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Articolo inserito in data 07/10/2009 16:00:30
Alto Adige
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VAL SENALES: verso il pianoro dell'UOMO DI SIMILAUN e la PUNTA DI FINALE

Sentiero: Vernago (Vernagt) - valle di Tisa (Tisental) - rifugio Similaun (Similaunhutte) - giogo di Tisa (Tisenjoch) - giogo di Finale (Finailjoch) - punta di Finale (Finailspitze) - ritorno (Val Senales - Bolzano; Tirolo - Austria)

Val Senales - Valle di Tisa - Punta di Finale

difficoltà: E fino al rifugio, EE al giogo di Finale, F verso la cima della punta di Finale

segnavia: 2 - 2A

cime: punta di Finale (Finailspitze) (3514m), cresta NE in salita e E in discesa

in totale 8h 30' di cammino e 1980 metri di dislivello

dati parziali:
- da Vernago al rifugio Similaun: 2h 45' di cammino e 1320 metri di dislivello
- dal rifugio Similaun al giogo di Finale: 1h 10' di cammino e 350 metri di dislivello
- dal giogo di Finale alla punta di Finale: 1h 00' di cammino e 230 metri di dislivello
- dalla punta di Finale al giogo di Finale: 50' di cammino
- dal giogo di Finale al rifugio Similaun e a Vernago: 2h 45' di cammino e 80 metri di dislivello

miei commenti e consigli: è un itinerario molto interessante, soprattutto in alta quota. La salita fino al rifugio è continua, a tratti ripida e faticosa, e un escursionista relativamente allenato deve considerare 30 minuti in più di cammino; io ho tenuto un ritmo maggiore perchè volevo toccare in giornata la cima e assolutamente dovevo provare a risparmiare tempo nella valle. Quasi tutte le persone incontrate (molte) si sono fermate al giogo di Tisa, dove furono trovati i resti di Otzi, l'uomo (o la mummia) del Similaun; solo in pochi sono saliti fino al giogo di Finale e ancora meno hanno raggiunto la vetta della punta di Finale. Il notevole dislivello complessivo (quasi 2000 metri) e la tipologia dell'ascensione, facile, ma di carattere alpinistico, in ambiente severo, consigliano un pernottamento al rifugio. Da notare, fra l'altro, che quest'ultimo è l'ottimo punto di partenza per l'ascensione del Similaun, splendida montagna vicina, resa elegante dai due lunghi rami del ghiacciaio nel versante nord.
Da Vernago al giogo di Tisa il percorso è sempre individuabile con facilità perchè ben battuto, segnalato con bandierine bianco-rosse e puntuali frecce indicatrici in legno, occorre però fare attenzione nella crestina rocciosa a monte del rifugio (semplice, con corde fisse) e nel successivo attraversamento di alcuni nevai.
Aldilà del giogo di Finale bisogna superare la parte alta di un ghiacciaio (la pendenza è insignificante e nelle condizioni che ho trovato, cioè in assenza di neve, quindi coi pochi crepacci ben identificabili e relativamente distanti, è bastato utilizzare ramponi e picozza per garantirmi una sufficiente sicurezza, ma ho visto alcuni escursionisti farne a meno, a mio parere aumentando inconsapevolmente il rischio). Si può evitare il breve transito su ghiaccio affrontando la cresta a sinistra o provando a salire liberamente dal giogo di Tisa, senza toccare quindi quello di Finale, ma non bisogna sottovalutare i passaggi in roccia e nel secondo caso l'assenza di tracce o segnali che indirizzino sul percorso più adatto.
In entrambe le creste della punta di Finale sono presenti "ometti" ed è quasi sempre evidente la via più semplice per progredire, ciò non toglie che in salita ho affrontato passaggi di I (quelli di II li ho scelti io perchè ho preferito arrampicare su roccia solida piuttosto che muovermi su altra fratturata o terreno poco stabile), anche un po' esposti, e in discesa rasentato spesso su tracce sdrucciolevoli inquietanti salti.
La valle è interessante, lunare nella sua parte alta invasa da enormi, sterili pietraie; la zona del rifugio e del ritrovamento di Otzi offrono belle vedute, ma l'affollamento è tale da diventare fastidioso. Il panorama dalla cima della punta di Finale (oltre i 3500 metri) è notevole

27/08/2009

- Vernago è un piccolo centro turistico che sorge in riva al lago omonimo. Subito dopo la diga, e appena prima del paese, lasciamo l'auto nel parcheggio a sinistra (grande, ma si riempe in fretta perchè tanti sono i turisti, gli escursionisti che passeggiano attorno al bel bacino artificiale e quelli che risalgono la valle di Tisa fino al rifugio e al luogo lontano e isolato dove morì Otzi):

coordinate ED50: N 46°44'09,1" - E 10°51'02,3" (Vernago - partenza)
quota:                 1695m slm

- Aldilà della principale, una stradina asfaltata sale verso gli evidenti, pittoreschi edifici del maso Tisa (Tisenhof); è presente una freccia in legno (2: rifugio Similaun). Ignorata la deviazione per il sentiero 18, li raggiungiamo e li aggiriamo tenendoli a destra: in tal modo lasciamo la strada e guidati da un'altra indicazione oltrepassiamo un cancello in legno a pochi metri dalla costruzione principale del maso stesso.
Siamo così nella valle vera e propria. Abbiamo guadagnato quota velocemente, e continueremo a farlo visto che il percorso, sempre segnalato e facilmente individuabile, salirà senza tregua alternando tratti con pendenza discreta a strappi più ripidi e faticosi.

