Val d'Aran - valleta de l'Escaleta: lac, coll, trou e foraus de Toro

Escursionismo • Pirenei • Luglio 2026

Itinerario

Plan dera Artiga (Es Bordes - Vielha) - Coll de Toro - Trou du Toro - Foraus de Toro - Coll de Toro - rientro lungo lo stesso percorso

Dati tecnici

Descrizione

PIRENEI CENTRALI: PRIMO EPISODIO

Il nostro programma prevede di trascorrere 6 giorni a Bagneres-de-Luchon, nei Pirenei Centrali, nella zona in cui l'alta valle della Garonna diventa Spagnola, e di varcare poi il confine per trasferirci a Bielsa, un piccolo borgo situato alla confluenza delle valli de Pineta e de Barrosa, nella provincia di Huesca.
Per una serie di motivi differenti, i primi percorsi affrontati risultano deludenti contribuendo non poco a rendere il mio umore pessimo. Non sto bene, il caldo è insopportabile e Bagneres si trova a quota troppo bassa. E' un piacevole paese termale e come tale attira un gran numero di turisti con interessi e abitudini troppo differenti dalle nostre; inoltre ospita, proprio nella settimana prenotata da noi, una manifestazione dedicata alla corsa in montagna che causa problemi negli spostamenti a chi deve raggiungere le località di partenza dei sentieri, anch'esse fra l'altro situate molto in basso, mai sopra ai 1400 metri.

Dopo un giorno trascorso ad inveire contro me stesso perché avevo sottovalutato la scelta del "campo base" e la preparazione preventiva degli itinerari - in realtà mi era mancato il tempo per un approfondimento - e a combattere un disfattismo incombente, scegliamo come prima meta il pic de Ceciré (2403m), pittoresca montagna che domina il paese. Belli i panorami, brutto il sentiero, micidiale il clima, cima talmente ricoperta di escrementi di pecore e capre da impedire di fermarsi anche solo un attimo, seconda cima - sommet de la Coume de Bourg (2367m) - troppo vicina al passo e conseguentemente occupata da "merenderos" intenti a prendere il sole e comunicare con lo smartphone, che neppure ci salutano.

Il giorno successivo va nettamente peggio: la sera trovo casualmente nel web la notizia che la strada da percorrere per raggiungere il punto di partenza del sentiero scelto sarebbe stata chiusa per permettere l'organizzazione dell'ennesima corsa, opto quindi per un itinerario apparentemente distante - 40 minuti di auto, ma in realtà risulta separato dalla valle con la corsa solo da una catena di monti non troppo alti - in una zona che non conosciamo. Sentiero orribile, disastrato, a tratti inesistente, per arrivare in una zona con piccoli stagni non brutta, ma infestata da zanzare. Rinunciamo a proseguire e mestamente torniamo verso l'auto.
Nel punto più stretto della traccia incrociamo i corridori che dalla prima valle, quella chiusa al traffico, sono arrivati fino a lì: evitiamo quelli abbastanza veloci, 10 o 15, poi incredibilmente siamo costretti a fermarci su una roccetta a causa del transito di una assurda colonna di centinaia di persone più lente di me, che procedono a singhiozzo, come nell'autostrada per il mare in un weekend d'agosto... ma che gara è questa? Avrebbe più senso se si trattasse di una gita sociale da guinness dei primati, o del pellegrinaggio verso una sagra dove ottenere in omaggio un piatto di porchetta!
Attendiamo oltre mezzora cercando di non respirare il polverone alzato dagli "atleti", prima di poter ripartire.

