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Articolo inserito in data 31/10/2008 22:26:55
Dolomiti
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Dolomiti di Brenta (Trento) - CAMPANILE BASSO (3166m)

15/08/2007

Campanile Basso (2883m): via Normale (Dolomiti di Brenta - Trento)

- note: via classica, varia, spesso molto esposta, su roccia splendida
- ambiente: alta montagna
- dislivello: 250 m (+ 1250 m fra avvicinamento e ritorno)
- difficoltà: III, tratti di IV
- ritorno: in doppia lungo la via, o nei pressi; targhette con indicazione della lunghezza della calata appese alle catene
- attrezzatura: mezze corde da 55 m, friends di grandezza media, cordini; soste attrezzate, qualche chiodo
- miei commenti: percorso a volte complesso da individuare a causa dei frequenti traversi, facilitato però dalla logicità di molti passaggi, dalla presenza di poderose catene nelle soste e da quella di tante cordate in parete; via di grado contenuto, ma di notevole soddisfazione in un ambiente di bellezza indescrivibile
- consigli: usare mezze corde da 55/60 metri; fare attenzione a lunghezza e direzione delle doppie, e al recupero; visto l'affollamento, fare molta attenzione al proprio comportamento e a quello dei colleghi; un'ultima cosa: se possibile partite da un rifugio in quota e non dal fondovalle (4.00h in parete, 2.15h per scendere fino al canalone, 5.45h di cammino fra andata e ritorno, 1500 metri di dislivello...)

Relazione

"Ciao, Luca, come va? Vuoi venire sul Campanile Basso domani?"
"Come domani?"
"Dai, vengo su con un paio di amici, quelli del Nepal, e andiamo a fare la Normale, o la Fehrmann, decidi tu... vediamo se il tempo tiene... ci penseremo al rifugio... domani mattina, alle 5.30 a Malè, sotto casa... prepara tutto, poco peso... mangeremo qualcosa una volta scesi... 'notte!"

E' pazzo, non c'è dubbio, Marcello è pazzo, però è anche forte e se non "capotto" durante l'avvicinamento più veloce che mi sia mai capitato di fare certamente in cima mi ci porta... bah, meglio in questo modo, meglio saperlo alle 9 di sera così non ho il tempo per intimorirmi e cambiare idea... la Normale o la Fehrmann... è uguale, tanto io il Campanile Basso neppure l'ho mai visto!

Chiudo gli occhi è già il telefonino mi avverte che è ora di alzarsi. Prima di addormentarmi ho letto le relazioni che descrivono le vie, certamente bellissime entrambe: la seconda è più difficile, continua, molto "verticale", e arriva sullo spallone; la Normale è un III con qualche passo di IV, complessa da individuare perchè tocca tutti i versanti della guglia sfruttando cenge e traversi, a volte piuttosto esposti, sale per 250/260 metri, fino alla cima e, cosa da non sottovalutare visto che le previsioni parlano di temporali pomeridiani e noi siamo costretti ad affrontare diverse ore di avvicinamento, permette una comoda "fuga" in quanto gli attacchi per le "doppie" sono nei pressi della via, in alcuni casi le soste della stessa.

Il sentiero parte dal parcheggio del rifugio Vallesinella (1513m), sopra Madonna di Campiglio.
Alle 6.15 lasciamo le auto e 30 minuti dopo passiamo davanti al rifugio Casinei (1826m); Marcello e Sabrina sono razzi, i loro due amici, Diego e Orietta, addirittura meteore (scoprirò poi che sono poderosi atleti, lei una delle più forti scialpiniste italiane e lui un raro esempio di scalatore vero, quelli di cui si legge nei libri e in qualche rivista specializzata, capace delle imprese che racconta e illustra nel suo sito www.soloperun8000.it, e che un mediocre "ravanatore" come me neppure riesce a immaginare di affrontare), mentre io arranco palesemente fuori giri.
E' evidente che stanno andando piano per non "uccidermi", ma lo è pure il fatto che a una tale velocità arriverò alla base della via col fiato sufficiente solo a bisbigliare che rinuncio a proseguire, per cui attiro l'attenzione di Marcello e lo avverto della presenza di un umile essere umano nella sua cordata... maledetti montanari, io rasento il collasso e loro neppure stanno sudando...
Alle 7.45 siamo al rifugio Brentei (2182m).
- Nota per chi volesse ripetere l'itinerario: fino a qui considerare 2 ore di cammino.

