sua lunghezza la valle di Lanaitto, l'abbiamo seguita a sinistra; dopo un piccolo spiazzo dove convergono altre piste (si resta sulla sterrata principale) abbiamo deviato a sinistra (cartelli) e in breve ci siamo ritrovati al punto di partenza.

Sono passate quasi 6 ore e mezzo dal momento in cui abbiamo lasciato a valle una parte delle preoccupazioni e dei dubbi, ma se non fosse per la leggera spossatezza che prende ai muscoli quando subentra la consapevolezza di essere al termine di una escursione che per vari motivi si è reputata abbastanza complessa, non sarei pienamente convinto di aver visitato questi luoghi, di averci passato tutto questo tempo, forse perchè là dentro si ferma, o perchè esiste solo quando lo misuro, ed è questa un'abitudine che io perdo nel momento in cui sono impegnato in cose più importanti, più significative.

"Guidando verso il campeggio non parlo; questi sono gli attimi che amo vivere per conto mio, ed è forse il motivo per cui affronto quasi tutte le mie blande avventure alpinistiche da solo, perchè amo appunto perdermi nelle emozioni e nei pensieri confusi che il mettermi alla prova riesce poi a far nascere nella mia testa... questi sono i momenti in cui riesco ad avere altre idee, nascono dal tumulto di immagini che vedo, e man mano prendono corpo, diventano convinzioni, scopi, prossime mete... voglio fare altre forre, oppure no, voglio rifare questa portandoci chi mi attende a casa, o passare una mattina in spiaggia, arrampicando, al sole, cercando di rilassarmi, e concentrarmi per ricordare con precisione i particolari, le peculiarità di badde Pentumas, o voglio dimenticarla per poterla affrontare nuovamente senza sapere cosa mi aspetta, da incosciente, e rivivere l'appagamento che sto provando ora... ho più forza per i 4000 che ho osservato nelle Alpi, per quelli con cui voglio tornare a confrontarmi presto... subito la cresta Rey, sul Rosa, poi, scendendo, si vedrà..."

 

2) Anno 2006 (avvicinamento risalendo da nord - sentiero 1)

Lo scorso anno trovai, dopo un paio di tentativi, l'imbocco alto di questa spettacolare forra. Eravamo in due, io e "Dentino", per cui ci fiondammo giù come siluri e in poche ore ne raggiungemmo lo sbocco.
Il posto è strepitoso e fu immediata la decisione di tornarci il prima possibile.

Avevamo fatto diverse foto e preso appunti sulle caratteristiche del percorso; nei mesi successivi pubblicai sul sito dello Speleo Club una scheda tecnica ed una relazione (riportate qui sopra) che rilette dopo questa seconda escursione mi sono parse sufficientemente precise ed esaurienti. Ne consegue che reputo inutile scrivere con altre parole concetti simili... fra l'altro per vari motivi, anche a causa dell'impossibilità ad affiatarmi con i componenti del gruppo troppo numeroso condotto lassù (... non ci posso fare nulla, sono un astioso orsaccio difficile da sopportare, che ama confrontarsi solo con sè stesso e con altri orsacci come lui...), si è trattato per me di un piccolo calvario il cui ricordo subito ho provato a cancellare.

Lascio quindi lo spazio ad una bella serie di immagini e solo alla fine voglio aggiungere, per chi intendesse perdere qualche minuto, la fiaba che mi ha raccontato Ugo, un pastore ugandese, una sera mentre fuori dalla sua "pinnetta" aspettavamo il tramonto.

Lui parla un poco il Francese, oltre ad un pittoresco dialetto sardo-swahili, ed io capisco un poco l'Inglese, oltre al linguaggio con cui mi comunica i suoi pensieri il mio cane, per cui non ho la certezza di aver tradotto correttamente la storia di Ugo e neppure quella di averla interpretata nel modo giusto.

Mi auguro che dai probabili equivoci non sia derivato un racconto dal significato troppo diverso da quello originale... ma forse è proprio la scarsa capacità di comunicare che, se non altro, lo ha reso particolarmente curioso; si intitola "L'orso e il tacchino".

