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Articolo inserito in data 18/09/2010 13:59:41
Libri: recensioni
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JOHN FANTE - "La strada per Los Angeles"

John Fante

"La strada per Los Angeles"

E' un romanzo intrigante, il primo dello scrittore americano, tuttavia risulta difficile valutarne la qualità complessiva, comunque superiore alla media: nasce infatti qui il personaggio Arturo Bandini, straordinario protagonista di due successivi romanzi, ma le sue peculiarità sono troppo esasperate rispetto a come le mostrerà nel capolavoro "Chiedi alla polvere"; in compenso sono splendidi, esilaranti, geniali, almeno due degli ultimi capitoli.

Il giovane Arturo Bandini abita nel sobborgo portuale di Los Angeles con la madre e la sorella Mona. E' un personaggio inquietante, inadeguato, perennemente in sterile polemica con i famigliari, in lite con i datori di lavoro, uomini a suo giudizio infimi e quindi incapaci di apprezzarlo, assolutamente convinto della propria grandezza, del proprio luminoso destino. Ritiene di avere una cultura immensa, derivata dalla sconclusionata, compulsiva, spesso fine a sé stessa, continua lettura di testi complessi e profondi come quelli di Nietzsche e Spengler, dai quali ricava parole ed espressioni che sempre inserisce in ciò che dice per dimostrare all'interlocutore la propria superiorità intellettuale; reputa di essere un prestigioso scrittore, pur non avendo prodotto nulla, un formidabile amatore, pur rivolgendo attenzioni concrete solo alle immagini, ricavate da riviste, di donne discinte, con le quali colloquia affabilmente chiuso nello stanzino dei vestiti, masturbandosi. E' poi nel suo mondo parallelo un imbattibile atleta che reca gloria all'America e all'Italia, un astuto pensatore che nessuno può mettere in buca, un figlio sfortunato che con encomiabile responsabilità mantiene due donne parassite, che d'altronde non potrebbero ambire ad altro in quanto la loro natura femminile inevitabilmente le relega in una posizione subalterna; nel conservificio in cui lavora è il migliore degli operai, pur facendo patetiche figuracce, diventando una macchietta anche per gli umili e rassegnati colleghi, ed è un cliente di classe nel Jim's Place che ogni tanto frequenta offrendo mance non desiderate, ed è un poeta di infinita sensibilità perché capace di innamorarsi di una derelitta donna sconosciuta, di adorare il cerino da lei usato per accendere una sigaretta, di baciare con trasporto lo sfrego lasciato da questo sul muro.
Stermina senza problemi e rimorsi granchi, mosche e formiche, minuscoli animali indifesi che devono sentirsi onorati di soccombere al superuomo perché in tal modo egli li degna della sua attenzione.

Arturo Bandini è in realtà un disadattato, solo, pieno di sé, amato dalla tenera madre e giustamente sbeffeggiato dalla sorella, detestato dallo zio che aiuta la famiglia e gli trova per questo un lavoro, mal sopportato da chi ha rapporti superficiali e casuali con lui; è un incorreggibile bugiardo, un ampolloso megalomane, un ladro. Tuttavia mostra già le peculiarità che affinate, rese meno eccessive, lo trasformeranno nel sorprendente protagonista, estroso, anomalo, sconcertante, una figura letteraria immortale, dell'inarrivabile "Chiedi alla polvere".

Spettacolari, pirotecnici, assolutamente divertenti sono gli episodi che lo rendono simpatico nonostante la saccenteria, l'insopportabile boria: il giorno in cui viene assunto nel conservificio, passato a vomitare per la nausea provocata dall'odore pestilenziale, sdraiato su un mucchio di reti e ricoperto di mosche, eppure mantenendo l'altero distacco, il palese disprezzo verso gli altri operai, nullità rispetto a lui grande scrittore, finendo così per scatenarne gli sberleffi a suo indirizzo; la frenetica stesura del primo romanzo, l'estasi creativa che lo porta di colpo ad assumere un carattere opposto, ugualmente assurdo, a ringraziare e favorire mosche interessate al suo libro, a sopportare punture di vespe e piccoli incidenti quotidiani purché gli risparmino occhi e mano destra tanto preziosi da saper produrre una simile meraviglia, ad apprezzare una cena "assai cattiva" dimostrando affetto e comprensione per la madre... Infine lo scontro con Mona che ha letto parte della composizione e la reputa noiosa, orribile, la più stupida che le sia capitato di incontrare. Poco dopo, di fronte alla mastodontica opera, già alle prime righe Arturo è consapevole d'aver scritto, fra quelli conosciuti, "il libro più fottutamente brutto".

Mona e la madre vanno a vivere dallo zio Frank che da quel momento si prenderà definitivamente cura di loro, e...

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