Più per Lori che per me decido di non arrendermi, quindi la mattina dopo entriamo in Spagna e, non più tardi delle 6 e 30, siamo all'inizio del sentiero che risale la val de Molieres, nei pressi del tunnel de Vielha. La prima parte del percorso è tracciata in malo modo su pietraie spesso invase da vegetazione: si scende, si sale, si inciampa, si suda in modo assurdo non tanto per il sole, ma per la terribile cappa di umidità che contribuisce ulteriormente a deprimermi.
Il sentiero diventa infine più ripido e interessante, ma le energia fisiche e nervose mi permettono di arrivare solo al bivacco e ai bellissimi estanys de Molieres - in lingua catalana significa "laghi" - rinunciando così di nuovo alla meta della giornata, l'inarrivabile cima del tuc de Molieres.

Se non altro risulta ora chiaro che in questa zona dei Pirenei il versante spagnolo è più interessante di quello francese quindi, prima di lasciare per sempre Bagneres-de-Luchon, tentiamo una quarta escursione non distante dalla precedente: varchiamo il confine, scendiamo a Bossost, proseguiamo lungo la val d'Aran - è la parte catalana della valle della Garonna - e alcuni chilometri prima di raggiungere Vielha deviamo a destra lungo la carretera dera Artiga de Lin.
Da questa piacevole località, dove sorge anche il rifugio omonimo, parte il sentiero che si spera ci porti al grande lago e al coll de Toro, al trou e ai foraus de Toro, che esattamente non so cosa siano, ma dalle descrizioni paiono interessanti fenomeni carsici. Neppure considero l'idea di arrivare in cima a una qualche montagna lì attorno perché sono convinto di non potermelo più permettere.

E' splendida la parte alta della valle, qui davanti a noi, e mirandola ci incamminiamo in blanda salita verso sudovest (segnavia "Camin aranes de l'Aneto" per coth deth Horo e ref. dera Renclusa). Al momento siamo in ombra e una leggera brezza fresca sembra volere incoraggiarmi.
Non si capisce dove passeremo perché tutti i versanti sono scoscesi, probabile però che si resti a sinistra per superare un primo sperone roccioso, e sopra si vada a destra dove il pendio si addolcisce e dovrebbe essere semplice dirigersi verso quella che da quaggiù pare essere una sella.

In effetti, in fondo al pianoro leggermente inclinato, al di là di una fascia con radi alberi, la traccia curva a sinistra e presto mostra la sua vera natura diventando molto ripida, tanto che in un tratto è un lungo cavo d'acciaio a rendere più sicura la progressione su roccia rotta e coperta da detriti. Anche in alto abbiamo conferma di quanto avevamo intuito in partenza: andiamo a destra e tendenzialmente ci muoviamo su un buon sentiero nettamente meno faticoso, che quasi mai si impenna.
Attraversiamo un luogo particolarmente suggestivo, per il panorama sulla bassa valle e soprattutto per le pietraie immense che scendono dalle selvagge pareti rocciose che si elevano a sinistra e destra.

Quella che ci era parsa una sella è in realtà la parte iniziale di una conca silenziosa: stiamo arrivando al termine della valle, ma la conformazione di questa zona non ci ha ancora permesso di vedere il lago e individuare il coll de Toro. Entrambi appaiono però improvvisamente dopo un piccolo dosso.
Lo specchio d'acqua è grande, bellissimo, e vi muoiono gli spettacolari pendii detritici generati dallo sfaldamento del mall de l'Artiga a sinistra e del Penanera a destra. Il passo si trova subito dopo, a una quota appena più alta, e quasi non si nota perché gli fanno da sfondo vette e ghiacciai del massiccio de la Maladeta, di cui fa parte il pico de Aneto, la montagna più alta dei Pirenei.

Lo spettacolo è splendido e per la prima volta da quando siamo partiti per questo viaggio, sono moderatamente felice.
Occorrono un po' di pazienza e attenzione per raggiungere il colle perché il sentiero in riva al lago non esiste. Restiamo a destra e guidati da qualche "ometto" superiamo l'enorme distesa di pietre di ogni dimensione, cercando di evitare di spostarci dal percorso suggerito.

