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Articolo inserito in data 01/07/2009 13:55:13
Concerti
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CRISTIANO DE ANDRE' - concerto a Cesenatico del 29 giugno 2009

De Andrè figlio è un ottimo artista, polistrumentista, buon cantante, a tratti carismatico e affascinante. E' il solo, a mio parere, a parte la PFM con la quale era stato sviluppato un importante progetto, che può provare a portare avanti il discorso di de Andrè padre, o anche solo riproporne la poesia.
E' chiaro che risulta impossibile raggiungere le qualità di quello che è stato uno dei più grandi cantautori italiani (3 o 4 in tutto, immensi, in 40 anni), ma è fondamentale che le sue creazioni non vengano dimenticate, e soprattutto non vengano banalizzate come capita regolarmente a quelle di Battisti.
Cristiano de Andrè, proprio perchè è figlio di un genitore esigente, ha visto nascere molte di queste canzoni, è sensibile e preparato, era destinato ad una collaborazione continuativa col padre, collaborazione che era già in corso prima della morte dello stesso, è l'artista che può e deve consertirci di mantenere vivo un ricordo prezioso, ma ancora di più di aumentare la nostra cultura ascoltando poesie e melodie irripetibili.

Convinto di ciò sono andato al concerto che Cristiano ha preparato lavorando sul vastissimo repertorio di Fabrizio: musica splendida, interpretazioni notevoli, atmosfera giusta, con emozione da parte mia, di tutto il pubblico, ma soprattutto da parte sua, evidentemente consapevole del peso di un tale cognome, di una tale eredità, di un tale compito, dell'impossibilità di toccare quelle vette, ma anche dell'ottimo risultato conseguito, dell'apprezzamento dei presenti al lavoro fatto, al coraggio di affrontare simili difficoltà, soprattutto psicologiche, e l'inevitabile confronto.
De Andrè avrebbe potuto semplicemente riproporre i tanti pezzi celebri ottenendo così senza sforzo un certo successo, ma ha preferito, come speravo e credevo, scegliere anche piccoli gioielli dimenticati (un paio di canzoni in dialetto non ricordo di averle ascoltate prima), altri brani meno scontati, e optare per interpretazioni rispettose degli arrangiamenti originali, ma dare a queste un tocco personale, a volte "rock", ma sempre delicato, quasi impalpabile e appunto perciò in capace di evidenziare la sua sensibilità, le capacità tecniche, il reale attaccamento, l'ammirazione per l'arte del padre.

L'acustica era perfetta ed è stato così possibile godersi le sfumature proposte dai musicisti, specie dal chitarrista; com'era prevedibile i momenti più applauditi sono stati quelli in cui il protagonista della serata ha presentato alcuni classici (... "Andrea", "La cattiva strada", "Creuza de ma", "La canzone di Marinella", "Il pescatore"...), ma il concerto non è mai calato d'intensità.
Io sono rimasto ipnotizzato dall'immensa "Amico fragile".

Resterà in me il rimpianto di non aver mai visto dal vivo Fabrizio de Andrè, tuttavia ora sono certo che esiste in attività qualcuno in grado di illustrarmene la grandezza.

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