 

L'orso e il tacchino (fiaba)

L'orsetto Pixel amava passeggiare nel bosco, salire su un tronco o su una rupe. Da un ramo alto, o un terrazzino di pietra, amava guardare l'orizzonte, il cielo, l'infinito spazio attorno, e invidiava chi sapeva e poteva percorrerlo correndo, scalando, volando.

Le montagne sembravano non avere fine, alcune neppure la cima, ed erano coperte di boschi interrotti da verdissimi pascoli dominati da pareti e torri di granito, compatto, poderoso, che si arrendeva solo ai ghiacci eterni.

"Dio mio, quanto è grande il mondo, e quanto è bello" pensava Pixel addolcendo così tristi immagini lontane che troppo spesso gli tornavano in sogno.

Non aveva amici, un orso non può averli, ma rispettava tutti e riusciva pure, a modo suo, ad andare d'accordo con gli animali che gli capitava di incontrare. Era però malinconico.

Un giorno vide volare un'aquila, la osservò planare scendendo da una cima e raggiungerne un'altra senza battere una volta le ali; non poteva staccare gli occhi da lei, era affascinante e poteva toccare vette che lui neppure avrebbe mai sfiorato... per un attimo provò invidia, ma subito si vergognò di ciò e il suo unico desiderio da quel momento fu di poterla ammirare ancora.

Un giorno vide balzare una pantera, sentì la paura corrergli lungo la schiena, ma non riusciva a staccare gli occhi da lei: "Dio mio quanto sei bella, sinuosa, esplosiva, e come sono fortunato io ad essermi accorto del tuo incedere elegante" pensò Pixel, e lei si fermò.
Lo splendido felino si avvicinò all'orsetto che tremava per il terrore, ma anche per l'emozione e l'improvviso amore dettato dall'incondizionata ammirazione verso un animale tanto forte e veloce.

"Sei un piccolo orso e mai potrai toccare i luoghi che io raggiungo con pochi balzi, ma negli occhi hai una luce tanto potente quanto lo sono i miei muscoli. Sono felice che il destino mi abbia portato ad incontrarti" disse, poi invitò il cucciolo a camminare con lei. Lo portò in posti lontani raccontandogli incredibili avventure ed infine le loro strade si separarono.

Pixel non poteva credere a quanto gli era successo: la pantera avrebbe potuto ucciderlo in un attimo, o umiliarlo, e invece aveva preferito diventargli amica, dividendo con lui la sua infinita esperienza. Nuovamente si vergognò di avere un giorno lontano invidiato animali più forti, più grandi, più capaci, più determinati e capì una volta per tutte che anche lui poteva aspirare ad avere un piccolo ruolo in quella incredibile rappresentazione teatrale che è la natura, e qualche amico.

Un giorno, tornato da una lunga esplorazione in una zona non conosciuta, si stava riposando su un comodo ramo giocando con una mela, che presto avrebbe mangiato. Sentì alle sue spalle un leggerissimo alito di vento, appena un respiro, improvviso. Si voltò e si accorse che a due passi da lui si era posata la grande aquila, e lo stava guardando.

Gli occhi del rapace erano incredibilmente profondi, e contenevano certamente alcuni dei segreti dell'universo.
"Sto per morire" pensò Pixel "e neppure capisco se mi dispiace... però ho paura... però è paura di uno degli esseri più belli che abbia mai visto, tanto più elegante di me, tanto più forte... sta per uccidermi però... però ringrazio Dio per avermi permesso di incontrarlo".

"Sei il piccolo orso amico della pantera... è una fortuna per me averti incontrato. Vuoi parlarmi? Vuoi ascoltarmi? Percorriamo un poco di strada assieme" disse lei, meravigliosa, regale, già amica.

Pixel avrebbe voluto piangere dalla gioia, l'aquila lo vedeva come un suo pari, anche se lui non poteva volare, anche se lui non avrebbe mai raggiunto le cime dove lei era incontrastata regina, e gli chiedeva ammirata particolari delle sue avventure, che solo lui definiva piccole, dei suoi progetti.

