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Articolo inserito in data 14/02/2011 11:46:51
Concerti
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SKUNK ANANSIE - concerto a Milano del 12 febbraio 2011

Skin è una spettacolare pantera; è impossibile restare impassibili mentre canta e si muove sul palco perché la sua voce è splendida, modulata, potente, perché l'energia che sprigiona è pari alla sua sensualità dirompente, in grado di lasciare lo spettatore senza respiro. Ed ha un meraviglioso sorriso, incredibilmente timido.
Risulta evidente che senza di lei gli Skunk Anansie non sarebbero mai esistiti, ma lo è anche la sintonia che lega i membri della band, e la capacità dei tre strumentisti di assecondare la fenomenale cantante, accompagnarla permettendole di esprimere, esaltandole, le ineguagliabili capacità espressive.
Il batterista, Mark Richardson, è impressionante: ero convinto che avebbe finito per distruggere tamburi e piatti sui quali ha "pestato" per quasi due ore con una forza devastante. Anche il bassista, Cass Lewis, non scherza: il suo strumento è fondamentale nel sound che propongono, e per fortuna si riusciva ad apprezzarlo pienamente nonostante l'acustica non eccezionale del luogo e il volume piuttosto alto, come d'altronde deve essere in un concerto di questo genere. La chitarra di Ace, infine, non regala particolari virtuosismi, se non forse alcune graffianti distorsioni, ma incide nel modo giusto, completando un apparato musicale che ha lo scopo di entusiasmare il pubblico, elettrizzarlo, e soprattutto accendere i motori di Skin, un meraviglioso animale da palcoscenico.

Lo show è scenograficamente scarno, non ha bisogno di strabilianti effetti perché si basa esclusivamente sul ritmo, sulle capacità esecutive, sul magnetismo e sulla voce di Skin; i brani, più di 20, non concedono tregua, non ti permettono un attimo di riposo e puoi solo ballare lasciandoti trascinare (si divertono, si dimenano in parte a tempo, partecipano attivamente tutti i presenti, migliaia di persone positivamente eccitate, e così, grazie a Dio, anche un quasi cinquantenne come me non passa per pazzo...). Ti fermi durante quelli più lenti, ma lo fai mentre ti ipnotizzano il fascino e il talento della cantante, e finisci per consumare più energie nel vano tentativo di resistere all'incantesimo col quale ti sta definitivamente conquistando.

Mi capita spesso di assistere ad esibizioni di gruppi i cui membri dopo un lungo periodo di separazione tornano a riunirsi e suonare assieme: sono piacevoli occasioni per ascoltare dal vivo pezzi conosciuti, a volte talmente belli e significativi da aver lasciato una traccia indelebile nella storia della musica moderna, tuttavia l'impressione che ne ricavo è quella di essermi fatto trasportare, sottolineo piacevolmente, dalla nostalgia. Manca infatti, in genere, la magica atmosfera che aveva permesso a questi gruppi di entrare nel cuore e nel cervello di chi ascolta abitualmente musica, manca la forza propulsiva che ti porta a rientrare a casa pensando al momento in cui di nuovo li vedrai, in cui riuscirai ad apprezzare particolari che hai la certezza ti siano sfuggiti, in cui acquisterai l'album che speri esca presto e sei sicuro ti emozionerà, o ti deluderà, o ti sorprenderà. Mancano insomma l'attesa, e la prospettiva futura.
Nel caso degli Skunk Anansie, che si erano sciolti nel 2001 e sembrava avessero 2 anni fa, quando fecero qualche concerto, il solo scopo di lanciare il proprio greatest hits, a mio parere il discorso è differente perché ho avuto la netta sensazione che abbiano ancora cose da dire, piccoli gioielli da regalare: nulla di innovativo, forse nulla di eclatante, ma certamente la loro storia non è terminata, la loro ispirazione non è esaurita, e soprattutto la loro carica esplosiva risulta intatta.

Dimenticavo: vale la pena tenere d'occhio the Virginmarys, la giovane rock-band che ha aperto il concerto... sono probabilmente acerbi, ma palesano una buona determinazione e una notevole possibilità di crescita.

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