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Articolo inserito in data 24/02/2011 17:37:14
Emilia Romagna-Toscana
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Sentieri 331-(313)-(311)-(301): i crinali del MONTE TIRAVENTO e il POGGIO MONTIRONI

Sentiero: Sant'Agata (Montalto) - monte Tiravento - monte della Fratta - rifugio della Fratta - rifugio Pinone - poggio Montironi - strada "Camposonaldo-Montalto" - Sant'Agata (Forlì-Cesena)

difficoltà: E - T

331: intero, in salita                             (1h 40' - 600 m di dislivello positivo)
313: verso il monte della Fratta           (0h 20' -  80 m di dislivello positivo)
311: fino al bivio per il rifugio Pinone  (0h 15' -  30 m di dislivello positivo)
301: fino alla strada                            (1h 45' - 140 m di dislivello positivo)
301: su strada                                    (0h 25' -  40 m di dislivello positivo)
su strada, ritorno a Sant'Agata          (0h 25')

in totale 4h 50' di cammino e 890 metri di dislivello

nota: quello chiamato 301 è il sentiero degli Alpini, che parte da Rocca delle Caminate e permette di percorrere l'intero crinale fra le valli del Rabbi e del Bidente fino a raggiungere la cima del monte Falco, la più alta della Romagna

19/02/2011

- Seguiamo da Forlì l'ex SS 9 ter del Rabbi (ora SP 3) che, come suggerisce il nome, percorre verso l'Appennino la valle del fiume Rabbi. Superiamo Predappio, Tontola e Strada San Zeno, dove lasciamo a sinistra la diramazione per Galeata, quindi ignoriamo quella a destra per Rocca San Casciano. Al km.32 (8 chilometri prima di Premilcuore) incontriamo la località Ponte Fantella e subito dopo, ben segnalata, la deviazione che ci interessa, quella a sinistra per Fantella e Montalto: la risaliamo per 7,4 chilometri fino a Sant'Agata (è una strada inizialmente ripida, asfaltata o in cemento, poi sterrata, percorribile senza particolari difficoltà) e qui, a un incrocio, continuiamo brevemente a sinistra. Passiamo in discesa l'inizio del sentiero, alcune case, un ponticello, un cimitero in abbandono e parcheggiamo a sinistra nello spiazzo a fianco di una pista che cala verso il torrente. Dal punto in cui abbandoniamo la statale a quello in cui lasciamo l'auto la distanza stradale è di 8,3 chilometri circa.

- Retrocediamo fino al ponticello dove rileviamo il punto col GPS e regoliamo altimetro e misuratore di dislivello:

coordinate ED50: N 43°58'15,3" - E 11°49'42,8"
quota:                  512m slm

- Poco più in alto si stacca, a sinistra della strada, il nostro sentiero (freccia in legno: monte Tiravento - 331):

coordinate ED50: N 43°58'17,5" - E 11°49'39,0" (inizio sentiero 331)
quota:                  526m slm

- Il tratturo guadagna quota blandamente, supera un rigagnolo, si inoltra in un bosco di conifere e in breve ci porta a ca di Rossi, ristrutturata e trasformata in bivacco-rifugio dai soci della sezione di Forlì del CAI:

coordinate ED50: N 43°58'18,3" - E 11°49'24,2"
quota:                  555m slm

- Proseguiamo scendendo su sentiero verso il torrente e subito ignoriamo una deviazione a destra (segnavia). Aldilà del corso d'acqua la salita nel versante opposto è piuttosto ripida; sono presenti varie tracce, ma le numerose segnalazioni permettono di individuare con facilità quella giusta, che fra l'altro è nettamente la più battuta. Nonostante ogni tanto si attenui la pendenza, questo settore dell'itinerario si dimostra abbastanza faticoso. Sbuchiamo alla fine su un crinale, nei pressi dei pittoreschi ruderi del Castellare:

