Vallée d'Aure: pic de Campbieil e pic de Lentilla

Escursionismo • Pirenei • Luglio 2026

Itinerario

Parcheggio della diga del lac de Cap de Long - Montagne de Cap de Long - Pic de Campbieil (3173m) - Pic de Lentilla (3157m) - rientro lungo lo stesso percorso

Dati tecnici

Descrizione

PIRENEI CENTRALI: QUARTO EPISODIO

La situazione a questo punto risulta abbastanza chiara: la mia forma fisica non è buona per motivi che in parte conosco e in parte approfondirò al ritorno in Italia, tuttavia riesco a percorrere itinerari relativamente impegnativi e a raggiungere belle cime. Semplicemente devo per ora rinunciare a dislivelli eccessivi, salire con maggiore lentezza rispetto a come sono abituato, fare qualche pausa in più e rassegnarmi al fatto che il caldo eccessivo accentua il malessere generale che già in parte mi debilita, rendendolo talvolta difficile da sopportare.
Stabilito ciò e considerato che con un po' di pazienza l'ultima escursione ci ha portato a un buon risultato, metto in programma il pic de Campbieil (3173m) e il vicino pic de Lentilla (3157m).

Sono circa le 6 del mattino quando per l'ennesima volta varchiamo il confine fra Spagna e Francia, passando nel tunnel de Bielsa-Aragnouet.
Scendiamo lungo la strada della vallée d'Aure e appena prima del piccolo centro abitato di Fabian deviamo a sinistra seguendo le indicazioni per la réserve naturelle du Néouvielle e il lac de Cap de Long. Dopo circa 10 chilometri di salita, oramai nei pressi del lac d'Oredon, la strada si biforca: noi andiamo nuovamente a sinistra, verso la diga del lac de Cap de Long (indicazioni).
Ci separano pochi tornanti dal parcheggio in cui lasceremo l'auto, ma già notiamo decine di camper e minivan che vi stazionano. È molto presto e non sono ancora arrivati i turisti e i climber giornalieri (nelle vicinanze c'è una rinomata palestra di roccia con vie lunghe su granito), per cui riusciamo a trovare abbastanza facilmente un posto libero. Se fossimo arrivati a metà mattina, però, il discorso sarebbe stato diverso perché in luglio sono davvero numerose le persone che bivaccano o trascorrono la giornata nei dintorni.

Resteremo a sinistra del grande lago artificiale e al suo termine risaliremo verso sud la valle percorsa dal torrentello che incredibilmente lo riempie.
In realtà si tratta di un vasto bacino idrografico d'alta quota, esposto a nord e delimitato da montagne che superano i 3000 metri, è certo quindi che l'innevamento invernale sia consistente, tanto da giustificare un simile volume di acqua.

Considerato l'affollamento nel parcheggio, avevo temuto di essere capitato in uno di quei sentieri tipo "Dolomiti d'estate", dove pare di andare tutti assieme allo stadio per assistere a un concerto degli U2. Rimango quindi sorpreso quando mi rendo conto che partiamo solo in sei. I quattro ragazzi che ci precedono con corde sullo zaino, fra l'altro, presto ci lasciano per scendere a destra verso la sponda del lago, mirando probabilmente una qualche parete di arrampicata che non riesco a scorgere.
Fino alle cime non incontreremo altre persone.

Il percorso è inizialmente faticoso e scosceso. Saliamo a sinistra, poi, dopo vari saliscendi, perdiamo decisamente quota e arriviamo nel fondovalle, nei pressi del torrente principale, agitato e poco propenso a farsi guadare.
Mentre ne rasentiamo il corso in cerca del ponticello per passare sull'altra sponda - siamo ancora lungo la traccia disegnata nella carta del GPS - comincio a nutrire qualche dubbio sulla sua esistenza: il sentiero è accidentato, poco battuto, anche se abbastanza evidente, e privo di segnaletica, proprio come quelli che mi capita di frequentare quando vado a caccia di canaloni e creste in luoghi dove qualcuno passa solo se si è perso e dove i torrenti troppo esuberanti vanno evitati o, in qualche modo, "sorvolati"!

In effetti il ponticello non c'è. Più in alto, in un punto in cui l'alveo si allarga e la corrente è debole, mi invento un guado.
Convinco Lori, che quasi mai rinuncia di fronte a pareti di roccia, ma spesso lo fa quando si trova davanti ad acqua che scorre se più profonda di 10 centimetri, con la fallace promessa che al ritorno avremmo cercato qualcosa di meglio più in basso - laggiù il torrente ha dimensioni maggiori, poi c'è il lago... forse ha creduto che parlassi di un traghetto... - e sulla sponda opposta ritroviamo la traccia battuta.

