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Articolo inserito in data 24/10/2010 16:52:29
Concerti
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RICHIE KOTZEN - concerto a Forlì del 22 ottobre 2010

Questo è un fenomeno! Non riesco a concepire come si possa suonare la chitarra meglio di così... passione, coinvolgimento, ispirazione, intensità, tecnica, precisione, limpidezza, velocità impressionante, non in un assolo, non in un brano, bensì in quasi 2 ore di concerto, sempre, senza soluzione di continuità. Conoscevo Richie Kotzen di nome, ma non sono un musicista, nè un esperto, e quando è capitata l'occasione di acquistare i biglietti per una sua esibizione, ho fatto un giro su internet per vedere qualche video in cui risultassero apprezzabili le sue peculiarità, per provare così a capire che tipo fosse, che genere musicale suonasse. In seguito, stupito, ma non contento per le poche notizie trovate, ho mandato un'email a un amico, Gian Luca "Dentino" Lundi, chitarrista, informatissimo, nettamente più attendibile e preparato di me sull'argomento, per chiedere un parere sull'artista; mi ha risposto, comunicando fra l'altro che nonostante avesse già assistito a sue performance svariate volte, sarebbe venuto anche lui: "cosa vuoi che ti dica, stiamo parlando di quello che forse è attualmente il migliore al mondo... ecco, per darti un'idea, se fosse ancora in vita Jimi Hendrix, se suonasse oggi, probabilmente lo farebbe come lui..."

E a Hendrix Richie Kotzen si ispira, è evidente, proponendo un repertorio blues-rock di eccezionale qualità. Lo supportano un batterista e un bassista di valore che hanno il compito, non semplice, di garantire una poderosa base ritmica e di seguirlo, assecondarlo durante i suoi incredibili, eleganti, rapidissimi funanbolismi. Se non bastasse canta bene, con una voce modulata adatta al genere, potente quando e quanto serve, graffiante altre volte, capace di raggiungere note alte e di sfumare fino ad essere solo un sussurro.
Ci sono momenti in cui risulta impossibile per uno spettatore determinare i movimenti delle sue dita, che letteralmente volano, sui tasti della chitarra, ma mai si ha la sensazione che si tratti di un mero, per quanto difficile, esercizio acrobatico perché il suo stile, il suo modo di suonare, la sua passione comunicano prima di tutto emozioni. Poi il brano finisce, l'incantesimo si rompe e resta il ricordo di quei gesti fulminei, dell'inimitabile maestria, il dubbio da aver solamente immaginato una simile, grandiosa esecuzione... momentaneo però, perché alle prime note del successivo la mente di nuovo si perde ipnotizzata dai fantastici stimoli visivi e uditivi che sta ricevendo.

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