Respirarono assieme per qualche tempo, guardando le stesse immagini, nutrendosi degli stessi odori, dei colori, e toccarono posti in cui nè l'uno nè l'altra erano mai stati. Poi l'aquila volò via, perchè era giusto così, seguendo il richiamo delle vette inviolate.

E Pixel si accampò coi lupi, imparando l'amore, la sincerità, la fedeltà, da esseri capaci cento volte più di lui di correre, di organizzarsi, di sacrificarsi, eppure ricevendone rispetto e ammirazione per la sua voglia di conoscere, e la sua determinazione, tanto grande da minimizzarne gli evidenti limiti fisici; e parlò coi delfini, e conobbe altri splendidi animali.

Ma l'orsetto, pur cresciuto, era ancora giovane, ingenuo, buono nonostante i poderosi artigli, e così come era giusto che fosse si trovò a percorrere tratti di strada anche con animali meno nobili, che scoprì essere la maggioranza, ma dolci, onesti, simpatici, capaci di dare e ricevere sensazioni, sentimenti, amicizia, di apprezzare l'avventura e gioire di un sogno, e con altri ancora, più ambigui.

Un giorno incontrò un tacchino. Camminò con lui cercando di comunicare, ma questo pareva ignorarlo, addirittura snobbarlo. Tentò più volte di instaurare un rapporto costruttivo, come ormai da tempo faceva con esseri ben più significativi, ma il pennuto non ascoltava, solo ripeteva insulsaggini, versi fastidiosi, era petulante, presuntuoso, disinteressato ad una comunione di nuove sensazioni e conoscenze, ma piuttosto fortemente determinato a distruggere quelle assodate.

Pixel non capiva, non c'era motivo per un simile comportamento nei suoi confronti, non lo meritava; cercò spiegazioni, ma non riusci a trovarne e scelse di ritirarsi su un ramo di quercia, tanto robusto da poter sostenere il suo poderoso corpo oramai adulto.
Qui si posò un vecchio gufo e a lui l'orso narrò il triste episodio.

"Non serve alterarsi, amico mio, semplicemente devi applicare le tue cognizioni, sfruttare la tua esperienza e scegliere".
"Non capisco, bellissimo gufo, tu sei più intelligente di me, più saggio..."
"... ma anche tu saprai a questo punto della vita riconoscere un'aquila, un lupo, una pantera, o anche solo un gatto, un cane, un camoscio, da un tacchino?".
"Sì, certo..."
"... difficile è guadagnare il rispetto e l'amicizia di simili esseri, nobili o comuni che siano, ma sempre capaci di arricchire, donare e ricevere preziose sensazioni, molto di più che scegliere se frequentare loro o un tacchino, anch'esso dignitoso, ma pur sempre con le aspirazioni, il comportamento, l'intelletto di un tacchino...".

L'orso Pixel capì, salutò il volatile dai grandi occhi brillanti e misteriosi quanto pozzi senza fondo, lo ringraziò intuendo che mai avrebbe finito di imparare da animali dalle qualità tanto elevate, e partì per altre avventure: accompagnò vecchi amici, ne conobbe di nuovi, ma da allora, per sempre, quando gli capitò di riconoscere tacchini scelse di proseguire da solo.

 

3) Anno 2013, 28 dicembre (avvicinamento risalendo da sud - sentiero 2)

Ero certo che prima o poi sarei tornato a badde Pentumas e, finalmente, il momento è arrivato.
Siamo in 4, a fine dicembre, un mese circa dopo la brutale alluvione che ha causato lutti e gravissimi danni fra Gallura e Supramonte, distruggendo, fra l'altro, i due ponti che su strade differenti permettevano il collegamento fra Dorgali e Oliena.