Proseguiamo.
Il luogo è splendido: la val Brenta Alta è lunare, delimitata a destra dalle incredibili, infinite pareti del crozzon di Brenta e a sinistra da quelle che sostengono e provano a nascondere alla vista la collezione di torri, campanili, pinnacoli che prende nome di catena degli Sfulmini.
In fondo il Campanile Basso ancora si mimetizza ed è impossibile riconoscerne la spettacolare forma slanciata.
Stiamo camminando tranquillamente decidendo quale via affrontare. Il cielo è biancastro e non assicura un'intera giornata di bel tempo per cui i "capi" paiono optare per la Normale; li convince definitivamente l'affollamento sulla Fehrmann, che ora posso vedere qui davanti in quasi tutto il suo sviluppo: percorre un bellissimo diedro di roccia poderosa, verticale, senza respiro, con una continuità che mi mette a disagio... ok, scelta condivisibile, per oggi è meglio la Normale!
Saliamo fin quasi alla bocca di Brenta, nel tratto finale lungo una faticosa traccia su detriti mobili.
Appena prima del passo Sabrina ci saluta e prosegue verso il rifugio Pedrotti; noi quattro prendiamo a sinistra il sentiero delle Bocchette Centrali che taglia con blandi saliscendi e tratti piuttosto esposti le pareti occidentali della cima Brenta Alta.
- Nota: si tratta dell'emozionante ferrata che collega il Pedrotti al rifugio Alimonta restando sempre ad una quota considerevole, sempre aerea, sempre capace di regalare scorci di indescrivibile bellezza... e inevitabilmente sempre affollata.

In pratica giriamo attorno alla massiccia montagna e improvvisamente ci riappare il Campanile, questa volta però in tutta la sua maestosità, altissimo, sviluppato lungo la sola dimensione capace di ipnotizzare gli occhi di un alpinista, quella che punta il cielo fino a sfiorarlo, a toccarlo, a trafiggerlo, e questa incredibile guglia di pietra lo fa realmente, buca le nubi e raggiunge la luna assottigliandosi man mano, imponente alla base e affilata lassù dove sto disperando di arrivare.
Alla bocchetta del Campanile Basso (2620m) abbandoniamo il percorso attrezzato e scendiamo per un attimo nel canale a sinistra mantenendoci però a contatto con la parete che presto affronteremo. Superiamo i primi 30 metri in libera (II+) e ci fermiamo nel largo terrazzo da cui parte la via vera e propria. Ci prepariamo, sistemiamo poche cose (giacche, acqua, guida con relazione) in uno zaino e lasciamo l'altro in un pertugio, mangiamo una barretta resa meno triste da un succo di frutta e partiamo.
Siamo più o meno a quota 2640 e sono le 9.40.
- Nota per chi volesse ripetere l'itinerario: dal Brentei considerare 1.45 ore di cammino, specie se si parte dal rifugio stesso dopo aver pernottato e non da 1000 chilometri più giù come abbiamo fatto noi...

Diego e Orietta sono davanti e riescono a superare una cordata più lenta; sentiamo le loro voci mentre si allontanano.
Queste sono le celebri pareti di una vetta conosciuta in tutta Europa ed è quindi impossibile essere soli; spesso ci si intruppa in un terrazzino, ci si incrocia, o sorpassa, o si arrampica in parallelo aiutati dal fatto che la roccia è ottima, gli appigli sono numerosi e i passaggi quasi mai obbligati, ma è evidente, e superfluo ricordarlo a chi percorre vie alpinistiche, che spostarsi di un paio di metri dalla linea preferenziale porta a differenze di grado non trascurabili. Sicurissime sono le soste, e tanto frequenti che spesso permettono di scegliere la lunghezza del tiro a seconda di quella delle corde che si stanno usando; in compenso i chiodi sono pochi, a volte uno, a volte meno (...) e li abbiamo occasionalmente integrati con friends di grandezza media. Ritengo ottima la scelta di due mezze corde da 55 metri e la descrizione sotto è relativa all'utilizzo di un tale supporto.
- Nota: la coppia arrivata in cima con noi aveva una 60, ottima per salire, sufficiente per scendere, con prudenza, ma senza usufruire delle nostre avrebbe fatto notte fra una calata e l'altra.