Ora il sentiero è davvero brutto: scosceso, franoso, ripido, polveroso. Voltandosi, però, è impossibile non apprezzare la bellezza dell'ambiente d'alta quota che abbiamo attorno: la valle di pietra che cala verso il grande specchio d'acqua blu scuro è splendida, e lo è altrettanto il poderoso versante roccioso che dalle alte montagne a nord vi si getta con contrafforti, pareti e pendii detritici ancora chiazzati di neve.
A vista d'occhio non v'è una sola traccia umana.

Il tratto fastidioso non risulta particolarmente lungo e termina in una goletta di roccia al di là della quale appare, quasi all'improvviso, un tranquillo pianoro in cui l'ormai quieto corso d'acqua si allarga a formare pozze poco profonde e isolette erbose.
Siamo quasi a 2600 metri di altitudine in un anfiteatro esposto a nord, delimitato da almeno 8 montagne che superano i 3000 metri d'altezza e dalle creste che le uniscono: qui tempo addietro sicuramente c'era un ghiacciaio. Lo testimoniano il pianoro, le colline di detriti bianche e rossastre, i pendii lunari e le rocce montonate che incontreremo più in alto.
È certo che abbia percezioni non comuni, non riesco infatti a immaginare luoghi più affascinanti di questo, che agli occhi della maggior parte delle persone probabilmente appare solo come un deserto sterile e noioso pronto a sopraffare l'incauto visitatore nel momento in cui, situazione frequente quassù, il tempo improvvisamente cambia.
Io non smetto più di scattare fotografie perché ogni pietra mi sembra differente, sono convinto che mi stia suggerendo qualcosa, voglia portare la mia mente oltre il confine di ciò che consideriamo realtà. Vedo sfumature di colore che si generano ad ogni passo, luce e ombre che giocano per farmi notare che tutto muta in continuazione, per farmi capire che i nostri sensi hanno un limite, ma che acuendoli possiamo provare a superarlo. E vedo le cime, altissime, che sento di poter raggiungere.
Sono sempre fermo, così Lori giustamente mi sprona a proseguire.

Lasciato alle spalle il pianoro e superato un dosso, ci troviamo ad attraversare un'immensa pietraia dove la vita vegetale si riduce a miseri ciuffi d'erba e rari cuscinetti fioriti di silene.
Davanti a noi, a destra di una repulsiva parete rocciosa triangolare che fino a poco prima dominava la testata della valle - è solo un avancorpo del pic de Campbieil - riesco ora a individuare la cresta verso cui stiamo salendo e buona parte del sentiero che per raggiungerla taglia verso destra un grande pendio lunare. Passa fra ripide lastre grigie e chiazze irregolari di neve che, se fossero state più estese, avrebbero potuto crearci qualche problema. Sembra guadagnare quota con regolarità: è probabile che risulti faticoso arrivare in cima, è però evidente che non vi siano difficoltà tecniche.

Siamo a metà mattina e sono fiducioso, di umore discreto.
Se è vero che la stanchezza si fa sentire mentre camminiamo in falsopiano su rocce montonate, lo è altrettanto che non mi costringe a rallentare. Mi aiuta, anzi, portandomi a ignorare l'evidente ingresso di una grotta che si apre non distante da noi.
La curiosità sarà mia compagna per qualche minuto perché questa è una zona carsica e si notava chiaramente che quel pertugio permette di accedere a una camera di discrete dimensioni, tuttavia so di poter contare su una riserva di energia mediocre, e di doverla utilizzare interamente per raggiungere una meta che si avvicina con lentezza esasperante.

Inizia l'ultima salita lungo il pendio detritico che scende direttamente dalla cresta fra le due cime.
Il sentiero è ben battuto ora, ma ripido e cedevole tanto da risultare in perenne movimento sotto agli scarponi, per cui a ogni metro guadagnato ne segue mezzo perso.
Per attenuare l'effetto di questo inaspettato supplizio proviamo a lasciare la traccia procedendo a lato su ghiaia grossolana apparentemente più compatta e stabile, traendone un indiscutibile beneficio.