Non so se da allora qualcuno abbia percorso la forra, se il probabile passaggio di un poderoso quantitativo d'acqua abbia o no risparmiato tutti gli attacchi (il planu Campu Oddeu, a nord di Urzulei, è a tratti, ad esempio, devastato... l'ho visto con i miei occhi... e il riu Flumineddu dentro alla gola di su Gorropu ha toccato livelli inimmaginabili trascinando con sè tutto ciò che ha incontrato, anche macigni ed alberi enormi... conoscendo i posti fotografati ed avendoli percorsi più volte in condizioni normali, stentavo a credere alle immagini che sono apparse su internet...), per cui la presenza di un amico come Gianfranco Gardu, speleologo olienese, esperto conoscitore del Supramonte e soprattutto di questi luoghi, mi rasserena non poco... tranquilli, Lorena e Davide, in qualche modo anche oggi riporterete la "pellaccia" a casa...

E' proprio Gianfranco a consigliarci un avvicinamento alternativo, più lungo di quello classico del monte Ortini, ma più interessante, meno noioso (anche se parlare di noia in zone così belle è come "bestemmiare in chiesa"...): utilizzeremo per salire il sentiero che porta alla grotta Elighes Artas, lungo il versante orientale della punta Duavidda, che aggireremo per arrivare all'attacco di badde Pentumas da sud.

In questa pagina, più in alto, parlato dell'accesso stradale alla valle di Lanaitto; per comodità e chiarezza riporto qui quanto scritto:

"...qualche km prima di raggiungere Oliena da est (Dorgali) si prende la strada a sinistra per le sorgenti di su Gologone (cartelli). Nei pressi del piazzale-parcheggio che precede la chiesetta e il laghetto sifone, ed è animato da chioschetti turistici, si devia a destra seguendo le indicazioni per la valle di Lanaitto. La strada sale, si stringe e diventa sterrata; si lascia una cava a destra, quindi si scende nella valle. Al primo incrocio si va a destra (cartelli per sa Oche) e ci si mantiene sulla pista fino al rifugio che sorge a due passi dall'ingresso della grotta.
Se all'incrocio si andasse dritto, verso sud, sarebbe possibile raggiungere ugualmente l'edificio deviando a destra (cartelli) dopo un lungo, pittoresco rettilineo alberato e un paio di attraversamenti di greti di torrente quasi sempre in secca (aggiornamenti: nella primavera del 2006 questa seconda strada era piuttosto sconnessa a causa di un'alluvione mentre a fine dicembre del 2013 era la prima strada a presentarsi disastrata in seguito, probabilmente, all'alluvione avvenuta un mese prima...)"

Oggi andiamo dritto (seconda opzione), e lo facciamo anche di fronte alla deviazione segnalata per il rifugio e la grotta di sa Oche; proseguiamo tuttavia per poco, solo fino ad un evidente spiazzo a destra in cui lasciamo l'auto (vi sbuca, da destra, la stradina che attraversando il bosco porta direttamente allo sbocco di badde Pentumas... è da qui che verso sera torneremo):

coordinate ED50: N 40°15'01,8" - E 09°29'31,7"
quota:                  160m slm

Continuiamo a piedi lungo la sterrata principale lasciando presto a sinistra quella che permette di avvicinarsi al sentiero per i resti del villaggio nuragico di Tiscali; poco più avanti, ad un incrocio articolato si resta a destra (a sinistra si sale, lungo il versante occidentale del monte Tiscali, al cuile di Tonino Fadda "Gronchi", all'interno del grottone su Oda... è un posto di eccezionale fascino, e il pastore vi organizza previo accordo pranzi/picnic/"spuntini" tipici con ciò che produce lì, o che nei pressi producono suoi colleghi... per informazioni, come per l'organizzazione di vari trekking, escursioni più o meno complesse, o semplici passeggiate in totale tranquillità, conviene contattare
Gianfranco ( email: mudreku@gmail.com );
dritto si entra nel troccu de Corroios, bellissima gola in cui si trova l'ingresso basso della voragine di Tiscali... è una grotta (relazione 2004 e relazione 2009), da non confondere con l'enorme antro in cui sorge, nei pressi della cima del monte omonimo, il famosissimo villaggio nuragico. Sia dal cuile che dalla gola è poi possibile proseguire, ma non si tratta di percorsi "banali", verso il campo Donanigoro e la spettacolare dolina di su Sercone).