I e II tiro: lungo (li abbiamo uniti...), inizialmente semplice su rocce a gradoni e nell'evidente spaccatura inclinata a destra (III), poi più duro in quella che si chiama parete Pooli (IV, verticale, con appigli piccoli) e precede il minuscolo ripiano con la sosta.

III tiro: corto e semplice; si va verso destra fino a un terrazzo che domina una pittoresca guglia dall'aspetto instabile, sullo spigolo sud-est, quindi ci si mantiene ancora a destra, nel versante est, per un paio di metri e infine si sale (III) alla grande cengia con la sosta da cui partirà la penultima calata in doppia, quella nel vuoto. Affrontando direttamente lo spigolo, come ho fatto io animato da insensata e abituale foga, si trova subito un passo di difficoltà maggiore, ma pur sempre umana... il problema è che ci si assicura alla sola capacità di non lasciare le prese...

IV tiro: 15 metri a destra, in pratica una piacevole passeggiata utilizzabile per una raffica di foto, parte quello che io definirei un facile canalotto inclinato, ma che la guida chiama "serie di camini obliqui" (da ignorare in questo punto l'evidente catena posta una decina di metri sopra di noi a meno che non ci si voglia cimentare nella bella via del camino Scotoni). Si arriva su una cengia più stretta della precedente e ci si sposta ancora a destra fino alla sosta.

V tiro: siamo nei pressi dello spigolo nord-est e sulla testa abbiamo i riconoscibilissimi "camini a Y". Si sale diritto verso la sosta (20 metri, direi di III, ma la cosa importante è che qui servono fettucce o cordini perchè la catena manca ed è inoltre prudente integrare i 2 chiodi presenti con un friend) che si trova appena sotto alla caratteristica divergenza.

VI tiro: il camino che interessa a noi è quello a destra guardando la parete. E' impossibile confondersi e dal comodo poggiolo in cui sto assicurando Marcello mi pare piuttosto semplice. Non sento voci, o meglio ne sento troppe che gridano un po' di tutto, ma dal movimento della corda reputo che sia il momento di partire. Entro nella fessura e subito mi accorgo che lo zaino sulla schiena mi impedisce la progressione, quindi posso solo uscirne e piazzarmi su una placca appigliata esageratamente impennata... se avevo dubbi sul significato di aggettivi come "esposto" e "aereo" adesso li ho chiariti, e se fino ad ora non avevo incontrato punti non "tirabili", ecco il primo... proprio nel momento in cui mi manca la certezza di aver sentito il "puoi andare!"... se mi fossi confuso, se avessi male interpretato il lento recupero, le pause e i leggeri movimenti della corda... forse sono in parete attaccato a un paio di friends mentre Marcello ignaro non è ancora al sicuro in sosta...
Nel camino la difficoltà è III+ mentre sullo spigolo che lo definisce o appena fuori è di poco maggiore, ma qui lo spazio è monodimensionale, il Genietto dei monti ha tralasciato larghezza e lunghezza per concentrarsi unicamente sull'altezza... è su una guglietta, lassù, o in un anfratto nascosto, ma vicino, ammira il suo capolavoro e sghignazza perchè percepisce la mia fragilità, sente chiaramente l'odore della mia paura... Lui si nutre di ciò di cui è causa prima, di speranza, di certezza, di gioia, di presunzione, e soprattutto di timore, eppure lo fa per noi perchè è proprio quest'ultima sensazione, terribile e preziosa, quella capace di farci sentire vivi, di farci desiderare di restare vivi...
... Dio, ci sono, ecco una gobba, ecco che si appoggia, poi la sosta, ecco Marcello come sempre tranquillo e rilassato... che razza di sberla ho preso questa volta...

