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Articolo inserito in data 10/06/2009 15:10:18
Ferrate
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Trentino - Valle del Sarca: FERRATA ERNESTO CHE GUEVARA

Sentiero e ferrata: Pietramurata-Monte Casale-Capanna Don Zio-Dorsale Godesi-Casina forestale-Sarche-Pietramurata

difficoltà dei sentieri: E
difficoltà della ferrata: medio/difficile

segnavia: ferrata Ernesto Che Guevara - 427

in totale 7h 15' di cammino e 1400 metri di dislivello (ferrata Ernesto Che Guevara: da 420 a 1200m slm)

miei commenti e consigli: lo spettacolare anfiteatro roccioso che si risale, il versante orientale del monte Casale, è severo e solitario, tanto bello che l'enorme cava sottostante riesce ad alterarne solo in parte il fascino; le vedute, verso la Paganella e il Bondone, sui laghi di Toblino e Cavedine, aumentano di interesse con la quota, fino a diventare notevoli verso l'Adamello e il Brenta sulla cima. Il caldo è micidiale, quasi insopportabile: è fondamentale partire in orari adeguati e portare molta acqua (io ne ho consumati 3 litri durante l'escursione, e un tot di birra una volta tornato in campeggio!). Altro problema da non sottovalutare è la presenza di grandi pietraie pensili: occorre il massimo dell'attenzione a non causare scariche micidiali su chi è più in basso e a quelle sempre possibili provenienti da sopra (io ho limitato il rischio presentandomi all'attacco della ferrata prima delle 8 di un giorno feriale: mi precedevano solo due lenti colleghi tedeschi che presto ho superato). La via attrezzata non è tecnicamente complessa, ma molto lunga e l'impegno fisico risulta rilevante, accentuato dal dislivello e dall'esposizione continua al sole. Il ritorno avviene su sentiero e piste forestali nel bosco, sempre all'ombra... pare un sogno...
Sono salito lentamente fino all'attacco, poi ho di molto aumentato la velocità lungo gli interminabili cavi (disl. 800m in 2h 40'), di nuovo ho rallentato nel raggiungere la cima (disl. 440m in 1h 10') e infine sono sceso senza pause fino a Sarche, spesso accelerando nei tratti più ripidi; ne consegue che per una ripetizione più tranquilla sia giusto considerare 8h / 8h 30' di cammino. Affrontando la ferrata capita di procedere su terreno sdrucciolevole e dimenticarsi per stanchezza o distrazione dei salti verticali che si rasentano; alcune splendide pareti, poi, armate con cavi e gradini infissi nella roccia sembrano non terminare mai e può essere che l'energia nelle braccia cali minando certezze (che a volte nascondono presunzione) e determinazione: percorsi di questo tipo sono potenzialmente pericolosi per cui consiglio di rinunciare se non si è tranquilli, se si soffre di vertigini, o giramenti di testa per motivi vari, se si è poco allenati, insicuri o non abbastanza esperti.

Due note: se dovessi ripeterla lo farei in altri mesi, probabilmente in autunno, e mai in giorni festivi.
Attorno la roccia è bellissima, enormi pareti sono movimentate da pilastri, diedri, fessure, e percorse da vie alpinistiche di alta difficoltà; in un simile ambiente succede che venga voglia di arrampicare, magari staccandosi dalle funi di sicurezza... occorre non esagerare con la confidenza e considerare sempre la possibile presenza di qualcuno sotto (che potremmo danneggiare gravemente causando scariche di pietre o volandogli addosso) o sopra di noi (basterebbe un subdolo sassolino inavvertitamente fatto cadere per farci perdere l'appiglio o l'equilibrio).   

20/05/2009

Pietramurata si trova a nord di Arco, lungo la strada per Sarche; venendo da sud è difficile non riconoscere a sinistra l'impressionante anfiteatro roccioso del monte Casale, che domina la zona più recente del piccolo paese, quella con capannoni e fabbriche... nel dubbio ci aiuta l'evidente, inquietante cava che sta erodendo la base delle pareti...
In auto superiamo la deviazione a destra per il centro abitato e 1,4km dopo voltiamo a sinistra in una via che torna indietro mirando fabbriche e cava (sono presenti frecce in legno per la ferrata e il sentiero Croz dei Pini). Al termine del rettilineo lasciamo il mezzo in un parcheggio recintato.

L'inizio dell'escursione è quantomeno atipico: seguiamo le puntuali indicazioni e camminiamo su un percorso obbligato all'interno della cava rumorosa e polverosa lasciando lo scavo a destra. Entriamo in una pineta e saliamo con decisione (il caldo rende già molto faticoso il procedere su queste pendenze non trascurabili). I segnavia sono sempre presenti e dopo aver voltato a destra cambiando nettamente direzione ci dirigiamo verso le pareti che sovrastano le ruspe al lavoro.