La stradina, oramai una carrareccia su pietra, porta ad uno spiazzo attrezzato per "pranzi tipici" con pastori: poco prima andiamo a sinistra su quello che diventa un bel sentiero ben tracciato. Alcuni anni fa andai a cercare la grotta Elighes Artas, percorsi esattamente questo itinerario e in vari punti registrai col GPS le coordinate che riporto qui sotto (non dovrebbero servire a chi decidesse di "seguire le nostre traccie" tuttavia, come spesso afferma un vecchio amico, espertissima guida alpina di Edolo: "... di prudenza non è mai morto nessuno..."):

01) coordinate ED50: N 40°14'46,5" - E 09°29'14,9"

02) coordinate ED50: N 40°14'52,7" - E 09°29'10,5"

03) coordinate ED50: N 40°14'50,0" - E 09°29'08,2"

04) coordinate ED50: N 40°14'52,5" - E 09°29'06,4" 

05) coordinate ED50: N 40°14'43,6" - E 09°29'02,8"

06) coordinate ED50: N 40°14'44,2" - E 09°29'00,7"

07) coordinate ED50: N 40°14'33,0" - E 09°28'56,1"

08) coordinate ED50: N 40°14'34,0" - E 09°28'54,1"

Lungo il cammino, nel greto roccioso di un torrente, rasentiamo una curiosa "capanna" eretta con rami e frasche a protezione di una preziosa pozza d'acqua.
Nei pressi del punto 8 si trova il piccolo ingresso a pozzo della grotta Elighes Artas (... ma queste sono "storie speleologiche" di cui, se come spero troverò il tempo, parlerò in una prossima puntata...).
Raggiungiamo più in alto un bellissimo cuile con a fianco il recinto, interamente costruito con tronchi di ginepro, per le capre:

Cuile 1
coordinate ED50: N 40°14'27,9" - E 09°28'44,5"
quota:                  451m slm

Gianfranco, fra una nozione di botanica e un aneddoto, una spiegazione sulle tradizioni pastorali e un chiarimento sul significato di complessi termini della lingua sarda, ci racconta che sono stati i "forestali" a recuperare il sentiero rendendolo così agevole, e vari volontari del luogo, con un lavoro prezioso ed ammirevole, a sistemare e in tal modo valorizzare le due scenografiche costruzioni... ci spiega poi come distinguere dalla forma un recinto per le capre da uno per le pecore. Nei pressi del cuile che tocchiamo poco dopo ci indica i ripari per i maiali, vere e proprie "capannette" molto simili a "canadesi" in cui i rami di ginepro hanno preso il posto dei teli di tessuto.

Cuile 2
coordinate ED50: N 40°14'33,8" - E 09°28'36,4"
quota:                  506m slm

Continuiamo a salire verso la punta Duavidda, che ora riconosciamo chiaramente: da segnalare lungo il cammino le vedute verso l'oramai distante valle di Lanaitto e i monti che la delimitano, e la roccia che abbiamo attorno, i karren soprattutto... il paesaggio carsico è normalmente ipnotico, affascinante, misterioso fino a intimidirci, a creare un sottile disagio, e quando come qui, vastissimo, è anche intatto e solitario, riesce a trascinarci in un mondo parallelo dove la nostra quotidianità si mostra prima in tutta la sua reale banalità e poi si dissolve, sparisce, e neppure è più concepibile.

Aggiriamo la punta tenendoci a sinistra e tocchiamo il cuile Duavidda. Giunti in cresta dobbiamo individuare un modo comodo per scendere nella grande valle carsica che abbiamo davanti, ad ovest, oltre 100 metri sotto al punto in cui ci troviamo. Aldilà di questa si alza il monte Corrasi, verso sinistra (sud) la vista spazia fino alle cime del Supramonte di Orgosolo, mentre a destra notiamo la punta Sos Nidos e, in seguito, la forma caratteristica della punta Cusidore.

