Alpi Marittime: forti sabaudi lungo la via per la rocca dell'Abisso

Escursionismo • Piemonte - Provence-Alpes-Côte d'Azur • Giugno 2026

Itinerario

Colle di Tenda - Forte Giaura - Rocca dell'Abisso (2755m) - Forte Giaura - Cima di Salauta (2176m) - Forte Pernante - Colle di Tenda

Dati tecnici

Descrizione

Oggi saliremo al colle di Tenda, da dove partiremo a piedi per raggiungere la cima della rocca dell'Abisso.
Non sono mai stato lassù, ma ciò non basta a spiegare a chi non è come me, l'emozione che provo, perché effettivamente non c'è nulla di strano o complesso in ciò che faremo. Sono i ricordi di avventure solo immaginate quelli che mi commuovono quando mi capita di pensare a questo valico, o al colle della Maddalena, o al Moncenisio.

Ero un bambino innamorato della Geografia. Avevo imparato a leggere da poco, ma già conoscevo i nomi e qualche caratteristica di tutti gli Stati del mondo, le bandiere, che collezionavo in album di figurine, i laghi più grandi, i monti più alti, mari e isole.
Nel mio gioco preferito isolavo un tappeto in mezzo alla stanza, vi ordinavo poche cose "utili", fra cui l'atlante, i libri che mi ispiravano (... a forza di sfogliarli, ho consumato i volumi dell'enciclopedia "Conoscere"), piccole cianfrusaglie necessarie nei miei sogni per viaggiare, e su questo mezzo magico partivo. Affrontavo e superavo pericoli che immaginavo, genti e climi ostili, abissi e montagne, e alla fine arrivavo sempre nel luogo lontanissimo che neppure sapevo se realmente esistesse.

A quei tempi si viaggiava poco per mancanza di strutture e di mezzi. Con i miei genitori ero arrivato spesso fino alla costa Romagnola, o nell'Appennino Tosco-Romagnolo in Campigna e al passo della Calla (erano necessarie ore di auto). Ho lontanissimi ricordi di Firenze, di Perugia, di Roma, e uno confuso, ma indelebile, dell'incredibile odissea che ci portò in vacanza in Gargano.
Per me quindi non era poi così differente "partire" per un viaggio in Nuova Guinea o in Himalaya, in Messico o in Sardegna, sui Pirenei, sulle montagne Rocciose, o sulle Alpi che mai avevo visto.
Luoghi magici erano le isole, le montagne, i passi: chiudo gli occhi e vedo ancora un disegno - forse si trovava proprio in un volume di "Conoscere" - in cui Annibale, soldati ed elefanti superavano barriere di neve, fra vette rocciose ostili e incombenti, per scendere in Italia.

Il Piemonte era distante quanto l'America, vi nasceva il Po ed era protetto da un formidabile arco di immense montagne che i miei libri dividevano in sezioni: potevo andare a esplorare quel misterioso confine naturale partendo dalle Alpi Liguri, poi arrivare al colle di Tenda e passare alle Alpi Marittime, e scendere al colle della Maddalena prima di inoltrarmi nelle Cozie, di conquistare il Re di Pietra...

Ci vuol poco quindi a commuovermi, a rendermi felice: un passo che mi ricorda il periodo in cui era facile e bello sognare, una cima su cui arrivo da solo e che fino a poco prima non sapevo se sarei riuscito a raggiungere, un panorama con mille monti sconosciuti su cui plana un grifone, il silenzio, un tozzo di pane fresco con nulla dentro, ma fatto come si deve, e un numero significativo di bottiglie di birra fresca!

Giunti al valico, lasciamo l'auto e ci incamminiamo verso ovest su una stradina sterrata di origine militare (segnavia per forte Pernante e rocca dell'Abisso).
Sul primo colle che incontriamo sorge il forte Pernante, che visiteremo al ritorno: lo aggiriamo a destra, e facciamo la stessa cosa per la cima di Salauta, altura successiva.
Neppure un'ora è passata, ma già sono evidenti tre cose: il sentiero è noioso, perché si procede in un ambiente monotono, quasi in piano per chilometri. Probabilmente non arriveremo in cima alla rocca d'Abisso, che neppure intravediamo perché è completamente coperta da dense nubi grigie, e metteremo nuovamente alla prova la tenuta delle nostre giacche anti-pioggia. Il luogo ha un'eccezionale rilevanza storica, tanto da meritare un'accurata visita successiva dedicata esclusivamente alle incredibili fortificazioni ottocentesche che lo caratterizzano.
In partenza avevamo notato nei pressi del passo le poderose strutture del forte Centrale, ora abbiamo intuito il notevole interesse, anche scenografico, del forte Pernante - ne avremo conferma al ritorno - dal quale si nota, più in basso, l'altrettanto grande forte Margheria, poi, appena prima dell'inizio della salita verso la cima, ci sorprenderà il suggestivo forte Giaura.

