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Articolo inserito in data 09/08/2009 11:23:27
Complesso del Corchia
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ANTRO DEL CORCHIA: rami dei Fiorentini - 1 agosto 2009

Antro del Corchia (Lucca): decima puntata

Rami dei Fiorentini: pozzo della Fangaia - pozzo delle Pisoliti - forra Tuchulcha - saletta del Pipistrello - galleria Roversi - pozzo del Tetto

01/08/2009

- Secondo passaggio nei rami dei Fiorentini. Un annetto fa arrivai alla forra di Tuchulcha, la superai, ma fui poi costretto a retrocedere per la stanchezza e la poca propensione a staccarsi dalla corda dei miei due compagni.

Questa volta, per evitare intoppi e rinunce, abbiamo portato sacca d'armo, nuts, friends, cordini e corde: 10 kg di ferraglia sulla schiena, ma una sicura in qualche modo la piazzeremo e aldilà della forra passeremo tutti...

- Prima, però, una puntualizzazione sul ramo del Fiume verso monte, che bisogna percorrere per arrivare alla base del pozzo della Fangaia:

"Al ramo del Fiume arrivi scendendo lungo la galleria degli Inglesi, lasciando in basso a destra la grande finestra del ramo del Giglio (si nota la corda con nodi che permette di accedervi), quindi in alto a sinistra la galleria della Neve (una vecchia fune consente di accorgersi della presenza della diramazione): passato sotto un caratteristico arco di roccia (appena prima c'è l'attacco del ramo dei Romani, disarmato) puoi vederlo evidentissimo davanti a te, proprio quando la passerella curva a destra. Basta scavalcare la ringhiera metallica e proseguire nella grande galleria mantenendo sempre la stessa direzione (a lungo si procede a fianco di un cavo).
Qualche saliscendi e un paio di saltini, quindi inizi a sentire il frastuono del fiume Vidal. Aldilà di una fenditura nella roccia, un paio di metri sopra a te, che potrebbe per un attimo capitarti di non prendere in considerazione, il percorso torna evidente e logico, anche perchè da lì in avanti ti accompagna quasi sempre il torrente, il cui letto si mantiene alla tua destra."
(tratto da una relazione precedente)

In effetti all'andata è difficile confondersi: abbandonata la turistica si va sempre nella stessa direzione superando subito un facile saltino, poi un pozzetto (corda fissa) e infine un gradino di 2/3 metri in libera.
Si comincia a sentire il rumore del torrente, che resterà sempre alla nostra destra, alcuni metri più in basso. Qualche semplice passaggio in roccia, uno un po' meno evidente (ma si transita solo da qui, a meno che non si sia scesi nell'alveo del Vidal), un primo traverso elementare, quindi ci si avvicina alla parete sinistra in blanda salita dove ci attende una corda fissa per affrontarne un secondo più esposto. La grande parete che ora abbiamo davanti è il pozzo della Fangaia.
Al ritorno occorre un minimo di attenzione in più: un ometto indica il punto dove si sale tenendosi a destra (la galleria più in basso a sinistra è quella di accesso al ramo del Fiume verso valle, lungo la quale se ne va il torrente); si deve ignorare poi una sala a destra e, poco dopo il pozzetto con corda fissa, spostarsi in salita su massi a sinistra per raggiungere le passerelle della turistica (scendendo dritto si entra in un ambiente che credo, verificherò in futuro, vi resti sotto).

- Torniamo ai rami dei Fiorentini:  

il pozzo della Fangaia "è piuttosto bello e non conosco il motivo per cui abbia un nome così poco invitante (è colpa dei nostri Gessi melmosi: se noi chiamiamo "fangaia" un posto, è veramente una fogna...); in alto traversiamo a sinistra, quindi scendiamo uno scomodo gradino di qualche metro e curviamo a sinistra. Entriamo così in una galleria percorsa dal torrente che rasenta placide spiaggette e alimenta la cascata incontrata in precedenza.
Più avanti c'è una bella sala piuttosto umida a causa dell'insistente stillicidio... quasi una pioggia tropicale; notiamo due corde: una è praticamente al centro, da 9mm, con un inquietante nodo a 6/7 metri dal suolo che ne testimonia l'ottimo stato di conservazione, e sale nel vuoto, mentre l'altra è appoggiata alla parete lontana."
(tratto da una relazione precedente)