Sotto di noi si estende ora l'idilliaca valleta de l'Escaleta, uno dei gioielli del Parque Natural de Posets-Maladeta, particolarmente interessante perché le acque del suo torrente principale scompaiono in più punti nel terreno, soprattutto nel forau de Aigualluts, per tornare alla luce quasi 4 chilometri più a est, nei pressi del plan dera Artiga - dove abbiamo lasciato l'auto - in un un bacino idrografico completamente differente: si inabissano in quello dell'Ebro, fiume spagnolo che sfocia nel Mediterraneo, per riemergere in quello della Garonna, che scorre in Francia verso l'Atlantico.

Resta da capire cosa e dove sono il trou e i foraus de Toro.
Da una rapida ricerca nel web ho ricavato che i "foraus" in Aragonese sono "buchi", che il "trou" è una "gola", che non esistono spiegazioni certe sul toponimo "toro", o "horo", o "horau" - ovvero di nuovo "buco" nel Guascone parlato in val d'Aran - e soprattutto che le guide del XIX secolo iniziarono a chiamare così il forau de Aigualluts, cioè la gola con cascata e grande inghiottitoio dove più a valle scompaiono definitivamente le acque del torrente Barrancs per scorrere verso la Garonna e l'Atlantico: errore volontario perché così si utilizzava un nome accattivante per un luogo famoso facilmente accessibile ai turisti. Il vero trou de Toro è più in alto, da qualche parte davanti a noi.

Scendiamo rapidamente fino al fondovalle e lo seguiamo a sinistra lungo il sentiero che porta al tuc e al coret de Molieres, altro valico pirenaico fra Aragona e Catalogna.
Dopo uno strappetto notiamo che a destra il verde pianoro è inciso da un canale roccioso dove scorre un torrente. Avvicinandoci, scopriamo che si tratta di una piccola gola caratterizzata dalla presenza di un arco, probabile resto di una vera e propria grotta in cui passava il corso d'acqua: è il trou che stiamo cercando.
Il luogo è affascinante, irreale per la tranquillità che trasmette, ideale per una pausa durante la quale fare ordine nei propri pensieri.

Sorseggiando una birra osservo con attenzione i versanti delle montagne attorno, del vicino mall de l'Artiga, del Penanera e della tuca Blanca de Pomero. Solo un anno fa di almeno una avrei provato a raggiungere la cima perché vedo chiaramente le possibili vie di salita, ma ora ho paura.
Da qualche mese è come se il mio fisico avesse deciso di non rispondere alle sollecitazioni e solo il pensiero di affrontare 500 metri di dislivello su terreno leggermente dirupato, dopo aver faticato esageratamente per arrivare fin qui, mi terrorizza. Una gastrite snobbata, una subdola ernia, la stanchezza derivante dall'aver visitato centinaia di grotte, dall'aver percorso migliaia di itinerari, lo stress di una vita a casa sempre mal sopportata e di un lavoro complesso, il mutamento climatico che rende instabile il tempo ed estremamente piovosi inverno e primavera in Romagna - la mia regione - e le grandi alluvioni che hanno distrutto i colli dove mi allenavo, l'età che avanza portando a rinunce definitive, il carattere portato a un'introspezione eccessiva che sconfina in ruminazione mentale, l'innata tendenza alla depressione, la mancanza di attività fisica regolare e il conseguente eccessivo aumento di peso, tutto ciò mi ha portato al dolore fisico che provo mentre salgo su sentieri, allo stomaco, nel torace, nelle spalle e lungo le braccia, all'incapacità di sopportare un calore in questi mesi realmente intenso, al timore di alzarmi da letto, prendere uno zaino e partire.
Eppure, dopo 4 giorni di tentativi impietosi, sono arrivato quassù, a guardare cime che in questo momento non posso raggiungere, a impormi di fotografarle, di annotarne le peculiarità, di desiderarle. Sì, forse posso reagire anche questa volta, recuperare determinazione ed energia cambiando abitudini e priorità... Lori mi richiama alla realtà: è ora di partire alla ricerca dei foraus de Toro.

