Home

gianlucacarboni.it


° Speleologia
° Alpinismo
° Arrampicata
° Escursionismo
° Torrentismo
° Turismo culturale
° Musica


 
stampa questa pagina web | . 1322577
 
Articolo inserito in data 25/12/2008 22:07:04
Grotte in Emilia Romagna
letto 2405 volte in 4112 giorni (0,58)
GROTTA DI FIANCO ALLA CHIESA DI GAIBOLA - 21 dicembre 2008

Grotta di fianco alla Chiesa di Gaibola (Bologna)

coordinate ED50: N 44°27'42,2" - E 11°19'10,7"
quota:                  215m slm

Finalmente una grotta seria! Eh sì, le mie condizioni fisiche sono man mano peggiorate da gennaio in avanti e ho rinunciato praticamente a tutto: zero 4000 risaliti, e zero 3000, un paio di vie lunghe praticamente parancato su da un premuroso amico trentino (San Marcello da Vezzano...), due uscite al Corchia di una decina di ore, sfiorati i -500 in Preta e... basta... in un anno... che tristezza!
Poi mi hanno operato e ora, 2 mesi dopo, sto tornando in una grotta vera... nulla di terribile, ma certamente seria per i faticosi cunicoli e meandri, per le 2 o 3 fessurine da affrontare, per il fango, per l'attenzione da usare in qualche passaggio aereo, in alcune risalite.

La giornata è stata particolarmente piacevole perchè il fisico ha reagito come speravo, per l'ambiente in cui tornavo a muovermi, ma soprattutto per la compagnia: le "bestie" di Forlì che mi hanno accudito, Alex e Fabio, e Raffaella, paziente soggetto da infilare in pertugi infami per ricavarne foto "artistiche", Mauro, intrigante speleosub trentino, poi Chiara, simpaticissima, tanto che l'ho perdonata per un imbarazzante scambio di persona di un tot di mesi fa... un incubo che ancora mi perseguita... quindi Matteo, provvidenziale nel portare un sacco che altrimenti, distrutto dalla fatica, avrei abbandonato in un qualche anfratto, e Flavio, sereno e paziente, e Riccardo... questo è parecchio strano e meriterebbe un capitolo a parte, con la sua pentola per il vin brulè, il panettone dagli angoli smussati, fornello, ramaiolo, bicchieri, spumante, trascinati per quei budelli... è una gran bella persona, come tutti gli altri. Di alcuni, usciti prima, mi sfugge il nome... mi scuso!

Dove si trova la grotta: facile, a fianco della chiesa di Gaibola. Vi si arriva dai viali di Bologna: percorrendoli in senso orario, poco dopo aver superato i giardini Margherita si curva a sinistra in via San Mamolo (cartello turistico per la chiesa dell'Osservanza), quindi più avanti ci si tiene a destra in salita (via dei Colli) e si resta a destra al successivo bivio (via dei Pozzetti). Si notano lontano a destra la chiesa dell'Osservanza (cupola) e vicino quella di Gaibola, che si raggiunge con una breve deviazione a sinistra. Si lascia l'auto nei pressi del piazzale di fronte all'edificio, si prosegue per qualche metro nella sterrata e si prende a destra la traccia che scende nella grande dolina boscosa. Nel punto più basso si individua l'ingresso, che ha una caratteristica forma triangolare.

Descrizione della via principale, dell'anello interno e di qualche ramo secondario:

- una breve galleria porta a un sala inclinata alta mediamente 40/50 centimetri. Ci teniamo un po' a destra, dove si transita meglio, e quasi al termine strisciamo verso sinistra fino allo scomodo imbocco di un pozzetto (P6, corda da 10m) alla base del quale un passaggio relativamente stretto ci permette di raggiungere una galleria.

- Per compiere un interessante anello interno, occorre ora armare il salto che sarà da risalire al ritorno: entriamo in una piccola camera a sinistra e subito ci infiliamo in un basso bucanotto a destra (andando dritto percorreremmo un lungo ramo che presto diventa piuttosto fangoso, praticamente nuoteremmo per vari metri nella melma e arriveremmo a rialzarci in ambienti abbastanza ampi con qualche cunicolotto laterale... ho visto posti migliori!), procediamo quindi per qualche passo e individuiamo un piccolo scivolo a sinistra (di fronte parte un meandrino che dopo poco mi mostra le sue reali dimensioni, convincendomi a desistere dal tentativo di esplorarlo ulteriormente...) sopra al quale, stesi, miriamo l'evidente fessura a destra (anche da qui, procedendo dritto, pancia a terra come i gechi, entreremmo nel ramo fangoso appena descritto), che superiamo su un fianco. Aldilà troviamo una curva a destra e uno stretto corridoio che scende e improvvisamente (attenzione!) si allarga nello scivoloso gradino da attrezzare (corda da 10m).

