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Articolo inserito in data 27/02/2009 18:32:22
Sardegna
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In cammino sul MONTE ALBO: il MONTE TURUDDO' e la PUNTA CATIRINA

Sentiero: santuario del Miracolo (Lula) - sella di Nurai - voragine sa Tumba 'e Nurai - monte Turuddò - sella di Nurai - punta Catirina - cime ad est della punta Catirina - sella di Nurai - santuario del Miracolo (monte Albo - Nuoro)

- note: a una semplice mulattiera segue un largo crinale roccioso senza sentiero (prima cima), quindi una ripida cresta (seconda cima) il cui grado di difficoltà dipende dal percorso che si sceglie (tratti di facile arrampicata, in parte aggirabili, su splendido calcare se si opta per la via diretta, o tracce di sentiero se si preferisce il canalone a fianco)
- miei dati: in tutto 6h 30' di cammino, con un dislivello di 1100 m (da solo e procedendo piuttosto rapidamente, per cui calcola un'oretta in più)
- miei commenti: escursione impegnativa, di eccezionale interesse
- consigli: le due vette sono perfettamente riconoscibili, separate da una grande sella dalla quale si passa tre volte; la cresta sud della punta Catirina può offrire semplici passaggi in roccia (II): io l'ho seguita rigorosamente salendo, ma ho preferito scendere lungo le tracce di sentiero nel canalone appena a est della stessa; con un minimo di attenzione è impossibile perdersi, ma il cammino è lungo e il sole su rocce di questo tipo è implacabile per cui risulta fondamentale un'adeguata scorta d'acqua; ATTENZIONE alla voragine sa Tumba 'e Nurai, famosa, impressionante, letale trappola naturale; panorama e ambiente sono strepitosi

Relazione

Dal paese di Lula ho preso la strada che porta verso est al santuario del Miracolo nei pressi del quale ho parcheggiato. Proseguendo in blanda discesa lungo la stessa per oltre un chilometro ho raggiunto una pista a destra che dopo poco diventa una bella mulattiera.
Fino a qui il percorso è asfaltato ed è possibile arrivare tranquillamente in auto, risparmiandosi così fra andata e ritorno una mezzoretta di cammino piuttosto noioso; nonostante l'abbattimento volontario delle indicazioni in legno, il bivio è facilmente riconoscibile, specie se ci si munisce di una buona carta (che a mio giudizio in queste zone è sempre meglio avere; io ho usato carte dell'IGM serie 25 e 50, belle, precise, aggiornate, ma costose).

Nel tratto che sale con regolarità alla sella di Nurai mi trovo sull'antichissima via nuragica che collega la zona di Lula a quella di Siniscola, utilizzata da pastori e fino al secolo scorso da boscaioli. Occorre evitare una prima deviazione a sinistra e una seconda a destra, in ogni caso sono presenti alcuni segnavia e la piacevole mulattiera è ampia, caratteristica, difficilmente confondibile.

Improvvisamente mi si apre davanti un lungo pianoro: ho raggiunto la depressione che separa la cresta sud della punta Catirina da quella nord-est del monte Turuddò; poco più avanti valicherei il passo, ma io subito devio a destra perchè sto cercando l'ingresso di una grotta famosa, la voragine sa Tumba 'e Nurai.
Non è complicato trovarlo, è vicino, basta individuare i rari segnavia o semplicemente mantenersi più a destra possibile, senza perdere quota e senza salire lungo il crinale; il problema è un altro: cammino su bella roccia che un poco scende verso quella che pare una conchetta nascosta, poi aumenta la pendenza, mi accorgo che il terreno è sdrucciolevole, mi fermo perchè ho l'impressione violenta di sbagliare qualcosa, perchè noto che l'albero che oramai tocco riesce a nascondermi in buona parte l'aspetto di questa pseudo-dolina... che non ha il fondo!!
E' incredibile, sono sull'orlo scivoloso di un terrificante baratro, una trappola naturale con una bocca spalancata di vari metri di diametro che ho visto solo ora, un attimo prima di finirci dentro, e solo ora capisco il motivo della sua tetra fama... è impressionante come basterebbe un passo verso questo grande imbuto per non poter più frenare la mia caduta in un pozzo la cui base si trova a oltre 100 metri di profondità; è talmente infido questo posto che neppure riesco a sporgermi per fare una foto decente, è talmente affascinante per uno speleologo che ama le grandi verticali che già mi perdo a progettare una futura discesa (ATTENZIONE, può darsi che l'emozione abbia accresciuto le mie sensazioni, ma il pericolo è realmente elevato!).

