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Articolo inserito in data 19/11/2010 11:02:42
Gianluca Carboni
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Il mio amico Lucky

Due notti fa ho perso un amico, il più importante.
Con lui ho passato 17 anni. Era un cucciolo minuscolo quando fu abbandonato da un idiota in un fosso. Capitò a casa nostra per caso, in attesa di adozione, insieme a due fratelli. Non lo volle nessuno e restò con noi.
E' probabile che io sia ancora qui grazie a lui, al suo prezioso, inconsapevole aiuto, grazie all'amore che ogni giorno mi ha donato senza pretendere nulla, e che ho provato in tutti i modo a ricambiare.
Per molti anni la mia vita è stata uno schifo: mi divorava la rabbia, mi uccideva la solitudine. Tornavo a casa e lo trovavo ad attendermi, gioioso e speranzoso di poter fare una passeggiata con me; io soffrivo, maledicevo il mondo, ma era sufficiente guardarlo, accarezzarlo intanto che mi faceva festa, per mandare ogni cosa, ogni dolore a quel paese, mettergli quindi il guinzaglio e uscire con lui.
Nei momenti peggiori correvo in auto sfogando il disagio, l'ira per situazioni che non avevo causato, ma che subivo, poi nello specchietto retrovisore lo vedevo mentre dormiva nel sedile posteriore, rilassato e felice di essere partito con me, e rallentavo per paura di fargli del male.
Abbiamo fatto interminabili passeggiate mattutine e serali, viaggi, mille escursioni in montagna. Vivevamo in simbiosi, mangiavamo assieme, dormivamo vicini, mi bastava la sua presenza per trasformare l'energia negativa che mi corrodeva in forza necessaria a reagire alle avversità.
Nell'ultima settimana, quando ho capito che era finita, non l'ho lasciato solo un minuto; gli parlavo accarezzandolo e lui scodinzolava aprendo gli occhi. Una sera piangendo gli ho chiesto di tornare a passeggio con me. Il mattino dopo, quando lì in cucina mi sono svegliato, l'ho trovato in piedi davanti alla porta, come era abituato ad aspettarmi. Siamo arrivati solo fino al campo vicino a casa, lentamente, poi è voluto rientrare. Era troppo stanco, ma è riuscito a regalarmi anche quell'ultima passeggiata.
Ora sto male. Credo, spero che col passare del tempo si attenui il dolore che sto provando in questa grande casa vuota.
Lori sta soffrendo, forse addirittura più di me, perché per lei era come un figlio.

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