- Tornati alla galleria la seguiamo e subito incontriamo un pozzetto (P5, doppia con una corda da 15/20m); lo precede a sinistra un angusto bypass elicoidale grazie al quale se ne raggiunge la base in libera (attenzione a dove si appoggiano i piedi perchè in basso è un po' esposto). Camminiamo tranquillamente per 15/20 secondi (non capiterà più di farlo...) tenendoci a destra e ci stendiamo in un cunicolotto che sbuca in una saletta, a meno di 2 metri d'altezza; a destra parte un meandro.

- Primo meandro: una breve e facile arrampicata permette di entrarvi. Inizialmente è comodo, poi occorre passare in contrapposizione su un piccolo sprofondamento, quindi dopo una curva a destra dobbiamo strisciare stesi su un lato in salita. Arriviamo in una galleria: a destra presto chiude, mentre a sinistra procediamo più a lungo, anche pancia a terra visto che prima di raggiungere una saletta diventa un budello schiacciato. Uno scivolotto con blocchi di melma che paiono resti di un tentativo di disostruzione consente di proseguire per pochi metri. Il meandro è interessante dal punto di vista estetico, mentre la galleria potrebbe in parte esserlo da quello esplorativo.

- Siamo nuovamente sul percorso principale: dopo un basso passaggio, qualche metro prima di un pozzo (P7, doppia con la corda da 15/20m), notiamo a destra l'ingresso di un altro meandro.

- Secondo meandro: per entrarvi occorre qualche contorsione. Io, che sono un po' lungo, vi ho infilato le gambe e flettendo la schiena mi sono fatto guidare dalla curva in discesa a sinistra. Vi si cammina sempre ed è piuttosto bello, sinuosissimo, tanto che in un punto il sottile diaframma di roccia che separa il tratto che precede l'ansa da quello che la segue si è consumato formando così una curiosa finestra. Al termine una fessurotta permette di accedere a un piccolo ambiente.

- Sotto al P7 ci aspetta un lungo cunicolo mai stretto, ma moderatamente faticoso. Si striscia e si gattona fino a una curva a sinistra (a destra sono evidentissime le tracce di un tentativo ancora in corso di disostruzione... il meandro c'è, grande, ma il quantitativo di argilla compatta che ovunque lo tappa è impressionante... occorrono ottimismo e perseveranza... io scaverei in alto... in ogni caso, buona fortuna!). Arriviamo in una comoda saletta dove lasciamo i sacchi col materiale che non serve. Sentiamo il rumore del torrente; lo rasentiamo per un attimo dirigendoci a destra e andiamo così verso le zone più remote.

- Subito ci appare davanti il cordino rosso con asola che pende dal soffitto e aiuta ad entrare in un laminatoio a un paio di metri d'altezza: è il passaggio dell'Aeroplano. Ci sono poi un cunicolo, che diventa una galleria, e una sala che lasciamo andando in alto a destra, o davanti in basso; da notare che attraverso un bucanotto a sinistra e una breve discesa si tocca il piano del torrente, seguendo il quale, aldilà di un acquatico bypass, si può arrivare alla base dello scivolo successivo alla sala, cioè di quello fangoso sul cui ciglio siamo ora: lo si affronta senza troppi problemi in libera, ma vi suggerisco di sistemarvi una corda per calarsi con prudenza (10m, grande clessidra).

- Una breve arrampicata, quindi percorriamo una galleria che improvvisamente termina dopo una secca curva a sinistra; in realtà abbiamo due possibilità per avanzare: l'ennesimo pertugio dove strisciare davanti a noi (...sbagliato!) o una risalita a sinistra, contorta, un po' scivolosa e angusta (occorre tenersi il più in alto possibile... ed è la via giusta!). A questo punto ci troviamo di fronte alla strettoia dell'Emicrania, un lungo cunicolo con sezione fra l'ogivale e il rettangolare, altezza media di 50 centimetri (... tendente a meno!) e base di fango compresso abbastanza appiccicoso da rendere doppio lo sforzo necessario per muoversi; è interrotto da uno sprofondamento (corda fissa) utile per sgranchirsi, e piuttosto faticoso perchè le dimensioni obbligano a progredire utilizzando principalmente le braccia.
Il piacevole budello diventa un meandrino e si arresta sull'orlo di un pozzo (P9, corda da 15m; al momento il doppio attacco con catena è in stato precario a causa di un fix sfilato per cui va assolutamente utilizzato il vecchio, ma grosso piolo metallico che si trova un metro prima).