Una fune metallica e qualche rustico gradino ci aiutano ad affrontare un canalotto, poi ci fermiamo davanti a un secondo cavo che rende sicuro un traverso: considero in questo punto l'attacco della ferrata, a 420m circa slm.
E' una partenza articolata: andiamo a destra, quindi superiamo un diedro verticale (non banale, è forse il passaggio più disagevole della via), ci muoviamo ancora lateralmente e torniamo a salire. A una cengia segue un tratto di sentiero non attrezzato: il calore è insopportabile, non tira un alito di vento e il sole non concede tregua per cui il consumo d'acqua è già superiore al normale. A mio parere è necessaria molta attenzione in questo primo settore: non si è ancora "rodati", ma già affaticati a causa delle condizioni ambientali, e il ciglio del baratro è spesso pericolosamente vicino, non sempre in modo apprezzabile.

Stiamo progredendo nel grande anfiteatro: a pareti appoggiate con cavi si alternano muretti con gradini metallici infissi, brevi tracce dove camminare e semplici scalini rocciosi dove usare anche le mani. Dopo un lungo traverso a sinistra raggiungiamo un grande terrazzo con qualche albero e una rustica installazione con lucine; una scritta ci segnala che siamo a 620m slm.

Attraversiamo il boschetto pensile puntando uno sperone che va superato arrampicando; in alto ritroviamo la fune metallica. Sopra di noi la parete di roccia grigia è particolarmente compatta, bella, e mira uno strapiombo giallastro che incombe lontano sostenendo il crinale sommitale della montagna.
Questo è un settore avvincente della via, lungo il quale ci muoviamo guadagnando velocemente quota: il cavo pare non finire mai, sale a zig zag sfruttando cengette, canalini, a volte splendide placche appoggiate... soddisfazione e divertimento sono notevoli. Ancora una scritta: 820m slm.

A una ripida traccia disegnata su ghiaioni instabili (ATTENZIONE a non causare scariche!!) seguono un traverso a destra, un muretto e un breve tratto verso sinistra, quindi un facile diedro attrezzato che punta nuovamente gli strapiombi gialli. Saliamo quasi verticalmente, poi seguendo la lunghissima fune raggiungiamo e superiamo una caratteristica, sottile cengia a sinistra. Ci aspetta un altro settore emozionante: una fila di pioli metallici ci permette di affrontare una grande parete che propone roccia poderosa con pochi appigli (sembra di essere sulle vicine, famosissime placche Zebrate), altra a gradoni, lavorata, e ancora una bella lastra inclinata. Più in alto, dopo un traverso a sinistra e un canalotto fratturato, un sentierino ci guida verso un boschetto pensile dove finalmente possiamo riposarci per qualche minuto all'ombra di alcuni alberi che non potevano scegliere un luogo più utile per nascere e crescere... dopo tanto sole la sensazione è piacevolissima, riesco quasi a provare un brivido di freddo!

La traccia è faticosa e dirupata, e ci riporta a contatto con la roccia, ma è facile intuire che la parte avventurosa della ferrata è terminata: le funi presenti servono soprattutto a evitare scivolate sui detriti che ricoprono una semplice placca in blanda pendenza; in breve arriviamo al comodo terrazzo col libro di vetta, a 1200m slm.

Continua la salita su sentiero ben battuto: attraversiamo un selvaggio canalone ingombro di pietre di ogni dimensione, sostiamo un attimo in un punto da dove è possibile vedere Arco, Torbole e uno scorcio del lago di Garda, aggiriamo uno sperone roccioso sul quale giungiamo subito dopo e qui abbiamo la netta sensazione che la temperatura sia cambiata grazie all'alito di vento relativamente fresco che ci accarezza e per qualche minuto ci accompagnerà.

Inaspettatamente ci troviamo di fronte a un diedro attrezzato non banale, con maniglie, ma leggermente strapiombante. Poco sopra ci aspetta un secondo canale, con cavo sulla destra, dove mi concedo l'ultimo passo di arrampicata della giornata (III)... questa volta la via ferrata è proprio finita... peccato!

In realtà c'è ancora un facile scivolotto terroso, in pratica un sentiero ripido, prima di sbucare negli splendidi prati fioriti quasi pianeggianti che caratterizzano i crinali sommitali del monte Casale. Raggiungiamo un'evidente croce e subito dopo la vetta (1632m): il panorama verso l'Adamello e le cime del Brenta è notevolissimo, l'aria quasi frizzante e la soddisfazione tanta da annullare la stanchezza.

Per rientrare sfruttiamo l'itinerario che dal rifugio Don Zio (visibile dai pressi della cima) è segnato fino a Sarche: occorre ignorare la stradina, rasentare il piccolo edificio lasciandolo a destra e proseguire dritto, attraversare un prato in piano (cala verso sinistra) e farsi quindi guidare dalle indicazioni presenti. E' un sentiero piuttosto lungo, un po' noioso, ma comodo e soprattutto tracciato quasi totalmente in un bosco ombroso.

