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Articolo inserito in data 15/12/2009 23:24:13
Grotte in Emilia Romagna
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GROTTA GRANDE DEI CRIVELLARI - 7 dicembre 2009

Grotta Grande dei Crivellari (Ravenna)

coordinate ED50: N 44°15'24,3" - E 11°40'34,1"
quota:                  205m slm

Per raggiungere la grotta occorre andare da Riolo Terme verso Casola Valsenio e subito dopo il cartello stradale che annuncia l'arrivo a Borgo Rivola, voltare a sinistra in via Caduti di Crivellari (indicazione per lo stadio - azzeramento contachilometri). Aldilà del ponte sul Senio si resta a destra sulla stretta strada asfaltata, rasentando così l'impianto sportivo; segue una ripida salita con qualche tornante. Dopo 1,6 km si nota, preceduta da una pista sbarrata, la piccola piazzola a sinistra dove si parcheggia. A destra è evidente una traccia che guadagna qualche metro di quota fra la rada vegetazione, e in un minuto di cammino permette di giungere sull'orlo della grande dolina nel cui fondo, alla base di una parete rocciosa, si apre l'ingresso.

- Il corridoio iniziale (in realtà ci troviamo su un ponte di massi incastrati e sospesi) immediatamente sprofonda: siamo all'imbocco di un P15, che è seguito da un P3, per cui è consigliabile concatenare i due salti utilizzando una corda da 30m.
Continuiamo in una galleriotta discendente, superiamo un paio di gradini e ci fermiamo davanti a un pozzo poco invitante: è una scomoda fessura (non stretta, ma contorta e fastidiosa) alta quasi 20 metri, che va armata con attenzione per evitare che in salita la corda si incastrastri lateralmente in una qualche lama (provvidenziale per frazionare il cordino che calandoci notiamo appeso a una punta di roccia). Anche in questo che risulta poi essere un P18 è necessaria una corda da 30m.

- Atterriamo ai margini di una sala: restando a destra e affrontando una breve strettoia entriamo in una seconda camera caratterizzata dalla presenza di molto fango e di un sifone; avanzando invece nella prima, aldilà di una pozza melmosa, troviamo a destra lo scivolotto che termina in un altro sifone. Spalle a quest'ultimo saliamo per un paio di metri lungo il piano inclinato: la parete è immediatamente a destra ed è facile individuarvi il buco che permette di accedere a un ambiente adiacente, relativamente spazioso; qui dovrebbe esserci il proseguimento verso il fondo della grotta e le zone esplorate tempo addietro dai Mezzanesi, ma ne' avanti in alto, ne' in basso a destra riconosciamo la via giusta. Controllando il rilievo capiamo che quella indicata come R4 dovrebbe essere proprio sopra al bucanotto di collegamento con la sala principale, così retrocediamo di pochi metri e finalmente identifichiamo la finestra cercata.

- Occorre ora specificare una cosa: fino a questo punto le difficoltà sono limitate, anche se va considerato che la risalita dello stretto P18, con la fanghiglia che già abbiamo addosso e inevitabilmente ricoprirà la corda dopo il primo passaggio, sarà con ogni probabilità lenta e faticosa, un piccolo calvario a causa del poco spazio per muoversi e della scarsa tenuta dei bloccanti; da qui in avanti, tuttavia, occorrono capacità un po' maggiori, fisiche e tecniche, ed eventualmente un paio di "spezzoni" da usare nel caso in cui non ci si sentisse abbastanza tranquilli arrampicando su roccia scivolosa.