- Atterriamo sul torrente, che seguiamo verso valle (guardando la parete del salto, si va a destra; in senso opposto si risale un tratto del ramo attivo fin sotto alla galleria percorsa prima della strettoia dell'Emicrania e della risalitina scomoda... non ci sono andato, per cui non so dirvi se sia "umanamente" transitabile, se ci si bagni... certamente sì..., e soprattutto se sia poi facile rientrare dal basso nella via principale). Strisciamo nel fango e nell'acqua per qualche attimo e quando riacquistiamo la posizione eretta (per la quale è evidente che siamo strutturati, eppure... ma come è possibile che ci piaccia tanto trascorrere il tempo in questo modo!!) notiamo a sinistra lo scivolo Maria: ha un aspetto poco invitante, uno scuro e ripido fessurone alto una decina di metri, invaso da una colata di melma che risulterà però provvidenziale al ritorno, in discesa, perchè incolla al suolo... pare quasi di avere i ramponi ai piedi!
Lo guardiamo con sospetto, lo affrontiamo e arriviamo alla grande sala della Sepoltura, importante dal punto di vista archeologico per il ritrovamento in zona "di due vasi cilindro-conici, uno dei quali completamente ricostruibile, datati all'Eneolitico finale...", di uno "scheletro di un individuo trovato nel livello II, rannicchiato sul fianco destro, con attorno grumi di ocra rossa, denti di animali e conchiglie forate...", "... di cenere, di frammenti di ceramica rozza (alcune esposte al fuoco), in parte decorata con ditate impresse" nel livello III (il più antico),  e di "ossa umane sparse e mescolate con resti di cultura relativa alle fasi finali dell'Eneolitico, quando la grotta venne adibita a sepolcreto" nel livello I. "Per i livelli II e III, attraverso vari confronti, è stata ipotizzata l'attribuzione ad una fase media del Neolitico" (la fonte dalla quale ho preso queste notizie è il sito, a mio parere di eccezionale interesse, www.venadelgesso.org).
La presenza di tanti e tali reperti, e la difficoltà del percorso fatto da noi speleologi per raggiungere questo camerone, sono indizi certi dell'esistenza in passato di un secondo ingresso qui vicino.

- Lasciando alle spalle la sala proseguiamo per 30 secondi (direzione a destra sbucando dallo scivolo Maria), solo fino a rasentare e fotografare qualche rara e bella concrezione, anche se manca veramente poco al fondo, perchè altri ci stanno aspettando più indietro, perchè siamo stanchi, perchè guardando il rilievo resta da percorrere un meandro, da superare due fessure che paiono non banali, ma soprattutto un pozzo (P8) e noi abbiamo finito le corde...

- Retrocediamo fino alla saletta che precede il passaggio dell'Aeroplano e recuperiamo i sacchi che vi avevamo lasciato; arrivandovi da quaggiù dobbiamo attraversarla mantenendo più o meno la direzione (resta a sinistra la galleria dalla quale vi siamo giunti la prima volta) e infilarci nel basso cunicolo che dopo una curva a destra termina nell'Autostrada.
Questo grande spazio è piuttosto strano perchè con le sue dimensioni promette finalmente ampie prosecuzioni e finisce invece per chiudersi all'improvviso; in ogni caso qui notiamo a destra lo scivoloso gradino con la corda che abbiamo sistemato all'inizio per poter completare l'anello.

Qualche nota:

- io preferisco armare la grotta con corde, altri con scalette: entrambe le scelte non creano problemi;

- ci sono varie diramazioni secondarie e collegamenti alternativi che spesso partono dal percorso principale e vi tornano;

- non ho visto la sala Bassa, raggiungibile scendendo un P8 che si trova a destra del P6 iniziale o percorrendo un cunicolo che potrebbe essere selettivo e parte a destra della galleria alla base dello stesso P6; un bypass alto che porta all'inizio della strettoia dell'Emicrania e la parte del ramo attivo sotto alla stessa; il meandro e il P8 finale; alcune brevi diramazioni dall'aspetto poco invitante;

- credo che la grotta sia in esplorazione e vista la particolare conformazione articolata, a più piani, a tratti labirintica, che possa un giorno regalare qualche sorpresa;

- il rilievo è preciso e permette di orientarsi bene, non è semplice però trovare la strettoia che porta al salto da pre-armare per poter compiere l'anello interno; da seguire quindi con attenzione le istruzioni che ho scritto sopra;

- è una bella grotta, soprattutto per i caratteristici canali di volta (quasi tutti i cunicoli di cui ho parlato, tipo la strettoia dell'Emicrania) e gli stretti e sinuosi meandri; non è difficile, ma faticosa, con qualche passaggio da impostare, piuttosto utile per chi supera un corso di speleologia e vuole prendere confidenza con ambienti più severi e complessi.

...

     
gianlucacarboni.it © Copyright 2008-2020      Tutti i diritti su testi e immagini sono riservati