La traccia è scomparsa, per cui per qualche minuto ci dirigiamo liberamente verso sud (spalle rivolte alla punta Duavidda), restando sul largo crinale pietroso fino a quando il pendio a destra diventa meno ripido e accidentato, e riconosciamo tracce di passaggio; in ogni caso non è difficile raggiungere il fondo valle e l'evidente sentiero che vi è disegnato (la zona è frequentata da pastori: vi sono alcuni cuili tuttora in uso e numerosi animali alla stato brado... soprattutto mucche, spesso particolarmente piccole, irsuti maiali, a volte troppo grossi e curiosi...).
Possono risultare utili le coordinate che ho registrato in due punti lì attorno:

09) coordinate ED50: N 40°14'21,9" - E 09°27'50,4"

10) coordinate ED50: N 40°14'24,4" - E 09°27'46,3"

Seguendo la traccia verso nord (destra), passiamo accanto a un cuile, che avevamo in precedenza visto dal crinale, e in venti minuti circa arriviamo all'attacco della forra di badde Pentumas.

Osservando con maggiore attenzione la carta IGM 1:25000-F.500-Oliena (molto utile...), mi accorgo che quella percorsa in quest'ultimo tratto altro non è che l'alta valle a monte della forra... non solo: è chiaro che quando transita una perturbazione particolarmente violenta (fenomeno non raro negli ultimi anni) e il terreno non riesce a drenare abbastanza velocemente l'acqua, l'enorme bacino idrologico delimitato dalla catena del Corrasi ad ovest, dall'Ortini/Duavidda ad est, dalle punte Sos Nidos e Cusidore a nord e dalle montagne del Supramonte di Orgosolo a sud, ha come unico sfogo il piccolo varco qui davanti, il pertugio dal quale ci stiamo per calare nel primo salto del grandioso canyon che terminerà 450 metri più in basso, nella valle di Lanaitto... i greti sono asciutti, aridi, e il cielo è sereno... meglio così!!

Alcune note sulla discesa:

- gli attacchi sono buoni, in perfette condizioni;

- da sopra ci è parso che i laghetti del settore superiore della forra fossero troppo "pieni", per cui per evitare di finirci dentro e restare bagnati per 4/5 ore (siamo in Sardegna, c'è il sole, durante la salita anche solo in maglietta abbiamo sudato, ma è pur sempre vero che siamo a fine di dicembre, nelle zone in ombra la temperatura resta sotto i 10°C e alle 18 si fa sera...) abbiamo evitato di calarci nel secondo salto (8m) e optato per una bella traversata in quota a sinistra scendendo poi, senza l'ausilio della corda, più avanti;

- in vari punti del settore superiore della forra c'era un leggero scorrimento d'acqua capace di rendere estremamente viscidi gli scivoli in cui normalmente si passa senza problemi;

- gli sforzi per non bagnarsi sono risultati vani nel settore centrale della forra, quello più stretto, a causa della presenza di pozze non aggirabili profonde fino a 30/40 cm e di scorrimento d'acqua più accentuato del normale nel nono salto (22m);

- il buio ci ha sorpreso nel lungo tratto di cammino che separa il penultimo dall'ultimo salto: pareva di essere in grotta... fondamentali sono risultate le luci frontali e la conoscenza da parte di Gianfranco del sentiero (questo settore è largo e articolato: quando passai anni addietro, alla luce del giorno, ebbi al massimo qualche dubbio facilmente risolvibile, ma in queste condizioni tentativi ed errori sarebbero risultati ben più numerosi... nulla di drammatico, ma saremmo arrivati all'auto almeno un'ora dopo);

- dopo 9 ore di avventura in Supramonte nutrendosi con un'insulsa barretta e un pacchetto di crackers, pizza e birra, in quantità congrue, diventano sempre e comunque un'insostituibile, inimitabile delizia!