Un ultimo facile passaggio e siamo sullo "stradone provinciale", la grande cengia detritica che incide orizzontalmente 3 versanti del Campanile interrompendone per un attimo la verticalità, quasi una mano pietosa ne avesse estratto un tronco di cono per porre a contatto due superfici simili e così creare una panoramica viuzza capace di concedere a un "disperato" come me lo spazio e il tempo necessari a ritrovare la convinzione, l'energia fisica e soprattutto quella nervosa dilapidate in precedenza.
Andiamo a destra attraversando tutta la parete nord fin oltre lo spigolo nord-ovest, fino a toccare lo spallone ovest che proprio a questa altezza si arrende incapace di contribuire ulteriormente alla stabilità della grande guglia; il tempo l'ha inesorabilmente consumato, l'ha ridotto a supporto della punta colossale che lo domina ed è curioso ora guardarne la sommità, l'arrivo della Fehrmann che solo 3 ore fa pareva svilupparsi per sempre, opprimendomi.
Anche le cime attorno si sono man mano abbassate, un buon segno, ma i muri di pietra che le sorreggono conservano un'imponenza capace di intiepidire ogni ardore... pensieri che corrono, entusiasmo che torna e voglia di esprimerlo chiacchierando con i due della cordata che abbiamo raggiunto, magari fingendo di sentirmi a mio agio per convincermi di esserlo... nulla, quell'incorruttibile cerbero di Marcello mi concede solo pochi secondi, un respiro e già vuole andare, approfittare del riposo che i colleghi si concedono per spararsi, sparandomi, verso la cima.

VII tiro: lungo (probabilmente ne abbiamo uniti due); si risale un profondo camino leggermente inclinato (III), ma spesso è conveniente rimanere sul costolone a destra dello stesso per evitare gli alpinisti che piombano giù in doppia, alcuni assimilabili a pesanti macigni privi di controllo... io l'ho capito nel momento in cui un tizio ha lanciato una matassa da 50/60 metri gridando senza fretta "corda!", avvertimento che a me è giunto mentre ero appeso a una decina di metri dal suolo un attimo dopo che il poderoso proiettile mi aveva sfiorato... d'altronde se per strada, al lavoro, in un negozio, in una qualsiasi fila incontriamo un tot percento di idioti non vedo perchè in parete dovrebbe essere diverso.
Superato il terrazzo detritico chiamato "albergo al sole" si tende leggermente a sinistra affrontando un muro semplice nel caso in cui si riesca a seguire la linea logica, più complesso (IV) se il traffico obbligasse a spostarsi di un paio di metri.
La nostra sosta è nel "terrazzino del Re del Belgio", minuscolo pulpito sullo spigolo nord-ovest dove riusciamo a sistemarci in 3 sfruttando anche i centimetri quadrati che non ci sono.

VIII tiro: solo qualche metro in orizzontale a sinistra lungo un traverso con evidenti maniglie, eccezionalmente aereo, dopo aver ignorato la variante Perini-Battisti che percorre direttamente lo spigolo nord-ovest... Marcello la guarda, rimugina, poi si distrae salutando Diego e Orietta che stanno scendendo e finisce per restare sulla Normale... grazie a Dio...

IX tiro: lungo (uniti gli ultimi due); permette di superare la parete Ampferer (IV) e raggiungere la cima. Si mira un tetto evidente sotto al quale ci si mantiene a sinistra, poi si tende a destra sormontandolo ed infine si sale diritto con difficoltà pressochè costante.
In alto la montagna finalmente si rilassa, abbandona la verticalità assoluta degli ultimi 100 metri per regalarmi un arrivo tranquillo, quasi sotto i piedi avessi un arrendevole collinone e non l'intero Campanile Basso... a dire il vero mi pianto goffamente sullo spigolo vivo che mi separa dalla catena della sosta, provo un paio di volte ad issarmici sopra e questo, beffardo ,mi respinge, tanto semplice quanto in quell'attimo apparentemente invincibile...
"... ma che stai facendo?" mi urla Marcello da sotto,
"... nulla, provavo... non riesco... vabbè, vado..."

Alle 13.40 siamo sul terrazzo sommitale e dopo 4 ore di alpinistica prigionia posso slegarmi. Direi che ne basterebbero 3 per giungere quassù senza correre, ma il traffico, gli incroci, gli assembramenti alle soste costringono ad attese e perdite di tempo; comunque in un posto simile, a contatto con una roccia così bella, su pareti che emozionano fino a commuovere conviene rallentare per guardarsi attorno, fare una foto in più, concedersi una pausa per pensare a che razza di fortuna abbiamo noi che amiamo far fatica in questo modo, e una filosofia di vita, e un paradiso di pietra vicino che ce lo permettono.
Mi avvicino alla campana, ma non la suono, tanto lo fanno già tutti, e neppure firmo il libro di vetta. Sono scombussolato, svuotato, mi sembra di creare le immagini che sto percependo e impiego un minuto per accorgermi di essere solo... incredibile, inaspettato privilegio: per qualche secondo il Campanile è mio!
Ecco però la gente, arriva da ogni lato a rompere l'incantesimo. Mi siedo in un punto poco ambito e provo a riconoscere i colossi che la nebbiolina rende fantasmi: la Tosa sarà lì, la Brenta Alta... quello è il Campanile Alto... osservo poi Marcello che diligentemente fila le corde per le doppie, ripenso alla tranquillità che aveva lungo la via, mentre superava tratti di 10/15 metri senza un chiodo, senza un dubbio, senza errori significativi pur affrontando un percorso ignoto... non sarò mai così, non riuscirò mai a "leggere" la parete in quel modo... con tante persone che frequenta esperte almeno quanto lui chissà perchè avrà proposto a me di venire qua... il supporto che potrei dargli in caso di bisogno è limitato... sono molto più lento... non conosco la zona, non conoscevo la via... non ci sono motivi complessi, razionali, l'ha proposto a me semplicemente perchè voleva realizzare il sogno di un amico...