Lascio la voragine e salgo decisamente verso sud-ovest; evito la vegetazione e mi mantengo lungo la linea di massima pendenza. Non ci sono grossi dubbi a individuare la giusta via, semmai comincia a sentirsi il calore: le rocce sono particolarmente chiare e quasi come su un ghiacciaio il sole riesce a cuocermi con regolarità, attaccandomi da tutte le direzioni. L'ambiente però è bellissimo, selvaggio, rude, e il panorama sempre più ampio.

Raggiungo un'anticima del monte Turuddò, a q.1083, quindi la vetta principale (1127m); 500 metri sotto di me riconosco il santuario da cui sono partito, più ad ovest Lula è una piacevole macchia di colore in un verde mare ondulato, e lontano riesco a scorgere la curva dell'orizzonte.
Verso nord-est si distinguono le varie cime del monte Albo; la più imponente, rocciosa, con una ripida cresta che mi attrae come un piatto di pastasciutta dopo un giorno di cammino, è la mia prossima meta: la punta Catirina.
Faccio un paio di foto, osservo le alture a sud, so che nascondono altre grotte, so che laggiù si trova sa Tumba 'e Nudorra, una spettacolare dolina di sprofondamento tanto grande che al suo interno cresce una folta vegetazione, ma non ho tempo e soprattutto sono solo, senza attrezzatura e corde, per cui decido di ignorare la curiosità e retrocedere scendendo velocemente verso il passo.

Curioso il nome che gli abitanti di Lula hanno dato alle due cime gemelle separate dalla larga sella di Nurai: Turuddò è "una persona rude e goffa" e Catirina la sua degna compagna, in pratica l'immancabile coppia di "matti del paese".

Miro direttamente la cresta sud dell'amica Catirina; con qualche passaggio mi abituo alla roccia, compatta, poderosa, e subito mi sento a mio agio. Comincio a cercare paretine più complesse, quasi sempre aggirabili, e come spesso mi capita finisco per esagerare: un diedrino verticale mi dona qualche metro da brivido (almeno III, troppo per un dilettante slegato) e appena fuori dallo stesso, dopo aver ripreso fiato, reputo che non sia il caso di perseverare anzi, che sia giunto il momento di calare le pretese, di contenere le difficoltà... un vero peccato perchè il calcare qui attorno è splendido.

Procedo con tranquillità, oramai è praticamente impossibile sbagliare: i salti a sinistra (versante occidentale) sono sempre più alti, caratterizzati da placche strepitose, e la linea da seguire ne rasenta l'orlo superiore; finalmente la pendenza cala e aldilà di un dosso intravedo la vetta (1127m). La raggiungo, mi fermo per consultare carta e guida, mangio qualcosa e mi attardo ipnotizzato da un ambiente affascinante: è vero che andare in montagna da soli aumenta un poco il rischio, ma le sensazioni sono moltiplicate per mille, e se il posto è anche sconosciuto, così bello e sorprendente, allora l'emozione può toccare apici impensabili (su un 3000 dimenticato, nei pressi di Bormio, dopo 5 ore di salita, qualche passaggio azzardato e qualche decisione dalla quale è dipeso il buon esito della scalata, mi sono seduto vicino all'ometto che occupava gran parte della minuscola cima; credevo fosse il freddo, un leggero malessere inspiegabile perchè ero felice, un tremore lungo la spina dorsale, poi mi sono reso conto che a quasi 30 anni dall'ultima volta stavo piangendo).

