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Articolo inserito in data 19/01/2009 22:01:16
Grotte in Emilia Romagna
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Riapertura della GROTTA LEONCAVALLO - 18 gennaio 2009

Grotta Giovanni Leoncavallo (Ravenna)

coordinate ED50: N 44°13'42,2" - E 11°45'38,6"
quota:                  228m slm

E' una grotta piuttosto importante che si apriva in una piccola dolina a valle del buco del Noce.
"... piuttosto importante..." per le dimensioni, per alcune peculiarità che verificherò in futuro, perchè vi arriva l'acqua della Rosa-Saviotti, che fra l'altro è molto vicina, e perchè è collegata alla grotta di Alien.
"... si apriva..." perchè il padrone del terreno in cui si trova la dolina un bel giorno decise di chiudere l'ingresso rovesciandoci sopra tonnellate di terra.

Nel periodo in cui fu scoperta da speleologi del gruppo di Faenza io lavoravo lontano da Forlì e l'ultimo dei miei pensieri era "andare in grotta". Quando finalmente tornai la ruspa aveva già operato in zona... c'era sempre la possibilità di raggiungere la grotta passando da Alien, ma il ricordo delle fessure di quest'ultima mi ha fatto sempre rimandare il tentativo (... peso 15 kg in più di quando avevo l'abitudine di grattugiarmi in quei pertugi...); tutto per dire non ho mai messo piede dentro al Leoncavallo.

Veniamo agli ultimi giorni: Teo "il presidente" ha contattato quella che ora è la padrona del terreno e ottenuto, a certe condizioni (rispetto delle coltivazioni e comportamento in ogni caso educato), il permesso per provare a riaprire l'ingresso; ha quindi preparato un piano di lavoro e proposto al gruppo di iniziare gli scavi.

Ieri sera eravamo in due: io e lui, cioè l'uomo di fatica e il capo cantiere, o il "caporale", colui insomma dal quale dipendono vita e morte di noi braccianti.

Il primo pozzetto, profondo 1,5 metri circa, è libero, ma di dimensioni scomode per lavorare. Dove ci aspettavamo che fosse si è aperto il ripido scivolo che dovrebbe presto sbucare in un salto di 4/5 metri; per ora è possibile infilarvi solo i piedi: all'interno la terra non è compatta, ma è impossibile vedere quanta ve ne sia, e soprattutto se vi sono pietre o altra "roba" a otturarlo. Pare comunque che l'aria venga aspirata.

Ci sono due problemi da affrontare:

1) stiamo scavando in un ambiente di frana e sulla testa resta troppa terra, almeno un metro cubo, di quella buttata anni addietro; si muove, ogni tanto ne arriva una palettata su chi è nel buchetto a lavorare, per cui è fondamentale asportarla e verificare con attenzione la tenuta di massi e pietre attorno.

2) lo scivolo è in forte pendenza e stretto: occorre studiare un modo per estrarre il materiale che lo sta ostruendo. Può essere utile allargare un po' il primo ambiente, cioè il pozzetto, ma per farlo è necessario partire dal punto 1.

Resta infine irrisolto un enigma scientifico: eravamo in due, alternativamente uno scavava e l'altro riempiva e portava via i secchi. Come è possibile che Teo sia convinto di essere lui quello che scavava di più, e pure quello che portava via più terra?

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