Si scende: catene, grossi anelli, piastre metalliche con indicata la lunghezza facilitano un rientro che ugualmente richiede attenzione, per l'esposizione, per l'ampiezza e la complessità delle pareti, perchè "piovono" alpinisti come maledizioni quando la sera in campeggio finisce il gas 2 minuti prima che la pasta sia commestibile, proprio il lunedì, quando la pizzeria vicina è chiusa...

I calata: guardando la parete si resta un poco a destra, lungo lo spigolo, fino a un terrazzino con catena (ce n'è una seconda qualche metro sotto che ci avrebbe permesso di unire le due doppie successive).

II calata: fino al terrazzino sopra al camino inclinato del VI tiro.

III calata: fino allo "stradone provinciale" che si segue verso sinistra (faccia alla parete) passando oltre il punto d'arrivo dei "camini ad Y" del V tiro; raggiunto il versante est si individua facilmente la catena.

IV calata: ci si tiene a destra; io ho saltato una prima catena e mirato la seconda, che ho visto solo perchè c'era appeso un Francese in canottiera con muscoli degli avambracci paragonabili ai miei quadricipiti (facile pendolo di 4/5 metri, ma corde da 55 quasi al termine...).

V calata: fino all'evidente cengia che precede il III tiro e che camminando si segue a sinistra mirando lo spigolo sud-est, quello della sosta sopra al II tiro.

VI calata: in parte nel vuoto, piacevolissima per uno speleologo abituato a "viaggare" appeso alla corda saltellando lungo le pareti, un po' meno per alpinisti alle prime armi che tendono a raggomitolarsi ruotando su sè stessi: "... Campanile... Brenta Alta... Campanile... Brenta Alta... Campanile..." come dice Marcello alludendo alle due montagne poste di fronte la cui vista si alterna per chi piroetta in discesa...
Permette di raggiungere l'attacco della via Normale.

VII calata: lungo il tratto salito in libera subito dopo aver lasciato la bocchetta del Campanile Basso.

... e noi mai sazi non rinunciamo certo a un supplemento di avventura, per cui ignoriamo la ferrata, ossia il percorso che tutti stanno scegliendo per tornare, e scendiamo in direzione opposta sfruttando una cengia ricoperta di fastidiosi detriti... la scorciatoia nel vallone!
In effetti l'orrido canale ad ovest della bocchetta si immette nella val Brenta Alta, ma lo fa laggiù, a centinaia di metri, e dal tentativo di raggiungere un fondo che perde quota più velocemente di noi ricaviamo soltanto la delusione di essere costretti a fermarci davanti a un baratro. Vorrei sedermi a riposare, vorrei imprecare, ma non ne ho il tempo perchè Marcello mi indica l'attacco per una doppia, proprio lì, dietro a un macigno... lo sapeva, diabolico personaggio dalle mille risorse...
Qui non ci sono catene e anelli, tuttavia cordino e chiodi paiono in grado di sostenerci; si tende nettamente a sinistra, direi per 30 metri, fino a trovare un colorato ammasso di spezzoni appartenenti a epoche diverse, alcune piuttosto lontane... è il secondo attacco... poco male, reputo molto maggiore la probabilità che ci frani addosso un pezzo di questa parete marcia di quella che l'intreccio fantasioso di funi e ferraccio collassi, poi la stanchezza e l'insistente nebbiolina confondono le distanze e la base del salto si avvicina solo cercando di scorgerla, e il tempo passa, e i muscoli, i tendini danno fastidio, e non ho più voglia di pensare... mi appendo... mi calo...
Atterro accompagnato da polvere e sassetti, soprattutto dalla consapevolezza che adesso altro non serve che camminare. Una traccia appena visibile rasenta la parete, quindi si perde nel punto in cui il canalone si apre con decisione; deviando a sinistra se ne supera l'argine detritico e in pochi minuti si raggiunge il sentiero percorso all'andata, nel piccolo piano ingombro di massi che precede la faticosa salita verso la bocca di Brenta.