coordinate ED50: N 43°58'04,8" - E 11°49'33,2"
quota:                  677m slm

- Si tratta di un bel casolare, in notevole posizione panoramica sull'alta valle del Fantella, purtroppo in condizioni di totale abbandono; è pericoloso entrarvi perché il pavimento mostra inquietanti cedimenti e inevitabilmente, prima o poi crollerà, tuttavia, come spesso mi capita, non sono riuscito a resistere alla tentazione e all'interno ho "rubato" alcune immagini suggestive... il forno, un camino, l'impronta nel muro di un secondo, più grande, asportato chissà quando, una mangiatoia... questi posti permettono di percepire l'ineluttabilità del trascorrere del tempo e persone come me, in certi periodi troppo malinconiche, anche se inevitabilmente attratte dagli stessi sono costrette ad allontanarsene in fretta per non subire contraccolpi psicologici difficili poi da contrastare. Le vecchie pietre lavorate dall'uomo, trasformate in abitazioni rustiche frequentate per secoli e poi dimenticate, ricordano sentimenti e sensazioni di chi le ha toccate, e possono trasmetterle, comunicano così gioie e dolori, paure e sogni ordinari e perduti, in fondo tristemente inutili se rapportati alla storia dell'umanità, che risulta banale quando rapportata a quella dell'universo... ne è testimonianza diretta ciò che resta di essi: solamente precari muri di pietra destinati all'oblio.

- Seguiamo il crinale a destra e non lo lasceremo per tutta la sua lunghezza, fino a quando terminerà identificando la cima del monte Tiravento. In realtà quella che pare un'antica mulattiera e sale tranquillamente, ogni tanto se ne stacca per aggirare un dosso; a destra è piacevole la veduta verso Sant'Agata e la sua chiesetta, il piccolo nucleo stabilmente abitato dai cui pressi siamo partiti.
Su uno dei colletti evitati, in alto a destra, notiamo i ruderi della torre di Montalto: per raggiungerli conviene procedere brevemente quasi lasciandoli indietro, rientrare poco dopo sulla linea spartiacque, quindi retrocedere sulla stessa per qualche decina di metri:

coordinate ED50: N 43°57'53,9" - E 11°49'11,8"
quota:                  807m slm

- Resta poco della costruzione, se ne apprezza soprattutto la posizione dominante.
Da questo punto in poi la cresta è realmente bella e offre notevoli vedute: verso il monte Tiravento, con le sue pareti erose di marna-arenaria, verso il crinale che da quest'ultimo scende a destra al monte Arsiccio e a Premilcuore, e quello che dallo stesso sale a sinistra al monte della Fratta; sempre a sinistra riconosciamo la caratteristica forma a trapezio del monte Guffone e possiamo seguire con lo sguardo la dorsale che percorreremo per arrivare sul poggio Montironi. In basso abbiamo piccole valli dall'aspetto selvatico ricordate solo da qualche anziano del posto: a destra il fosso delle Caselle e a sinistra quelli di Cortina Vecchia e dei Fangacci.

- Uno strappo nel bosco precede l'arrivo nei pressi della cima del monte Tiravento: siamo ora sulla lunga cresta che avevamo individuato in precedenza, e che corre a destra in direzione nord-ovest e a sinistra decisamente in quella sud, sulla quale è tracciato il sentiero 313. La particolare conformazione impedisce di percepire quale sia la vetta della montagna e le cartine in nostro possesso, fornendo dati contraddittori, non sono d'aiuto, per cui scegliamo di identificarla nell'evidente dosso che si trova pochi metri a sinistra, dove in pratica si incrociano il crinale indicato sopra con quello appena risalito:

coordinate ED50: N 43°57'33,1" - E 11°47'36,8" (incrocio sentieri 313 - 331)
quota:                 1040m slm 

coordinate ED50: N 43°57'32,4" - E 11°47'37,9" (cima sud del monte Tiravento)
quota:                 1043m slm