 

Sentiero 1

"Versante nord-orientale del monte Ortini (Orthenì) (sentiero 1): cuile"

 

"Versante nord-orientale del monte Ortini (Orthenì) (sentiero 1)"

 

"Versante nord-orientale del monte Ortini (Orthenì) (sentiero 1): karren e veduta verso la valle di Lanaitto"

 

"Versante nord-orientale del monte Ortini (Orthenì) (sentiero 1): salita sui karren"

 

"Versante nord-orientale del monte Ortini (Orthenì) (sentiero 1)"

 


"Versante nord-orientale del monte Ortini (Orthenì) (sentiero 1): karren e veduta verso nord"

 

"Monte Ortini (Orthenì) (sentiero 1): nei pressi del cuile Ortini (Orthenì)"

 

"Monte Ortini (Orthenì) (sentiero 1): nei pressi del cuile Ortini (Orthenì)"

 

"Monte Ortini (Orthenì) (sentiero 1): nei pressi del cuile Ortini (Orthenì)"

 

"Monte Ortini (Orthenì) (sentiero 1): nei pressi del cuile Ortini (Orthenì)"

 

"Monte Ortini (Orthenì) (sentiero 1): nei pressi del cuile Ortini (Orthenì)"

 

"Verso l'attacco di badde Pentumas (sentiero 1): albero e roccia"

 


"Verso l'attacco di badde Pentumas (sentiero 1): alberi e roccia"

 

"Verso l'attacco di badde Pentumas (sentiero 1)"

 

"Verso l'attacco di badde Pentumas (sentiero 1)"

 

"Verso l'attacco di badde Pentumas (sentiero 1)"

 

Sentiero 2

"Versante orientale della punta Duavidda (sentiero 2): rustico riparo a protezione di una pozza d'acqua"

 

"Versante orientale della punta Duavidda (sentiero 2): rustico riparo a protezione di una pozza d'acqua"

 


"Versante orientale della punta Duavidda (sentiero 2): cuile a q.451"

 

"Versante orientale della punta Duavidda (sentiero 2): cuile a q.451"

 

"Versante orientale della punta Duavidda (sentiero 2): recinto per le capre nei pressi del cuile a q.451"

 

"Versante orientale della punta Duavidda (sentiero 2): recinto per le capre nei pressi del cuile a q.451"

 


"Versante orientale della punta Duavidda (sentiero 2): karren"

 

"Versante orientale della punta Duavidda (sentiero 2): verso il cuile a q.506"

 


"Versante orientale della punta Duavidda (sentiero 2): verso il cuile a q.506"

 

"Versante orientale della punta Duavidda (sentiero 2): verso il cuile a q.506"

 

"Versante orientale della punta Duavidda (sentiero 2): cuile a q.506"

 


"Versante orientale della punta Duavidda (sentiero 2): recinto e ripari per i maiali nei pressi del cuile a q.506"

 


"Versante orientale della punta Duavidda (sentiero 2): veduta verso la valle di Lanaitto"

 

"Versante orientale della punta Duavidda (sentiero 2): verso il cuile Duavidda"

 


"Punta Duavidda (sentiero 2)"

 

"Punta Duavidda (sentiero 2): nei pressi del cuile Duavidda"

 

"Punta Duavidda (sentiero 2)"

 

"Veduta verso il monte Corrasi dai pressi della punta Duavidda (sentiero 2)"

 

"Veduta verso la punta Sos Nidos dai pressi della punta Duavidda (sentiero 2)"

 

"Valle carsica ad ovest della punta Duavidda (sentiero 2)"

 

"Veduta verso la punta Cusidore dai pressi della punta Duavidda (sentiero 2)"

 

"Verso l'attacco di badde Pentumas (sentiero 2)"

 

Badde Pentumas

"Badde Pentumas: sopra il salto 1 (25m)"

 

"Badde Pentumas: sopra il salto 1 (25m)"

 

"Badde Pentumas: attacco del salto 1 (25m): marmitte"

 

"Badde Pentumas: attacco del salto 1 (25m)"