Sono le 17 e siamo in forte ritardo; quel caterpillar che mi accompagna si accerta delle mie condizioni, quindi mi saluta e accelera per arrivare al rifugio Brentei e tranquillizzare il prima possibile Sabrina. Anche Diego e Orietta dovrebbero aspettarci là dopo aver "fatto" Normale e Ferhmann e aperto una via nuova... scherzo, ma sono convinto che se solo avessero voluto quasi quasi ci sarebbero riusciti!
Io procedo più lentamente. Per non creare problemi al mio compagno ho tenuto per me che da qualche ora non sto bene; una subdola nausea è causa del mal di testa che a volte rovina i miei ritorni, specie quando sforzo e stress sono notevoli e l'alimentazione insufficiente... anche oggi... pazienza, so che dal momento in cui mi riprenderò la soddisfazione sarà enorme e per esperienza che sarò capace di annacquare il ricordo dell'insistente malessere che mi sta deprimendo.

Esco per un attimo dalla torbida nube che rallenta le mie reazioni e mi accorgo di avere vicino un paio di pittoreschi personaggi; quello più anziano mi chiede notizie sulla scalata e io rispondo, poi gli domando come fa a sapere dove sono stato.
"Lo vedo dall'attrezzatura, dal modo di camminare, lo immagino guardandoti in volto", quindi recita alcuni versi indicando le montagne che disegnano l'alta valle, sorride e si avvia lungo il sentiero alle spalle dell'altro... la fatica, la luce fioca del tardo pomeriggio, la foschia, la nausea e l'intontimento che ne consegue mi fanno credere che si sia trattato solamente di un sogno.
Ora però riconosco senza dubbi la sagoma di Sabrina che mi sta venendo incontro. E' già al corrente di tutto, ma vuole sentire anche da me come è andata; io le racconto qualche episodio, scherzo affermando di essere riuscito a riportarle Marcello sano e salvo, tento di descriverle l'emozione provata là sopra, mi scuso per aver contribuito ad allungare la sua attesa... sono certo che lei sia realmente felice per noi.

"Val Brenta alta, bocca di Brenta e cima Brenta bassa"

 

"Campanile Basso: Spallone e versante sud-occidentale, con la via Graffer e la via Fehrmann (dal sentiero verso la bocca di Brenta)"

 

"Campanile Basso: Marcello di fronte allo Spallone e al versante meridionale, con la via Fehrmann (dal sentiero verso la bocchetta del Campanile Basso)"

 

"Campanile Basso: Spallone e versante meridionale, con la via Fehrmann (dal sentiero verso la bocchetta del Campanile Basso)"

 

"Campanile Basso: via Normale: dall'attacco alla sosta sopra la parete Pooli (dal sentiero verso la bocchetta del Campanile Basso)"

 

"Bocchetta del Campanile Basso e cima degli Armi bassa"

 

"Marcello Gregori, amico e guida alpina della val di Sole, sul sentiero delle Bocchette centrali"

 

"Campanile Basso: via Normale: I tiro"

 

"Campanile Basso: via Normale: Marcello nel II tiro (parete Pooli)"

 

"Campanile Basso: via Normale: III tiro e Marcello nella sosta 3"

 

"Campanile Alto (dall'attacco del IV tiro della via Normale del campanile Basso)"

 

"Campanile Basso: via Normale: Marcello nel VI tiro (camino a Y)"

 

"Campanile Basso: via Normale: Stradone provinciale"

 

"Campanile Basso: via Normale: VII tiro"

 

"Campanile Basso: Spallone e val Brenta alta (dalla sosta 7 della via Normale)"

 

"Massiccio della Tosa (dalla via Normale del campanile Basso)"

 

"Sono io, sulla cima del campanile Basso"

 

"Marcello ed io sulla cima del campanile Basso"

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