- Alcune carte escusionistiche segnalano come cima quella a destra, non toccata dal sentiero (probabilmente a causa dell'evidente friabilità del terreno):

coordinate ED50: N 43°57'37,0" - E 11°47'30,9" (cima nord del monte Tiravento)
quota:                 1043m slm

- Il versante occidentale del monte Tiravento è spettacolare, a suo modo grandioso: un ripido pendio eroso di marna-arenaria, imponente, sterile, instabile, che mostra con chiarezza la natura, la rudezza, la grande fragilità, il selvaggio fascino dell'Appennino tosco-romagnolo.
Andiamo a sinistra, "conquistiamo" la cima sud e scendiamo per poco lungo la linea spartiacque; aggiriamo a destra un'altura, torniamo a salire, superiamo un breve tratto in cui la cresta è più sottile e sbuchiamo sulla pista forestale che transita a nord del monte della Fratta, immettendoci così nel sentiero 311:

coordinate ED50: N 43°57'01,5" - E 11°47'36,0" (incrocio sentieri 311 - 313)
quota:                 1074m slm

- La seguiamo in blanda ascesa verso sinistra; il bosco attorno a noi è piacevole.
E' necessario un quarto d'ora circa di cammino per arrivare all'innesto di una seconda pista: andando dritto giungeremmo a Corniolo (indicazioni), ma noi prenderemo quest'ultima a sinistra.
Tempo addietro passammo da qui durante l'escursione che da Spescia ci portò sul poggio Montironi e già ho pubblicato una descrizione del settore dell'itinerario che ci apprestiamo adesso a compiere (fino al punto in cui incontreremo il 273), per cui più o meno replicherò ciò che scrissi allora.

coordinate ED50: N 43°56'41,4" - E 11°47'38,7" (incrocio sentieri 301 - 311)
quota:                 1100m slm

- Scendiamo e subito rasentiamo il rifugio della Fratta (per informazioni rivolgersi agli uffici ambientali e forestali di Forlì e Santa Sofia, telefonando ai numeri 0543714505 e 0543973068):

coordinate ED50: N 43°56'42,5" - E 11°47'44,1"
quota:                 1095m slm

- L'ambiente è bello e la passeggiata particolarmente tranquilla. All'inizio sono interessanti le vedute a destra (valle del fosso del Giardino e monti a sud), mentre più avanti si apre uno splendido panorama a sinistra (valle del fosso dei Fangacci, brulli versanti in marna-arenaria che la delimitano, cresta est del monte Tiravento con i ruderi della torre di Montalto e, lontana, alta valle del Fantella); è soprattutto notevole il poggio Penna, al quale passiamo accanto, con le sue scenografiche pareti erose.
Dopo aver riguadagnato qualche metro di quota ed essere entrati in un bosco di conifere, raggiungiamo il piccolo e utile rifugio Pinone (sempre aperto):

coordinate ED50: N 43°56'43,0" - E 11°49'21,1"
quota:                  978m slm

- Ancora un paio di minuti di cammino e siamo al punto in cui dalla pista si stacca a sinistra il sentiero che ci interessa, segnalato da alcune frecce in legno (sentiero degli Alpini - 301 Pian dei Toschi):

coordinate ED50: N 43°56'41,2" - E 11°49'31,8" (incrocio sentieri 271 - 301)
quota:                  972m slm

- Da notare che il tratto di pista con i due rifugi e quello su traccia sul quale ci stiamo immettendo, fanno parte del sentiero degli Alpini.
Dopo aver toccato una modesta altura superiamo un'elegante crinale e saliamo in cima al poggio Montironi:

coordinate ED50: N 43°56'45,2" - E 11°49'48,8"
quota:                 1016m slm

- Il panorama è ancora una volta rilevante, sulla valle del fosso dei Fangacci a sinistra, su quella del Rio Sasso a destra e sui versanti che le delimitano, e le erosioni che disegnano la cresta appena percorsa e i pendii attorno donano al luogo un malinconico fascino lunare.
Dalla cima scendiamo verso nord, nel bosco, supportati dai segnavia. Passiamo a fianco di un pilastrino con Madonnina posto a ricordo di un incidente di caccia avvenuto 60 anni fa, abbandoniamo e ritroviamo un tratturo, arriviamo infine a un incrocio caratterizzato da numerose indicazioni in legno:

coordinate ED50: N 43°57'38,2" - E 11°51'06,7" (incrocio sentieri 273 - 301)
quota:                  745m slm