La discesa è continua, a tratti ripida; in località Dorsale Godesi una freccia bianco-rossa segnala di tenerci a destra: saliamo ora blandamente, ma dopo pochi minuti e una curva secca a sinistra torniamo a scendere con decisione. Qualche albero caduto ostacola il cammino, poi la pendenza pare calare mentre la traccia si allarga fino a diventare una pista forestale che seguiamo ignorando le deviazioni.
A un incrocio le puntuali indicazioni ci portano a destra, quindi subito a sinistra lungo un sentiero che arriva alla casina forestale: la precede un campo pianeggiante e le fa da sfondo il monte Garzole con le sue spettacolari pareti rocciose a dominio della gola di Limaro e dell'abitato di Sarche (piccolo Dain).

Continuiamo su un tranquillo stradello fino alla deviazione a destra (freccia) che ci permette di raggiungere la SS 237, nei pressi del 1° tornante; aldilà di quest'ultimo la traccia prosegue (freccie) e termina vicino ad alcune abitazioni. A destra un viottolo di campagna mira decisamente verso sud: rasenta muretti e vigneti, poi il corso del Sarca, attraversa una cava abbandonata e a valle del ponte del Gobbo sbuca sulla strada che collega Arco a Sarche. Ancora pochi minuti di cammino mantenendo la direzione e siamo a Pietramurata.     

 

Ecco una serie di dati che potrebbero risultare utili:

- parcheggio nei pressi della cava a Pietramurata:

coordinate ED50: N 46°01'37,7" - E 10°56'40,9"
quota:                  255m slm

- attacco ferrata (ferrata Ernesto Che Guevara):

coordinate ED50: N 46°01'45,7" - E 10°56'19,3"
quota:                  420m slm circa
(dislivello superato:  160m - tempo impiegato: 0h 25')

- fine ferrata (libro di vetta):

quota:                 1200m slm
(dislivello superato:  940m - tempo impiegato: 3h 05')

- cima del monte Casale:

coordinate ED50: N 46°01'56,6" - E 10°55'43,0"
quota:                 1632m slm
(dislivello superato: 1380m - tempo impiegato: 4h 15')

- incrocio sentiero 427-sentiero per la strada panoramica Comano (dorsale Godesi):

coordinate ED50: N 46°02'29,7" - E 10°55'20,0"
quota:                 1310m slm circa

- casina forestale (lungo il sentiero 427):

quota:                  660m slm
(dislivello superato: 1410m - tempo impiegato: 6h 00')

- km.108 della SS 237, 1°tornante (lungo il sentiero 427):

quota:                  370m slm circa
(dislivello superato: 1410m - tempo impiegato: 6h 30')

- arrivo a Pietramurata:

(dislivello superato: 1420m - tempo impiegato: 7h 15')

"Versante orientale del monte Casale"

 

"Versante orientale del monte Casale: ferrata Ernesto Che Guevara"

 

"Versante orientale del monte Casale: ferrata Ernesto Che Guevara"

 

"Versante orientale del monte Casale: ferrata Ernesto Che Guevara"

 

"Versante orientale del monte Casale: ferrata Ernesto Che Guevara"

 

"Versante orientale del monte Casale: pareti rocciose"

 

"Versante orientale del monte Casale: pareti rocciose e veduta verso il lago di Toblino"

 

"Versante orientale del monte Casale: pareti rocciose"

 

"Versante orientale del monte Casale: ferrata Ernesto Che Guevara"

 

"Versante orientale del monte Casale: ferrata Ernesto Che Guevara"

 

"Versante orientale del monte Casale: ... sono io!"

 

"Versante orientale del monte Casale: ferrata Ernesto Che Guevara"

 

"Versante orientale del monte Casale: ferrata Ernesto Che Guevara"

 

"Versante orientale del monte Casale: ferrata Ernesto Che Guevara"

 

"Versante orientale del monte Casale: ferrata Ernesto Che Guevara"

 

"Versante orientale del monte Casale: ferrata Ernesto Che Guevara"

 

"Versante orientale del monte Casale: ferrata Ernesto Che Guevara"

 

"Versante orientale del monte Casale: ferrata Ernesto Che Guevara"

 

"Versante orientale del monte Casale: ferrata Ernesto Che Guevara"

 

"Versante orientale del monte Casale: pareti rocciose"

 

"Versante orientale del monte Casale: ferrata Ernesto Che Guevara"

 

"Versante orientale del monte Casale: ferrata Ernesto Che Guevara"

 

"Versante orientale del monte Casale e lago di Toblino"

 

"Versante orientale del monte Casale: terrazzo col libro di vetta della ferrata Ernesto Che Guevara"

 

"Versante orientale del monte Casale: pareti rocciose"

 

"Monte Casale: canalone e picchi rocciosi a monte della ferrata Ernesto Che Guevara"

 

"Veduta verso il lago di Toblino, andando verso la cima del monte Casale"

 

"Monte Casale: cima"

 

"Casina forestale e monte Garzole"

 

"Monte Garzole, scendendo verso Sarche"

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