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Articolo inserito in data 12/04/2011 16:44:10
Grotta di Monte Cucco
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GROTTA DI MONTE CUCCO: pozzo del Nibbio, Baratro e traversata

Grotta di Monte Cucco (Perugia): terza puntata

Pozzo del Nibbio - galleria Sigillo - pozzo del Groviglio - pozzo Perugia -( Baratro - rami Sinistri )- pozzo Birone - galleria dei Laghetti - pozzo Terni - sala Margherita - ingresso grotta turistica

10/04/2011

Dopo un lungo, troppo lungo periodo di inattività eccomi finalmente, di nuovo, in una grotta seria. Erano anni, fra l'altro, che non mettevo piede in quella di Monte Cucco.
L'occasione me l'ha fornita Giorgio (...grazie!) e la voglia di rivedere la splendida banda di speleologi ternani ha fatto il resto: avevano in programma la classica traversata Nibbio-sala Margherita-ingresso turistica e considerate le inevitabili attese c'era la possibilità per un eventuale "aggregato" di farsi un giretto all'interno (in realtà ho trovato al mio arrivo il micidiale sacco che Luca aveva preparato per me, e che avrei dovuto portare all'imbocco del pozzo del Nibbio, praticamente in cima al monte... ho rischiato l'infarto, ho causato un ritardo di almeno un quarto d'ora, ho pensato malignamente di svuotarlo in parte e buttare il tutto in un qualche dirupo - almeno la batteria, o la sacca d'armo, visto che l'aguzzino si sarebbe subito accorto della mancanza della corda da 100 e di moschettoni e piastrine -, l'indolenzimento alle spalle mi durerà una settimana, ma lassù quel maledetto macigno c'è giunto...).

- Ho in precedenza pubblicato una relazione con una descrizione (un po' romanzata...) dello stesso percorso, per cui ora farò semplicemente un aggiornamento segnalando le piccole deviazioni affrontate questa volta.

- Maniera più semplice per arrivare all'ingresso del Nibbio (Nuovo o Alto): dal parcheggio di pian di Monte, a sud del monte Cucco, si segue la pista sterrata che inizialmente mira la cima, poi curva a destra e in salita continua si porta sul versante orientale, diventa un sentiero e conduce all'ingresso turistico della grotta. A sinistra del gabbione metallico una traccia evidente (segnata), passa sotto a un arco di roccia e permette di guadagnare quota rapidamente; appena prima di arrivare sul crinale sommitale la si lascia per deviare a sinistra, andando così allo speroncino ai piedi del quale si apre l'entrata della grotta. Nel dubbio si sale per qualche altra decina di metri e sul sentiero si mira la vetta, oramai vicina: voltandosi a sinistra risulta molto evidente, in basso, la crestina rocciosa che protegge il buco (in tutto poco più di 300 metri di dislivello e, in caso di considerevole soma, poco meno di un'ora di cammino).

- Le zone più frequentate della grotta sono armate con corde fisse, pozzo del Nibbio compreso. Gli attacchi risultano ottimi, e ve ne sono un'infinità di utilizzabili per doppiare eventualmente le discese, occorre però un po' di attenzione allo stato delle corde, che possono presentare punti di debolezza a causa dei tanti passaggi o della caduta di qualche pietra. In genere sono in buone condizioni, ma ad esempio quella nel pozzo del Groviglio presenta un nodo nella parte bassa a isolare una lesione e quella nel pozzo Birone è visibilmente danneggiata per lo sfregamento sulla roccia.
A partire dalla vasca che precede il pozzo Terni c'è una corda per assicurarsi durante il suo attraversamento in parete e nei laghetti fra lo stesso pozzo e la sala Margherita, che sono abbastanza profondi quando il livello dell'acqua è alto (come oggi...), è stato fissato al soffitto uno scomodo, ma provvidenziale cavo metallico.

- Il pozzo del Groviglio (P38) è più interessante di quanto sembri al suo imbocco, e, provenendo dal Nibbio, permette di arrivare velocemente alla sommità del pozzo Perugia bypassando la fastidiosa (soprattutto se si stanno trasportando sacchi) galleriotta in parte allagata che precede il pozzo Birone (altra via per giungere al Perugia).

- In fondo al pozzo Perugia si prosegue in discesa (dall'altra parte ci sono un pertugio con una pozza d'acqua, varie belle concrezioni e una corda che consente di introdursi qualche metro sopra nel ramo dei Cecchini, una condotta che porta alla sala Margherita - non sono a conoscenza delle condizioni della corda e delle caratteristiche della galleria, ma a giudicare dal rilievo pare che termini sotto al salone, per entrare nel quale occorra risalire un pozzo), si supera uno scalino e si entra in un'apertura a sinistra; presto si incontrano le corde che calano nel Baratro: questo P115 inizialmente nasconde la sua reale dimensione mostrandosi come una serie di piccole verticali intervallate da terrazzi.
Uno scivolo, un traverso e un salto di non più di 20 metri portano a un piano abbastanza ampio: la corda si sposta in orizzontale, guadagna un paio di metri e si infila in una vera e propria botola proseguendo la propria discesa e garantendo un'assicurazione visto che appena a lato il buco nero del Baratro è ora inquietante.

- Da questo terrazzo si nota, aldilà del pozzo, l'imbocco di una galleria raggiungibile tramite un traverso a sinistra non armato e piuttosto esposto: non avendo tempo per continuare verso il basso e nessuno vicino che mi sconsigliasse ho optato per andare a curiosare in quella finestra, così mi sono inoltrato nei rami Sinistri.
La condotta di piccole dimensioni cala regolarmente; le possibili diramazioni (credo di averne individuate un paio) sono vere e proprie risalite, il probabile arrivo di pozzetti. Più avanti, varie decine di metri, aumenta la presenza di fango ed appare un ruscelletto che nel punto più basso si infila a sinistra in un cunicolo apparentemente percorribile, dentro al quale neppure mi è venuta in mente l'idea di strisciare!
Appena prima è possibile superare in salita un gradino di oltre un metro d'altezza fangoso e particolarmente scivoloso e proseguire per poco in un tunnel simile al precedente, ma in piano. Curiosamente anche ques'ultimo curva a sinistra trasformandosi in un cunicolo poco invitante.

- Al ritorno ho ritrovato aldilà del traverso Luca che, con 4 determinatissime speleologhe uscite dal corso del 2010 dei "Pipistrelli" di Terni, davanti alla botola stava valutando se fosse il caso di proseguire. Redarguito dal capo ("E te che ce fai là?") e messo al corrente che la verticale sotto al traverso che stavo per affrontare nuovamente è alta almeno 60 metri (...) non ho più avuto il coraggio di assentarmi per curiosare in giro e come un fedele cagnolino ho seguito il gruppo fino alla sala Margherita... comunque non è stato difficile adeguarmi in considerazione della travolgente simpatia delle 4 ragazze appena conosciute e di quella, oramai più volte sperimentata, dell'ispido Luca...

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