Percorriamo la piccola gola e seguendo la corrente passiamo sotto all'arco di roccia, poi scendiamo liberamente al piano sottostante dove rientriamo nel sentiero. Procediamo ora verso la bassa valle e presto ci rendiamo conto che alla nostra sinistra il torrente è scomparso, che in quell'area l'apparente conca presente è in realtà una dolina. Raggiungendone il fondo scopriamo che proprio sotto al sentiero si trova un inghiottitoio fossile. Non ha grandi dimensioni o evidenti prosecuzioni fra i massi di crollo che ne ingombrano l'interno, ma mostra tracce di erosione e due vecchie scritte di probabile origine speleologica.
Retrocediamo per rintracciare il torrente e lo troviamo subito dietro a un dossetto: scorre tranquillo fino a sparire in un buco.
La curiosità e la voglia di fresco mi inducono ad entrarvi mentre mi tornano in mente ricordi di grotta, l'esplorazione però termina immediatamente perché la cameretta è minuscola e l'acqua si perde fra pietre e fratture.
Abbiamo quindi individuato i foraus de Toro: quello di dimensioni maggiori che aprendosi qui vicino torna ad essere un inghiottitoio attivo quando aumenta la portata del torrente e questo minuscolo dove ho appena provato il sottile piacere dell'acqua ghiaccia che accarezza la pelle.

Sono fradicio, stanco, di buon umore e sazio, possiamo quindi prendere la via del ritorno. Domani partiremo per Bielsa e sono quasi convinto che, usando la poetica metafora di Alberto Fortis, a niente e nessuno concederò l'opportunità di confinarmi su una "sedia di lillà".

Lungo il primo sentiero, verso il pic de Ceciré (Bagneres-de-Luchon - Pirenei Centrali francesi) Lungo il primo sentiero, verso il pic de Ceciré (Bagneres-de-Luchon - Pirenei Centrali francesi) Lungo il primo sentiero, verso il pic de Ceciré (Bagneres-de-Luchon - Pirenei Centrali francesi) Estany de Baix de Baciver, lungo il secondo sentiero (Salardù - Pirenei Centrali spagnoli) Lungo il terzo sentiero, verso gli estanys de Molieres (Vielha - Pirenei Centrali spagnoli) Uno degli estanys de Molieres, lungo il terzo sentiero (Vielha - Pirenei Centrali spagnoli) Lungo il terzo sentiero, verso gli estanys de Molieres (Vielha - Pirenei Centrali spagnoli) In partenza per il lac e il coll de Toro Il tratto attrezzato lungo il sentiero per il lac e il coll de Toro Il tratto attrezzato lungo il sentiero per il lac e il coll de Toro Lungo il sentiero per il lac e il coll de Toro Il pendio detritico del Penanera Lungo il sentiero per il lac e il coll de Toro (in fondo alcune vette e un ghiacciaio del massiccio de la Maladeta) Lungo il sentiero per il lac e il coll de Toro (in ombra a sinistra il lago e il passo, in fondo alcune vette e un ghiacciaio del massiccio de la Maladeta) Il lac e il coll de Toro (in fondo alcune vette e un ghiacciaio del massiccio de la Maladeta) Lungo il pendio detritico a fianco del lago La valleta de l'Escaleta, nel Parque Natural de Posets-Maladeta (dal coll de Toro) Il trou de Toro (seguono altre immagini) La tuca Blanca de Pomero e il Penanera La tuca de l'Escaleta I foraus de Toro: inghiottitoio fossile (seguono altre immagini) I foraus de Toro: inghiottitoio attivo (seguono altre immagini) E' una vecchia abitudine quella di immergersi in torrentelli sotterranei... questa volta, almeno, l'acqua è pulita... Lungo la via del ritorno: salita al coll de Toro Il lac de coll de Toro Lungo la via del ritorno: il pendio detritico a fianco del lago (seguono altre immagini)

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