È emblematica la storia di questo colossale sistema di fortificazioni che comprende sei costruzioni militari principali - oltre a quelle già citate, i forti Pepino e Taburda - edificate dal Regno d'Italia tra il 1877 e il 1888 sul crinale e nel versante della Roia per difendere il confine dopo l'apertura del traforo stradale. Doveva proteggerci dalle invasioni dei Francesi, ma risultò completamente inutile perché a causa del rapido progresso della tecnologia dell'artiglieria e dei nuovi proiettili esplosivi, divenne sorpassato già pochi anni dopo il completamento.
Nel 1915 - I Guerra Mondiale - i forti furono disarmati per trasferire i cannoni direttamente sul fronte austriaco e da allora restarono inattivi. I trattati di pace del 1947 - II Guerra Mondiale - ne sancirono il passaggio alla Francia e solo ora, forse, servono a qualcosa: è infatti emozionante visitarli e sono fonte inesauribile di rilevanti scorci fotografici.
Ci si può poi sedere su un sasso e osservarli, così imponenti, curati, intriganti perché perfetti, quasi eleganti, eppure impattanti, minacciosi, insulsi, posare quindi lo sguardo sulle montagne attorno che splendide e indifferenti si ergono in mille forme, sulle valli verdi e tranquille che scendono simili in Francia e in Italia, e pensare a quanto poco gli esseri umani abbiano imparato in migliaia di anni di storia, a quanta distruzione venga causata da élite narcisistiche, patologicamente ambiziose ed egoiste, grazie al consenso incondizionato di masse ottuse e ignoranti.

Giunti sotto il dosso dove si trova il forte Giaura, lasciamo la stradina - più in alto è soggetta a frane - per un sentiero che a destra attraversa una pietraia e sale verso un bel laghetto. Qui invertiamo la direzione, ritroviamo la carrareccia e la seguiamo fino alla grande costruzione militare.
Da segnalare la curiosità di uno stambecco che ci "ronza" attorno, pur mantenendosi a qualche metro di distanza su una parete rocciosa, e la momentanea apertura del cielo che ci convince a proseguire verso la cima, accelerando per quanto possibile il passo.

Di fronte al forte invertiamo nuovamente la direzione (segnavia per roche de l'Abisse: seppur di poco, siamo in territorio francese) e seguiamo un sentiero ben tracciato e solo relativamente faticoso... meglio così, visto che ci attendono ancora 500 metri di dislivello!
L'ambiente diventa roccioso, ma il percorso resta facile e tranquillo fino a quella che in alcune carte è indicata come cima sud, sulla quale si trovano una croce metallica e una Madonnina. Poco più avanti, al di là di una breve crestina nervosa, arriviamo sulla vetta più alta.

Ora le nubi sono grigie, compatte, minacciose, e ci permettono di riconoscere solo l'incantevole conca con i due lacs de Peyrefique.
Scendiamo velocemente fino al forte Giaura: dall'alto se ne apprezzano la forma pentagonale e il mimetismo estremamente efficiente - si trova in gran parte sotto il livello originale del terreno - se indirizzato a confondere un esercito posizionato a quote inferiori, ma assolutamente inutile in presenza di osservazioni aeree anche perché uno splendido fossato ne permette la facile individuazione.
Vi arriviamo di fronte sotto a una pioggia non forte, ma fitta: il ponte in pietra che permetteva di accedervi è stato volontariamente distrutto, per una visita più accurata sarebbe quindi necessario calarsi all'interno del fossato ed entrare da una delle finestre inferiori, ma il tempo cupo ci porta a rinunciare.

Nei pressi della cima di Salauta la pioggia cessa d'importunare e ci permette di salire a curiosarvi: c'è un grosso pilastro in pietra sormontato da una croce ed è bella la vista sul vicino forte Pernante, che subito raggiungiamo.
La struttura è particolarmente affascinante e con i suoi grandi archi scoperti offre varie occasioni per scattare foto suggestive. Riuscirei a entrarvi facilmente, ma anche in questo caso rinuncio perché sono stanco, bagnato e già abbiamo deciso che appena possibile torneremo in zona per una visita il più possibile accurata di queste spettacolari costruzioni.

Resta solo da scendere al colle di Tenda, prendere l'auto e decidere se fermarsi per strada a mangiare un panino e bere una birra, o proseguire verso il "campo base" di Valdieri dove cibo e bevande ci aspettano in quantità decisamente maggiore!

Lungo la carrareccia militare Attraversamento della pietraia nei pressi del forte Giaura Laghetto nei pressi del forte Giaura Stambecco curioso Stambecco molto curioso! Rocca dell'Abisso (dai pressi del forte Giaura) Verso la cima della rocca dell'Abisso Verso la cima della rocca dell'Abisso Cima sud della rocca dell'Abisso Cima della rocca dell'Abisso Cima della rocca dell'Abisso Cima sud della rocca dell'Abisso (si nota Lori nei pressi della croce) Pointe e lacs de Peyrefique (dalla cima della rocca dell'Abisso) ... è probabile che la pioggia sia più rapida di noi! Rocca dell'Abisso (dai pressi del forte Giaura) Forte Giaura Carrareccia militare nei pressi del forte Giaura Forte Giaura Forte Giaura Forte Giaura Forte Giaura Lungo la carrareccia militare nei pressi del forte Giaura Carrareccia militare nei pressi del forte Giaura Croce della cima di Salauta Rocca dell'Abisso (dalla cima di Salauta) Cima di Salauta (in fondo, al centro, si riconosce il forte Pernante) Forte Pernante Forte Pernante Forte Pernante Forte Pernante Forte Pernante Forte Pernante Forte Margheria (dal forte Pernante) Colle di Tenda e forte Centrale

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