- Arrivare alla finestrella indicata, ad esempio, non è elementare, e soprattutto in discesa, al ritorno, una corda per reggersi è utile. Segue un cunicolotto, quindi torniamo in piedi in un'ampia camera. Ci dobbiamo abbassare a sinistra di uno sprofondamento (è il collegamento con la sala visitata all'inizio, quella preceduta dalla strettoia), e mantenere la direzione infilandoci a carponi in un pertugio melmoso. Procediamo e scavalcato un grande masso affrontiamo un'altra discesa fangosa particolarmente scivolosa. Più avanti, dopo un tratto in precario equilibrio su un macigno lungo e stretto, troviamo un buco in cui è necessario calarsi: almeno 3 metri sotto c'è un torrentello e questo è un passaggio delicato, probabilmente di tutto il percorso quello che richiede maggiore attenzione.

- E' ora evidente che siamo in un meandro attivo. Camminiamo in blanda discesa lungo il corso d'acqua fino a un punto caratteristico, quello umanamente più profondo della grotta: davanti a noi il meandro è simile, ma la base sale, tanto che dal buio arriva un secondo torrente che qui confluisce nel primo e uniti spariscono a sinistra in un bel cunicolo, impraticabile, scavato nel gesso.

- Risaliamo questo rigagnolo e individuiamo il pertugio a destra dal quale esce; strisciando nell'acqua o scavalcando un gradino roccioso passiamo oltre. L'acqua proviene da destra, ma dopo qualche metro in questa direzione è impossibile procedere. Andiamo così in salita a sinistra e superando una strettoia verticale ci troviamo stesi in un cunicolo. Avanziamo senza troppa fatica, non ci ferma una facile strettoia orizzontale, non ci ferma una curva a sinistra, ma ci ferma Fabione che, precedendoci, all'uscita dal budello subito si accuccia per riposare... se quel bisonte non cambia presto posizione moriremo qui, concrezionati... grazie a Dio, si gratta, si stira e grugnendo si sposta di un metro: siamo fuori, in una comoda cameretta, e il rilievo ci indica che manca una cinquantina di metri al termine della visita.

- Di nuovo in un meandro riprendiamo a camminare; ignoriamo due diramazioni in salita e dopo un passaggio in cui le pareti si avvicinano troppo, fastidiosamente, sbuchiamo in una bella sala rotonda dove restiamo stupefatti davanti al palo da risalita che ne raggiunge la cima (è la R9 indicata nel disegno): qualcuno ha avuto la forza, la costanza, la pazienza (... e un attimo di follia) per portarlo fin qua, 4 o 5 tubi metallici lunghi 2, forse 3 metri l'uno... solo l'inimitabile Baldo, poderoso esploratore e disostruttore mezzanese può aver compiuto un'impresa del genere, e ne abbiamo la conferma nel momento in cui nei pressi troviamo uno dei guanti metallici con le punte che si costruisce e a volte usa per scavare... mi torna in mente la volta che lo seguii nell'abisso Cinquanta e nei rami bassi del Re Tiberio, rivedo le 4, 5, 6 strettoie da cui passò senza faticare o scomporsi, e dove a me, a forza di spingere, imprecare, contorcere, sibilare, tirare, si sfilò pure l'imbrago... mai più mi è capitato di osservare una persona così a proprio agio in ambienti tanto angusti, tanto stressanti.

- Nessuno di noi ha voglia di salire anche perchè sopra dovrebbe semplicemente chiudersi la grotta in una zona di frana, per cui, dopo aver dato un'occhiata alla piccola galleria terminale dalla quale giunge un po' d'acqua, e che presto irrimediabilmente si abbassa, retrocediamo verso l'uscita.

- Come previsto, la risalita nel punto ritenuto più pericoloso e la discesa dalla finestrella indicata in precedenza non sono risultate banali, e il P18 ha provato a respingerci in ogni modo...

- Riassumendo: a mio parere, nonostante i disagi creati dal considerevole quantitativo di fango, la grotta è rilevante e merita una visita accurata; certamente quella più profonda, attiva, è la sua parte di maggiore interesse (fra l'altro vi si trovano alcune concrezioni, rare nelle nostre zone), va tuttavia tenuto presente che proprio questa propone passaggi delicati in cui sono fondamentali esperienza e agilità.

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