Il panorama è circolare; a sud riconosco facilmente il percorso fatto per raggiungere la cima del monte Turuddò, a nord-est le altre punte del monte Albo, ma la mia attenzione è attratta dall'altopiano che si stende a nord più o meno 100 metri sotto di me: si chiama su Campu 'e Susu e indubbiamente è una grande dolina dal fondo piatto.
Questo è un terreno carsico, ogni particolare qui attorno lo ricorda, dal tipo di roccia alla totale mancanza di acqua in superficie, alla presenza di buchi di varie dimensioni, e ora di questa verde scodella che certamente alimenta un sistema ipogeo significativo ancora sconosciuto... la Sardegna è una terra magica che non finirà mai di stupirmi, e di propormi nuove avventure.

So che aldilà del piano, a sinistra, proprio dove la cresta della punta Sae Mussinu si impenna, un ripido sentiero cala fino alla strada Lula-Sant'Anna da dove una lunga passeggiata mi consentirebbe di raggiungere l'auto, ma preferisco mirare ad est la punta Manna per fare qualche altra foto e soprattutto perchè voglio trovare una via più semplice che mi permetta di arrivare in futuro in questa zona.
In effetti dalla depressione che separa le due cime (Manna e Catirina) è possibile scendere in direzione sud seguendo tracce abbastanza evidenti che nei pressi della sella di Nurai si perdono inghiottite da una fitta vegetazione (in realtà ad un certo punto sono stato io a lasciarle perchè mi avrebbero condotto troppo a sinistra, a est del passo); occorre un poco di pazienza per compiere gli ultimi metri di cammino, quasi la montagna volesse farmi pagare un pegno per avermi concesso di toccare tutte le mete che mi ero prefissato.
Oramai il più è fatto. Percorro a ritroso la mulattiera e il tratto di strada asfaltato; solo al santuario incontro il primo essere umano della giornata.

Il prossimo anno tornerò quassù con un paio di amici, imbraghi e moschi, piastrine e spit, e 150 metri almeno di corda, mi calerò, poi riemergerò da quel mondo oscuro e vi racconterò cosa c'è sul fondo di una voragine che pare senza fondo.

"Mulattiera, andando verso la sella di Nurai"

 

"Versante NE del monte Turuddò (dalla mulattiera per la sella di Nurai)"

 

"Mulattiera, andando verso la sella di Nurai"

 

"Cresta S e anticima a q.1051 della punta Catirina (dai pressi della sella di Nurai)"

 

"Voragine sa Tumba 'e Nurai"

 

"Anticima a q.1083 del monte Turuddò (dalla cresta NE)"

 

"Punta Catirina e punta Manna (dalla cresta NE del monte Turuddò)"

 

"Cima del monte Turuddò (dall'anticima a q.1083)"

 

"Conca boscosa e cresta e est della cima del monte Turuddò (dall'anticima a q.1083)"

 

"Lula e campagna circostante (dai pressi della cima del monte Turuddò)"

 

"Cima del monte Turuddò"

 

"Sella di Nurai (dalla cresta NE del monte Turuddò)"

 

"Cresta S e anticima a q.1051 della punta Catirina"

 

"Cresta S della punta Catirina"

 

"Pareti rocciose e anticima a q.1051 della punta Catirina (dalla cresta S)"

 

"Monte Turuddò (dall'anticima a q.1051 della punta Catirina)"

 

"Cima della punta Catirina (dall'anticima a q.1051)"

 

"Cima e cresta sommitale della punta Catirina"

 

"Rilievi a est della punta Catirina (dalla cima)"

 

"Su Campu 'e Susu e rilievi settentrionali del monte Albo (dalla cima della punta Catirina)"

 

"Paesaggio carsico nei pressi della punta Manna"

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