- Un cartello ci avverte che siamo entrati nel territorio del parco naturale del Gruppo di Tessa. Incontriamo un paio di cancelli in legno (nella bassa valle i pascoli sono recintati) e passiamo attraverso una fascia boscosa poco estesa, poi rasentiamo il profondo fosso di un torrente e infine lo superiamo.
L'ambiente è tranquillo, con prati, mucche, vitelli, alberi, ma fino ad ora la valle non risulta particolarmente bella a causa della sua conformazione (in forte pendenza, a ripiani) che limita le vedute verso la parte superiore.

- Un gruppo di grandi "ometti" ci accoglie al termine di una rampa che permette di arrivare in un settore in cui la salita è meno decisa: paiono guardiani a protezione di quella che risulterà essere una zona più interessante, e forse il loro scopo è proprio questo, di avvertire cioè che da ora in avanti sarà la pietra l'elemento dominante, aspra, sterile, fredda, affascinante e che la stessa consentirà solo al ghiaccio di rompere una spettacolare monotonia lunare.
Riusciamo finalmente ad apprezzare la dimensione delle vette che delimitano il solco vallivo. In fondo, a sinistra, sebbene a contatto con altre, una si mostra in tutta la sua imponenza e non basta la croce biancastra sul punto più alto della nervosa cresta sommitale ad addolcirne l'aspetto: è la punta di Finale, e alla sua destra c'è il lontanissimo pianoro dove cercò riparo Otzi. La roccia trionfa, compatta a volte o spesso frantumata in immense pietraie che precarie scendono da ogni versante; non riesco a credere che quell'uomo antico sia giunto ferito fin lassù...

- Improvvisamente, appena prima della conca invasa da macigni in cui la valle si chiude, il sentiero curva a destra per affrontare a tornanti un faticoso pendio detritico: supereremo quindi la parete in apparenza verticale su cui si erge un solitario traliccio e posso solo immaginare si trovi il rifugio Similaun.
La traccia è perfettamente battuta, un breve tratto sembra scavato per favorire il passaggio e un altro è attrezzato con una catena, ma nonostante le "facilitazioni" il percorso richiede un certo impegno a causa dell'accentuata pendenza continua.
Da notare la bella veduta alle nostre spalle, non vasta perchè le montagne attorno sono muri vicini e impenetrabili, ma in profondità fino alla chiazzetta azzurra del lago di Vernago.
Il rifugio resta nascosto a lungo, poi, alla fine, è costretto a mostrarsi e in un attimo possiamo raggiungerlo... è strapieno di gente... in un giorno feriale... vale la pena visitare questi luoghi, ma non sono adatti a chi cerca con la natura un rapporto più intimo:  

coordinate ED50: N 46°46'23,7" - E 10°51'19,4"
quota:                 3019m slm

- Fuggiamo tenendoci a sinistra e seguendo l'indicazione di una freccia in legno (2A: punto ritrovamento uomo del Similaun - punta Finale); poco sopra riusciamo ad apprezzare con maggior tranquillità la spettacolare posizione dell'edificio, le scenografiche montagne che gli fanno da sfondo, fra le quali spicca il bellissimo Similaun: è inconfondibile perchè dalla calotta glaciale che lo caratterizza scendono verso nord, in Austria, i due grandi rami candidi in alto, grigiastri e crepacciati più in basso, del Niederjochferner.

- I segnavia bianco-rossi accompagnano sempre il nostro cammino; dopo un ripido strappo affrontiamo una cresta affilata, aerea e una discesa su traccia sdrucciolevole: occorre un minimo di attenzione, ma possiamo contare sull'ausilio di funi fisse. Superiamo alcune lingue nevose, resti di ghiacciai che velocemente si stanno estinguendo, ed entriamo in un'affascinante zona di pianori rocciosi d'alta quota. Notiamo infine un rustico monumento, un cippo, un grande "ometto" di pietra con sopra un curioso prisma metallico... siamo nel punto in cui fu ritrovata la celebre mummia, in cui si arrese Otzi:

coordinate ED50: N 46°46'47,3" - E 10°50'27,5"
quota:                 3208m slm

- Di fronte a noi è ancora piuttosto alta la punta di Finale; la precede una montagnotta rocciosa che a destra cala a formare un'evidente sella, il giogo di Finale. Per raggiungerlo ci affidiamo a pochi segnali (ometti) e a un labile sentiero, ma è impossibile sbagliare perchè durante il cammino resta sempre visibile la meta:

coordinate ED50: N 46°46'56,5" - E 10°50'28,8"
quota:                 3283m slm

- Ora la situazione è questa: davanti, verso nord, cala in territorio austriaco una grande vedretta, il Kreuzferner; a destra, dove secondo la cartina si trova poco distante il vero giogo di Finale (che a giudicare dalla traccia che abbiamo seguito e da quelle distinguibili sul ghiaccio non viene più utilizzato), si alza una montagna poderosa, l'Hauslabkogl (3402m), ma quella realmente splendida, l'arcigna piramide che ci interessa, è a sinistra, aldilà dell'orlo superiore del ghiacciaio. Ci sono due possibilità per arrivare alla sua base: passare sulla cresta di roccia rotta a sinistra (relativamente semplice, anche se piuttosto instabile), oppure calzare i ramponi e attraversare un tratto della superficie ghiacciata approfittando dell'insignificante pendenza e, nel nostro caso, dell'assenza di neve che ha favorito l'individuazione di un percorso sufficientemente sicuro, cioè sufficientemente distante da crepacci ben riconoscibili.

- Un dosso precede una conca glaciale in cui questo ramo della vedretta termina formando un laghetto: siamo usciti a sinistra evitando di scendervi, e l'abbiamo poi aggirata (tenendola così a destra) per mirare la bella cresta nord-est che da qui pare disegnata con una riga tanto la sua pendenza è regolare.
Inaspettatamente troviamo alcuni "ometti" a tranquillizzarci sull'esattezza della via presa.

- La salita non è complessa, ma neppure banale; i passaggi in arrampicata non superano il I, noi però abbiamo preferito tenerci a volte su roccia migliore, compatta, affrontando così anche difficoltà leggermente superiori (II). Capita di muoversi in tratti esposti, o su detrito e terreno sdrucciolevole, quindi è sempre e comunque necessaria la massima attenzione (da non sottovalutare che siamo in alta montagna, oramai attorno ai 3500 metri di quota).

- Giunti quasi in sommità la pendenza cala; nei pressi di quella che pare un'anticima appena accennata, notiamo a sinistra una crestina dove sono evidenti tracce di frequente passaggio e vari "ometti": è la via che seguiremo in discesa, nel versante est della montagna. Ancora un piccolo sforzo e finalmente siamo in cima alla punta di Finale, ai piedi della croce che con un binocolo si vede anche dalla diga del lago di Vernago da dove, 2000 metri più in basso, siamo partiti varie ore fa:

coordinate ED50: N 46°46'52,1" - E 10°49'58,7"
quota:                 3514m slm

- Il panorama è spettacolare; non riusciamo purtroppo ad apprezzarlo pienamente a causa delle nubi, ma distinguiamo grandi cime a nord, a est, a sud-est, un vero e proprio oceano di montagne fra le quali è impossibile ignorare l'elegantissimo Similaun.

- Pochi minuti in vetta, giusto il tempo per una barretta, un sorso d'acqua, per provare a fissare nella mente l'emozione di trovarsi in un posto tanto affascinante, e partiamo per il ritorno.

- Il sentiero nel versante est è più semplice, a tratti battuto, sempre segnalato con "ometti", ma occorre attenzione perchè è molto ripido, sdrucciolevole, e spesso rasenta l'orlo superiore di pareti rocciose e inquietanti dirupi... insomma, non va sottovalutato. Arriviamo rapidamente nei pressi del laghetto glaciale, da dove seguiamo a ritroso il percorso dell'andata.

"Alta valle di Tisa (in fondo: punta di Finale)"

 

""Ometti" nell'alta valle di Tisa (in fondo: lago di Vernago)"

 

"Pendio detritico, andando verso il rifugio Similaun"

 

"Punta di Finale e cime ad ovest, andando verso il rifugio Similaun"

 

"Alta valle di Tisa, andando verso il rifugio Similaun (in fondo: lago di Vernago)"

 

"Andando verso il rifugio Similaun"

 

"Andando verso il rifugio Similaun"

 

"Similaun, Niederjochferner e cime ad est, andando verso il giogo di Tisa"

 

"Andando verso il giogo di Tisa"

 

"Andando verso il giogo di Tisa"

 

"Andando verso il giogo di Tisa"

 

"Andando verso il giogo di Tisa"

 

"Punta di Finale e pianori nei pressi del giogo di Tisa"

 

"Giogo di Tisa: monumento a ricordo del ritrovamento dell'uomo di Similaun"

 

"Hauslabkogl e Kreuzferner (dal giogo di Finale)"

 

"Kreuzferner (dal giogo di Finale)"

 

"Giogo di Finale"

 

"Punta di Finale (dai pressi del giogo di Finale)"

 

"Cresta nord-est della punta di Finale"

 

"Cresta nord-est della punta di Finale e Kreuzferner"

 

"Cresta nord-est e cima della punta di Finale"

 

"Kreuzferner (dai pressi della cima della punta di Finale)"

 

"Cima della punta di Finale"

 

"Cresta est della punta di Finale, laghetto glaciale del Kreuzferner e giogo di Tisa"

 

"Cresta est della punta di Finale"

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