 

"Badde Pentumas: salto 1 (25m) e laghetti verso valle"

 

"Badde Pentumas: salto 1 (25m) e laghetti verso valle"

 

"Badde Pentumas: salto 1 (25m) e laghetti verso valle"

 


"Badde Pentumas: salto 1 (25m)"

 

"Badde Pentumas: base del salto 1 (25m)"

 

"Badde Pentumas: salto 1 (25m) e laghetti verso valle"

 

"Badde Pentumas: attacco del salto 2 (8m) e laghetti verso valle"

 

"Badde Pentumas: salto 2 (8m) e, in alto, salto 1 (25m)"

 

"Badde Pentumas: salto 2 (8m) e, in alto, salto 1 (25m)"

 


"Badde Pentumas: laghetti a valle del salto 2"

 

"Badde Pentumas: laghetti a valle del salto 2"

 


"Badde Pentumas: alta valle, con salto 1 (25m) e salto 2 (8m)"

 


"Badde Pentumas: verso il salto 3"

 

"Badde Pentumas: verso il salto 3"

 

"Badde Pentumas: verso il salto 3"

 

"Badde Pentumas: verso il salto 3"

 

"Badde Pentumas: verso il salto 3"

 

"Badde Pentumas: verso il salto 3"

 

"Badde Pentumas: verso il salto 3"

 

"Badde Pentumas: verso il salto 3"

 

"Badde Pentumas: verso il salto 3"

 

"Badde Pentumas: salto 3 (25m, scivolo)"

 

"Badde Pentumas: salto 3 (25m, scivolo)"

 


"Badde Pentumas: salto 3 (25m, scivolo)"

 


"Badde Pentumas: salto 3 (25m, scivolo)"

 

"Badde Pentumas: salto 4 (14m traversando a sinistra, o 3m scendendo lungo la gola)"

 

"Badde Pentumas: parete rocciosa e cespugli nei pressi del salto 5"

 

"Badde Pentumas: salto 5 (10m)"

 

"Badde Pentumas: salto 5 (10m)"

 

"Badde Pentumas: verso il salto 6"

 

"Badde Pentumas: verso il salto 6"

 


"Badde Pentumas: attacco del salto 6 (9m)"

 

"Badde Pentumas: attacco del salto 6 (9m)"

 

"Badde Pentumas: salto 6 (9m)"

 

"Badde Pentumas: salto 6 (9m)"

 

"Badde Pentumas: salto 6 (9m)"

 

"Badde Pentumas: salto 6 (9m)"

 

"Badde Pentumas: salto 6 (9m)"

 

"Badde Pentumas: salto 7 (10m)"

 

"Badde Pentumas: salto 7 (10m)"

 


"Badde Pentumas: salto 8 (17m)"

 

"Badde Pentumas: attacco del salto 9 (22m)"

 

"Badde Pentumas: salto 9 (22m)"

 

"Badde Pentumas: salto 9 (22m)"

 

"Badde Pentumas: base del salto 9 (22m)"

 

"Badde Pentumas: salto 10 (10m)"

 

"Badde Pentumas: salto 10 (10m)"

 

"Badde Pentumas: nei pressi del salto 11"

 

"Badde Pentumas: salto 11 (20m)"

 

"Badde Pentumas: salto 11 (20m)"

 

"Badde Pentumas: salto 11 (20m)"

 


"Badde Pentumas: verso il salto 12"

 

"Badde Pentumas: salto 12 (14m)"

 

"Badde Pentumas: attacco del salto 12 (14m)"

 

"Badde Pentumas: salto 12 (14m)"

 

"Badde Pentumas: salto 12 (14m)"

 

"Badde Pentumas: attacco del salto 12 (14m)"

 

"Badde Pentumas: verso il salto 13"

 

"Badde Pentumas: verso il salto 13"

 


"Badde Pentumas: salto 13 (8m)"

Alcune delle foto sono di Gabriele Rossetti e di Matteo Savorelli, dello Speleo Club Forlì

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