- Lasciamo a destra la deviazione per Spescia e Camposonaldo, ignoriamo quella a sinistra che pare inoltrarsi in un campo e proseguiamo dritto sul sentiero degli Alpini. Siamo ora su una pista che dopo aver sfiorato l'evidente piazzola con la fonte Caduti della Julia, termina sulla strada di collegamento fra Sant'Agata e Camposonaldo, e più in generale fra le valli del Rabbi e del Bidente, tracciata lungo quelle del Fantella e del Rio Sasso:

coordinate ED50: N 43°57'54,5" - E 11°51'05,5"
quota:                  725m slm

- Andiamo a sinistra in decisa, ma breve salita, superiamo un valico e transitiamo nei pressi dei ruderi di un casolare di fronte ai quali, alla nostra destra, si stacca il tratturo su cui continua il 301:

coordinate ED50: N 43°58'09,5" - E 11°50'51,1"
quota:                  754m slm

- Noi però restiamo sulla strada e dopo una ripida discesa, vari casolari abitati, un ponte sul torrente Fantella, raggiungiamo l'auto.

"Cimitero nei pressi di Sant'Agata"

 

"Ca di Rossi"

 

"Castellare"

 

"Castellare"

 

"Castellare"

 

"Castellare"

 

"Castellare"

 

"Castellare"

 

"Castellare"

 

"Castellare"

 

"Torre di Montalto"

 

"Torre di Montalto"

 

"Cresta e sentiero, salendo verso la cima del monte Tiravento"

 

"Sentiero, salendo verso la cima del monte Tiravento"

 

"Sentiero in cresta, salendo verso la cima del monte Tiravento"

 

"Monte Tiravento: versante sud-orientale"

 

"Sentiero nel bosco, salendo verso la cima del monte Tiravento"

 

"Monte Tiravento: cima e versante occidentale"

 

"Monte Tiravento: cima e versante occidentale"

 

"Monte Tiravento: sentiero lungo la cresta sud (dalla cima)"

 

"Monte Tiravento: sentiero lungo la cresta sud"

 

"Creste ad est del monte Tiravento (l'itinerario risale quella dietro, dove si trovano i ruderi della torre di Montalto) (dalla cresta sud)"

 

"Sentiero lungo la cresta a sud del monte Tiravento"

 

"Sentiero lungo la cresta a sud del monte Tiravento"

 

"Pista forestale nei pressi del monte della Fratta"

 

"Rifugio della Fratta"

 

 

"Pista forestale nei pressi del poggio Penna, andando verso il rifugio Pinone"

 

"Poggio Penna, andando verso il rifugio Pinone"

 

"Poggio Penna e valle del fosso dei Fangacci, andando verso il rifugio Pinone"

 

"Valli del fosso dei Fangacci, di Cortina Vecchia e del Fantella, con la cresta ad est del monte Tiravento, andando verso il rifugio Pinone"

 

"Rifugio Pinone"

 

"Poggio Montironi (in primo piano: cresta ovest-sud-ovest, col sentiero)"

 

"Poggio Montironi: cresta ovest-sud-ovest, col sentiero"

 

"Poggio Montironi: sentiero nel bosco lungo il crinale settentrionale"

 

"Veduta verso Sant'Agata, scendendo verso la strada "Camposonaldo-Montalto""

 

"Pilastrino con Madonnina, scendendo verso la strada "Camposonaldo-Montalto""

 

"Casolare a q. 754, lungo la strada verso Sant'Agata"

 

"Casolare a q. 754, lungo la strada verso Sant'Agata"

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