Questo che abbiamo davanti è il pozzo delle Pisoliti; la finestra ad una decina di metri d'altezza (corda in parete) permette di accedere alla galleria Quadrata, ma a noi interessa la zona superiore, per cui risaliamo la fune che penzola nel vuoto, quella col nodo ad isolare una lesione.
Seguono un traverso e una breve calata per giungere di fronte all'ingresso di una splendida forra: superiamo un gradino e iniziamo a percorrerla sul fondo. Più avanti occorre arrampicarsi facilmente per qualche metro per arrivare all'inizio del traverso armato. Ho notato nel frattempo, e me ne compiaccio, che sono cambiati molti attacchi, sostituiti i vecchi un po' inquietanti con altri ben più affidabili.
Sulla destra una rampetta concrezionata grigiastra ci porta alla base di un pozzetto; in alto la traversata è aerea, emozionante, e il buio sotto i piedi rende obbligatorio soppesare ogni passo. Ancora una breve risalita e siamo nel punto in cui finisce la corda... finiva, perchè qualcuno nell'ultimo anno ha ben pensato di proseguire l'armo fisso... meglio così, abbiamo portato quassù un sacco di attrezzatura inutile, un peso notevole, ma almeno mi sono tolto dallo stomaco quello di dover affrontare per la seconda volta la parte superiore della forra di Tuchulcha in libera cercando di allestire una "sicura" accettabile per gli altri.

Restiamo alla stessa quota fino a quando termina definitivamente la corda e si intravede la base della gola; da qui bisogna proseguire salendo in diagonale e infilarsi nella piccola galleria che si allarga nella graziosa (concrezioni) saletta del Pipistrello. Uno scomodo passaggio a destra, in pratica una fessura verticale lunga un paio di metri, ed un secondo più basso ci permettono di arrivare di fronte a un nuovo grande crepo che si attraversa in sicurezza grazie alla presenza di una corda fissa; si va poi a sinistra di un macigno incastrato e dopo un brutto tratto in libera, con immenso sollievo, si appoggiano i piedi nell'ampia, comoda galleria Roversi... è un piacere il poter tornare a camminare!

Più avanti incontriamo una curva netta a destra; le pareti sono deturpate da enormi scritte fra le quali, però, una assume un particolare significato: indica che siamo sulla strada per il Fighiera e il Black and White.

Ancora un breve traverso e un muretto per essere alla base del pozzo del Tetto, il punto in cui per questa volta decidiamo di fermarci.

- Elenco degli imprevisti accaduti:

1) un nodo a strozzo ha bloccato le caviglie di Matteo "giro dei bar" che in tal modo è rimasto appeso a testa in giù in un pozzetto nella totale incapacità di liberarsi... sono cose che possono succedere quando si è sempre "tra le balle", rompendole soprattutto a uno che non sembra, ma in realtà è quasi il doppio più grosso... comunque Teo "il presidente", cristianamente impietosito e soprattutto consapevole della possibile perdita di un voto sicuro nelle prossime elezioni, è riuscito a recuperare l'infortunato...

2) Teo "il presidente" è cascato in una pozza d'acqua tentando di saltarla, ma questa non è una novità visto che gli era successo anche la settimana scorsa nella grotta del Fiume a Frasassi;

3) Matteo "giro dei bar", lasciato momentaneamente solo a riposare nella saletta del Pipistrello, racconta di essere stato sorpreso e insidiato da una Paperina che potrebbe aver approfittato di lui svenuto... un incubo... un'allucinazione... l'effetto ritardato del "giro dei bar" pre-grotta... o la fantastica scoperta di un orrido abitante femmina di questi abissi?

4) Fabrizio "bicio" è volato giù da un pozzetto: con una mano si reggeva sulla corda fissa, con l'altra su un appiglio, con l'altra ha provato a montare la maniglia...

5) io sono rovinosamente crollato la sera dalla Piera scoprendo che a volte le avvertenze dei medicinali vanno prese sul serio: non è il caso di bere birra, ad esempio, dopo averne assunti di un certo tipo: il rimbambimento è stato totale per un paio d'ore, poi è tornato al solito livello...

Visto che nonostante tutto siamo tornati a casa integri, proporrò che la prossima grotta dove esibire le nostre capacità sia quella di Lourdes.

- E ora vi presento Mary: l'hanno trovata minuscola (2 cm) e spelacchiata a terra, caduta da chissà dove, un cucciolo destinato a morte certa; l'hanno curata, sfamata (ha un appetito formidabile!), protetta e presto (già apre e stira le ali) spiccherà il suo primo volo. La speranza e l'augurio sono che l'istinto aiuti questa splendida, delicata creatura a reinserirsi in natura.

Alcune foto sono di Matteo Turci, dello Speleo Club Forlì

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