Sono minuti lunghissimi durante i quali un paio di volte Lori pazientemente mi aspetta.
Sono concentrato e determinato ad arrivare, conto i miei passi e non alzo lo sguardo fino a quando non mi accorgo che la pendenza sta calando.
Mi fermo, respiro e osservo con calma ciò che ho attorno: a sinistra un tranquillo crinale e a un centinaio di metri di distanza il cupolotto roccioso sommitale del pic de Campbieil (3173m), a destra la cima arrotondata del pic de Lentilla (3157m), poco più lontana, ma ugualmente facile da raggiungere.
Davanti, verso sud-est e almeno 1200 metri sotto di noi, c'è la valle che abbiamo risalito ieri per raggiungere la soum des Salettes. Gli orribili impianti sciistici di Piau-Engaly deturpano il paesaggio, da quassù però è facile ignorarli perché ovunque, attorno, si elevano splendide montagne che per fortuna risultano troppo impervie per subire una "valorizzazione" turistica.

Sulla cima maggiore incontriamo due giovani Svizzeri che hanno percorso la cresta nord-est: lui ha un bimbo nel trasportino sulle spalle e lei uno zaino enorme.
Io non sono da meno perché ho portato fin qua una bottiglia da un litro di 1664, birra francese. È ancora fresca, ma quando la stappo quasi esplode, complice la minore pressione atmosferica rispetto a quella presente all'interno, che contribuiva a mantenere disciolta l'anidride carbonica.
Il panorama è vastissimo, affascinante, commovente. Approfitto della pausa soprattutto per studiare il pic Badet e il pic Long, ostiche ed eleganti piramidi di pietra che nel versante opposto della nostra valle dominano un laghetto delimitato da candide lingue di neve. Mi attirano come farebbe un piatto di pastasciutta dopo un giorno di digiuno!

Ci fermiamo qualche minuto anche sul più basso pic de Lentilla. Da qui notiamo un gruppetto di persone alle prese col pendio detritico terminale, quello che aveva provato a schiantare la mia resistenza.
Mi rincuora inizialmente il fatto di vederli arrancare con lentezza esasperante, subito dopo, tuttavia, la loro spossatezza quasi mi fa soffrire. Sorrido quando finalmente arrivano e lascio volentieri la cima tutta per loro.

VAI all'episodio precedente

Nei pressi del lac de Cap de Long Nei pressi del lac de Cap de Long Nei pressi del torrente, in cerca di un guado Nei pressi del torrente, in cerca di un guado Un tratto del sentiero particolarmente dirupato La goletta rocciosa che precede il pianoro di origine glaciale Il pianoro d'origine glaciale (in fondo si riconosce l'avancorpo roccioso del pic de Campbieil) L'alta valle, con l'avancorpo rocciosa del pic de Campbieil Attraverso un deserto di pietra (alle spalle dell'avencorpo roccioso è apparsa la cima del pic de Campbieil) La valle fino al lac de Cap de Long (in fondo si riconoscono il pic de Neouvielle e i 3000 attorno) Attraverso un deserto di pietra (in fondo si riconoscono il pic Badet e il pic Long) Attraverso un deserto di pietra, verso il pic de Campbieil e il pic de Lentilla L'alta valle, il pic Badet e il pic Long La salita verso la cresta fra il pic de Campbieil e il pic de Lentilla L'alta valle (in fondo si riconoscono il lac de Cap de Long e il pic de Neouvielle) La salita verso la cresta fra il pic de Campbieil e il pic de Lentilla La salita verso la cresta fra il pic de Campbieil e il pic de Lentilla In cresta, verso la cima del pic de Campbieil Il pic de Lentilla (dai pressi della cima del pic de Campbieil) Nei pressi della cima del pic de Campbieil L'alta valle col laghetto di origine glaciale, il pic Badet e il pic Long (dai pressi della cima del pic de Campbieil) In cima al pic de Campbieil Cima e cresta nord-est del pic de Campbieil Veduta verso gli impianti sciistici di Piau-Engaly (dalla cima del pic de Campbieil) Cima del pic de Campbieil e cresta verso il pic de Lentilla Versante sud-est del pic de Campbieil e valle del Piau-Engaly, oltre 1000 metri più in basso (dalla cima) L'alta valle col laghetto di origine glaciale, il pic Badet e il pic Long (dalla cima del pic de Campbieil) In cresta, verso la cima del pic de Lentilla In cima al pic de Lentilla In cima al pic de Lentilla (in fondo si riconosce il pic de Campbieil) In cima al pic de Lentilla Veduta verso il pic de Campbieil (dai pressi della cima del pic de Lentilla) Di ritorno, nei pressi del pianoro di origine glaciale Di ritorno, nei pressi della goletta rocciosa che precede il pianoro di origine glaciale Di ritorno, verso la bassa valle e il lac de Cap de Long Il torrente Il lac de Cap Long

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